Piero Angela

Faccio subito coming out: credo di non aver visto nessuna trasmissione di Angela nell’ultimo quarto di secolo. Nemmeno quando ci siamo praticamente incrociati, alla CicapFest del 2019, non sono stato a sentire la sua lectio magistralis.
Questo non significa però molto. Quello per cui Angela deve essere ricordato è soprattutto il suo modo di porsi di fronte al pubblico. La sua piemontesi era ben visibile: nulla di urlato, ma la voglia di aiutare i telespettatori a capire un po’ la scienza, e soprattutto capire cosa è e cosa non è scienza. Il vero problema è che dopo aver importato in Italia la divulgazione scientifica televisiva non ha anche pensato di formare una scuola, e il risultato è sotto gli occhi di tutti, con trasmissioni dove la scienza si trova tutt’al più nel titolo…

10 comments

  1. Io credo che lui ci abbia provato.
    Ma la mentalità Croce/Gentile in Italia è ancora oggi troppo forte.
    Neanche Piero Angela era abbastanza forte da abbatterla.

    • Mah, qui stiamo parlando di divulgazione, non di scienza vera e propria. (Angela non si è mai definito scienziato). Sono ragionevolmente certo che anche don Benedetto avrebbe annuito sorridendo a quei raccontini.
      Poi è chiaro che c’è sempre chi è più realista del re, ma per una volta non darei la colpa a quella mentalità. Controprova: ci sono programmi umanistici di acculturazione?

  2. Una scuola Piero Angela credo l’abbia creata anche se all’interno delle sue produzioni, i vari Lorenzo Pinna, Marco Visalberghi, Barbara Gavallotti, Giangi Poli, Massimo Polidoro ed ovviamente Alberto Angela credo che continueranno il suo lavoro. Lo scopo della divulgazione scientifica è incuriosire i non addetti ai lavori oltre che a diffondere la cultura scientifica. Giorgio Parisi vede nel giusto quando afferma che molti giovani italiani hanno intrapreso studi e carriere scientifiche grazie a Piero Angela.

    • distinguiamo due cose. La scuola “scientiifica”, o detto in altri termini tutto lo staff che stava dietro le sue produzioni, sicuramente l’ha creata ed è molto buona. Però manca la parte del divulgatore, che è il punto di incontro tra gli scienziati (e Angela non si è mai definito tale, ribadisco) e la gente.

      • Non capisco. Prima dici che ha introdotto la divulgazione scientifica in Italia, poi dici che è stato carente nella divulgazione stessa perché non ha presentato al pubblico gli scienziati stessi.. mah qualcosa non mi convince in tutto questo, personalmente penso sia una posizione puramente ideologica o detto in termini chiari e non fraintendibili Piero Angela ti stava sulle palle, penso proprio per il suo stile di raccontare le cose. Non sempre sono stato d’accordo nel suo modo di raccontarle ma di una cosa son sicuro: le raccontava benissimo al largo pubblico. Perché diciamocelo chiaro chi di noi è molto esperto in un ambito od in un altro troverà sempre qualcosa che non va nel lavoro di un altro. Manca questo, non ha detto quello…ma quello che manca veramente è non dare un modello preciso, ma una idea precisa. E questo, mi duole dirlo, è una dote che hanno in pochi.

        Tra gli scienziati uno dei pochissimi è stato Richard Feynman con la sua La legge fisica. Ma ripeto opere così le trovi sulla punta delle dita di una mano. La gran parte degli scienziati è già tanto se è in grado di spiegare il suo lavoro ad uno studente universitario, mi viene da ridere a che tipo di contatto con un pubblico generoligico possa scaturire.

        • A dire il vero io ho detto che è stato un grandissimo divulgatore scientifico, che ha coordinato il lavoro di vari scienziati (cosa che appunto è il lavoro del divulgatore, che è appunto un trait d’union) che però stanno giustamente dietro le quinte, ma non ha creato una scuola di divulgatori scientifici.

        • (E a me stanno sulle palle quelli che raccontano le cose in modo enfatico. Sono convinto che il modo di Piero Angela, non solo garbato ma anche pieno di curiosità, sia quello migliore per far capire la scienza)

      • Il punto di forza di Piero Angela era il suo essere stato prima di tutto un grande giornalista dunque abituato a porsi il problema di come farsi capire dal maggior numero di persone. In più ha saputo esplorare le potenzialità del mezzo televisivo, ha individuato uno suo stile efficace nello stare davanti alla telecamera, nel parlare al pubblico, nell’interagire con gli esperti. Se per creare una scuola di divulgatori intendi aver preparato persone con le sue stesse capacità davanti alla telecamera questo era abbastanza complicato ci vogliono anche attitudini personali. Un buon divulgatore è quello che ti fa venire voglia di approfondire l’argomento di cui parla, credo che Piero Angela ci sia riuscito con moltissime persone orientando studi ed interessi ed incidendo così sulla nostra società.

Mentions

  • Statistiche del sito per agosto 2022