Wikipedia farà pagare le aziende che la sfruttano?

In questi giorni si è parlato molto del progetto di Wikipedia “per farsi pagare dai Big Tech”: potete per esempio leggere HDBlog oppure (in inglese) Wired. Ho sentito anche alcuni wikipediani che si sono lamentati perché in questo modo Wikipedia introduce una differenza tra utenti di serie A e di serie B. Io personalmente non sono così negativo su questa novità, anche se ho dei dubbi sulla sua utilità pratica. Provo a spiegarvi il perché.

Innanzitutto, forse conviene partire dalle fonti originali: qui c’è la presentazione ufficiale del progetto sul blog della Wikimedia Foundation, mentre queste sono le FAQ, quasi tutte tradotte in italiano al momento in cui sto scrivendo questo post. Vi ricordo innanzitutto che la licenza d’uso di Wikipedia permette il riuso del materiale anche a scopi commerciali, e quindi non si può forzare nessuno a fare nulla. A questo punto l’unico modello possibile è quello di fornire un servizio freemium. Vuoi qualcosa più comodo? Paghi. Ecco dunque l’idea alla base di Wikimedia Enterprise: i pochi grandi player che hanno bisogno di tanti dati possono decidere di pagare per averli in modo più rapidamente usabile. Se non riterranno che il gioco valga la candela, continueranno a fare come ora: immagino che l’idea della Wikimedia Foundation sia che ci sarà una pressione esterna (“guardate XXX! Con tutti i soldi che guadagna non vuole nemmeno spendere du’ spicci per l’accesso Enterprise a Wikipedia!”). La cosa ha senso: nessuno ci perde, visto che le informazioni saranno sempre disponibili e a noi comuni mortali i metodi attuali per ottenerle da Wikipedia sono sufficienti. Fin qui per le buone notizie.

E le notizie cattive? La prima l’ho accennata all’inizio. La comunità dei wikipediani non è per nulla convinta di questa svolta. Un paio di anni fa la Wikimedia Foundation chiese al movimento quali dovevano essere le priorità per Wikipedia nel prossimo decennio; la creazione di queste API rimase in fondo alla classifica. Perché allora è stata implementata praticamente per prima? Ufficialmente perché era l’unica proposta la cui preparazione dipendeva solo dalla WMF. È possibile che sia successo effettivamente questo, ma da un punto di vista politico non mi pare una grande idea. La seconda è che la manutenzione di questo nuovo sistema potrebbe distogliere risorse dal miglioramento di altre caratteristiche tecniche di Wikipedia che sarebbero più comode per chi le voci le crea e mantiene in ordine. Questo non dovrebbe capitare, di per sé: ma cosa succederà se ci si accorgesse che certe scelte implementative rendono più complicato gestire Wikipedia Enterprise?

Ad ogni modo, nel breve termine noi utenti non vedremo nulla di diverso dal solito: inutile insomma fasciarsi subito la testa!

2 comments

  1. Io parto da una altra attitudine mentale: se devi fare soldi (indipendentemente da cosa pensi di farci) devi avere qualcosa da vendere (e questo come hai detto esiste) ma anche i mezzi per consegnare il bene venduto come il cliente lo vuole (e questo manca(va)).
    Niente cammello, niente soldi. Da qui la spiegazione di come un certo item da ultimo nella lista sia schizzato sopra.

    La seconda cosa, insita nelle pieghe della prima (nel senso di fare i soldi e di come spenderli) è che le priorità le definisce e le gestisce chi i soldi li fa, e qui, mi dispiace dirlo, non siete voi, e, se mi consenti, una volta che la macchina dei soldi inizierà a produrre, l’effetto finale è che voi (sottointeso poveracci) conterete pure meno di ora, ed il fatto che siate scontenti, visto dal loro punto di vista, è abbastanza marginale.

    Ma questa cosa farà soldi (e più ne farà, più sarà la vostra rovina)? Non lo so, dipende dalla abilità commerciale di chi ci è dentro. Non è un risultato scontato, e ci vorrà tempo per vedere i risultati.

    • Aspettiamo due anni. Ma secondo me l’unica cosa che cambierà è che i soldi che Google&C davano già a Wikipedia e finivano dentro le offerte totali ora saranno spostati su Enterprise.
      Per il resto, finché non vedrò WMF entrare nelle scelte editoriali non mi preoccupo.