Statistiche, medie (mobili) e mediane

Mi è capitato di vedere questo tweet di Udo Gümpel e di leggere un po’ del dialogo tra sordi nei commenti, comprese le solite schermaglie pseudopolitiche.

Dal mio punto di vista vedo due problemi. Il primo è che non mi è chiaro come sono calcolati questi valori, e temo che la media sia calcolata tra chi è in questo momento in pensione (spero solo tra le pensioni di anzianità e vecchiaia e non quelle di invalidità o sociali). Se è così, la media è trascinata verso il basso dalle pensioni di chi ha smesso di lavorare in passato, e non credo che i paesi frugali (che poi non sono davvero frugali) pensino onestamente che si possa far tornare a lavorare quelle persone. Il secondo è che non mi pare ci si renda conto che per andare in pensione con quota 100 occorrono comunque 38 anni di contributi: un po’ meno di quelli dei “frugali”, ma nemmeno troppo, e sicuramente più dei 31 anni e mezzo attuali.

Scusate se non mi infilo in quella discussione: la vita è troppo breve.

6 comments

  1. “Se è così, la media è trascinata verso il basso dalle pensioni di chi ha smesso di lavorare in passato”

    Certo che è così, e non è un errore. Questo indice serve per confrontare l’efficienza del sistema pensionistico dal punto di vista finanziario, quindi sulla spesa media, quindi sul numero di assistiti e raffrontandolo sulla speranza di vita media. Uno dei più grossi punti di opposizione dei frugali verso di noi è proprio il fatto che mediamente si va in pensione prima e si vive di più. Conosco gente baby pensionata che ha lavorato fino a 35 anni fa!

    Poi Rutte in casa sua ha molti guai e quindi ha fatto casino per apparire purista, ma la sostanza è questa.

    • la media attuale è trascinata in basso, e questo si rispecchia sulla percentuale di spesa pubblica sulle pensioni (che di nuovo non so se sia complessiva o solo per le prestazioni di anzianità e vecchiaia). Ma quella è appunto una media mobile. La seconda cosa che dimentichi è che è vero che gli italiani vivono di più; quello che conta è il rapporto tra numero di anni di lavoro e di pensione, dati che nel thread non erano indicati.

      • E’ un indice, un fattore di correlazione, chiamalo come vuoi, della spesa pensionistica. Un dato preciso avrebbe bisogno di molti altri dati a corredo. Ti posso assicurare che questo dato, e non altri, viene usato per comparare i vari paesi. Grezzo, ma indicativo.

  2. Il tempo dei verbi non mi sembra esatto.
    Sarebbe meglio dire che in Italia agli attuali pensionati sono serviti in media 31,8 anni.
    Che gli attuali pensionati sono andati in pensione mediamente prima.

    Sarebbe piu’ interessante conoscere i valori “dopo Fornero”,
    gli unici secondo me per cui ha senso parlare al presente.

    Noto nella tabella gentilmente linkata che l’eta’ per la pensione di vecchiaia italiana e’ allineata al valore massimo.
    E ricordo che Quota 100 prevede una riduzione della pensione, per cui i 38 anni non danno comunque accesso alla pensione piena.

    Concordo sul fatto che la vita ante-pensione non si accorci (anzi !), salvo essere uccisi da pandemie o altro.

  3. a noi, oggi, fa impressione il concetto di baby-pensione. Ma chi iniziò a lavorare 50 o 60 anni fa, nel pubblico, aveva la legittima aspettativa di certi “vantaggi”, cui corrispondevano salari meschini. Una scelta condivisa da politici e sindacati. Discutibile. Oggi deprecabile. ma legittima. La scuola, dagli anni ’50 ai ’70 funzionava così. E funzionava meglio di oggi…