Sabato scorso siamo andati da un macellaio a fare la spesa. Stavo buttando lo scontrino, quando ho notato la frase asteriscata *VI = ventilazione iva, e il fatto che l’IVA indicata fosse zero. Sono andato a caccia di informazioni, e Wikipedia mi ha spiegato che la ventilazione IVA è un procedimento facoltativo che può usare chi vende beni con aliquote IVA diverse e vuole semplificarsi la vita. In pratica, si separano gli acquisti destinati alla successiva vendita da quelli come il pagamento delle utenze o i costi del carburante; per questi ultimi il conteggio IVA resta lo stesso, mentre per i primi si paga un’imposta calcolata a partire dalle fatture del mese precedente, suddividendo i ricavi allo stesso modo di come erano le aliquote sugli acquisti. Se quindi a gennaio ho comprato per il 15% beni ad aliquota 4%, per il 50% beni ad aliquota 10% e per il restante 35% beni ad aliquota 22%, calcolerò l’IVA al 4% sul 15% dei miei ricavi, e così via. In questo modo non devo complicare la gestione del mio magazzino, e il risultato finale sarà una buona approssimazione di quello che avrei comunque pagato. Mi sembra un’idea interessante, e mi domando come mai non me ne sono mai accorto prima… La legge relativa è addirittura del 1972.
Ultimo aggiornamento: 2026-02-10 16:39
C’è un tag “tt” non chiuso.
A cui aggiungere i meno rilevanti:
IVA scritto a seconda delle volte iva, Iva o IVA,
“cvuole” per “vuole”
@Maurizio: si ventilava l’ipotesi di abolire la ventilazione a gennaio 2026, ma per ora è ancora lì… Quindi idea interessante ma chissà ancora per quanto attuabile.
https://www.fiscal-focus.it/ventilazione-corrispettivi-2026-abolizione,3,180334
anche quell’articolo ha “professioniti”, non prendetevela solo con me…
Tu sei molto più fico! :)
E poi, iperboleggiando: “Fa più effetto un rimprovero all’assennato
che cento percosse allo stolto” (Pr 17,10) :D