Internet Archive e Controlled Digital Lending

La scorsa settimana mi è arrivata una mail da Internet Archive che chiedeva soldi. Vabbè, mi direte, nulla di strano. (Tra l’altro, io mando loro regolarmente qualche dollaro, visto che sfrutto il loro lavoro). Il motivo per cui chiedono soldi è però interessante: sono iel mezzo di una causa intentata da quattro grandi editori riguardo al Controlled Digital Lending, nel seguito CDL.

Facciamo un passo indietro. Come funziona una biblioteca tradizionale? I bibliotecari comprano un libro (di carta) e poi lo danno in prestito a chi vuole leggerlo. Un prestito ha una certa durata, tipicamente da un giorno a un mese, rinnovabile se nessun altro vuole leggere quel libro. Le cose vanno avanti così da quando sono un bambino, e probabilmente da prima. Poi sono arrivati i libri digitali, e si è cercato di riprodurre il modello in un modo o nell’altro. Ecco che così è nato il DRM (Digital Rights Management): un software che ti permette di leggere un libro in formato elettronico per 14 giorni, non uno di più, non uno di meno. Chi di voi usa MLOL dovrebbe conoscerlo bene: nell’ecosistema Amazon non so se esiste qualcosa di simile o i libri si comprano (con DRM…) e basta. Nel caso dei libri in prestito, il software implementa anche il controllo di non sovrapponibilità: se io ho in prestito una copia digitale, nessuno può chiederla a sua volta finché non è scaduto il mio prestito. Questo tra l’altro vale anche prr gli ormai pochi libri in Social DRM, dove non ci sono blocchi software ma ci si fida dell’utente: in ogni caso, il libro può essere preso da una persona alla volta.

Internet Archive ha sempre avuto un rapporto strano con i libri. Forse ricordate che due anni e mezzo fa, all’inizio della pandemia, lanciò la National Emergency Library, togliendo in pratica ogni limite alla fruizione dei testi presenti da loro: questo non deve sicuramente essere piaciuto ai grandi editori, e lo capisco anche. Il DCL è però diverso. A Internet Archive prendono un libro cartaceo, lo scansionano, buttano tipicamente via la copia cartacea e danno in prestito la scansione come se fosse un libro digitale, con gli stessi vincoli… tranne il fatto che uno può restituirlo in un qualunque momento e che molti testi sono disponibili per un prestito di un’ora, automaticamente rinnovabile: molto comodo se non devi leggere il libro ma solo verificare una citazione. Questo non piace ad Hachette, HarperCollins, Wiley e Penguin Random House che hanno appunto intentato una causa per violazione di copyright, affermando che sono loro a dover decidere chi, come e per quanto tempo può avere in prestito un libro elettronico: quello che Internet Archive sta facendo con l’aiuto di EFF è chiedere un giudizio che blocchi questa causa.

Ci riusciranno? Non lo so. Il problema di base è che i libri elettronici non sono venduti ma solo dati in licenza, e quindi un ebook non è la stessa cosa che la scansione di un testo cartaceo; tutto dipenderà insomma se il giudice penserà alla funzione o all’implementazione del prestito. Resta il solito punto: molti vincoli nelle cose che possiamo o non possiamo fare non hanno alcuna correlazione con la cosa in sé.

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