La Stampa (s)venduta

Io continuo a essere un torinese dentro, e quindi La Stampa (la Busiarda, come la si chiamava) era sempre stata una presenza costante, se non amica. Quando ero ragazzo c’era anche la più ruspante e popolana Gazzetta del Popolo che ogni tanto arrivava a casa, ma la Stampa era una presenza costante, e ho imparato a leggere anche dagli articoli. Crescendo ho imparato a riconoscere quando Giuanin Lamiera (Gianni Agnelli, se non l’aveste capito) faceva scrivere quello che faceva comodo a lui: ma sapevo di poter leggere tante firme importanti, su temi che non essendo legati alla Fiat potevano essere trattati senza condizionamenti. Nel giornale convivevano due anime: quella del quotidiano locale, con edizioni per ogni provincia piemontese e ligure, e quella del quotidiano di opinione, che non aveva una grande vendita al di fuori di quelle due regioni e di Roma, ma manteneva una meritata importanza.

Poi Agnelli è morto, e il giornale è stato lasciato andare a piccolo cabotaggio, fino a che non è arrivato il Nipote, John Elkann, che evidentemente aveva come sua missione personale quella di affondarlo del tutto, o probabilmente di affondare il settore della carta stampata. Ha comprato Gedi e l’ha distrutta, prima vendendo tutti i quotidiani locali e poi facendo diventare Repubblica una mezza barzelletta che non faceva nemmeno ridere. Non che i primi anni 2000 fossero chissà che, ma da quella china Repubblica è rotolata giù sempre più in fretta… mentre la povera Stampa era vista come l’equivalente del secondo operatore delle compagnie telefoniche: un metodo per presidiare il territorio spendendo il meno possibile.

Ora è stato firmato il contratto preliminare per la vendita della Stampa al gruppo Sae (e a non meglio identificati imprenditori del nord-ovest: l’anima locale c’è sempre). Non so cosa succederà, e se la nuova dirigenza riuscirà a usare lo zoccolo duro piemontese come base per ricostruire un quotidiano che valga la pena di essere non dico nemmeno comprato ma almeno letto: spero di sì, perché la Busiarda resta nel mio cuore, ma non ci credo più di tanto.

Un pensiero su “La Stampa (s)venduta

  1. mestessoit

    Il risiko dell’editoria è appena iniziato: sicuramente ci saranno altre compravendite nell’area, per il banale motivo che gli equilibri di potere stanno cambiando.

    I giornali in generale diventano sempre meno rilevanti e redditivi, e se vuoi la mia opinione diventeranno sempre più “glocal”: sempre più legati al territorio di riferimento (la stampa locale tiene meglio di quella nazionale), e quindi in mano a gruppi più piccoli e regionali.

    Le ricadute saranno diverse: più cronaca locale, meno internazionale, più corto respiro (perché ci sono meno soldi). Più articoli di attualità (perché i tempi di internet obbligano a “battere il martello sul tema del giorno”.

    Rispondi

Rispondi a mestessoitAnnulla risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.