Rimodulati i compensi per copia privata

Nel solito silenzio dei media, a quanto pare venerdì sera è stata approvata la rimodulazione dei compensi per copia privata; il testo ufficiale è il D.M. 298 30/06/2020, che però al momento non risulta ancora visibile. Come? Non sapete cosa sia la copia privata? Eppure è facile.

Tutto nasce dalla legge 633/41 sul diritto d’autore, ovviamente. Beh, la cosa non nasce nel 1941, in realtà: quello che conta è l’articolo 71-septies, che è stato aggiunto nel 2003. L’articolo 71-sexies, sempre nato nel 2003, prevede infatti che «È consentita la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso esclusivamente personale, purche’ senza scopo di lucro e senza fini direttamente o indirettamente commerciali, nel rispetto delle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater.» Insomma, possiamo farci un backup personale. Però SIAE e amici hanno pianto, e così nacque anche l’articolo 71-septies che afferma che «Gli autori ed i produttori di fonogrammi, nonche’ i produttori originari di opere audiovisive, gli artisti interpreti ed esecutori ed i produttori di videogrammi, e i loro aventi causa, hanno diritto ad un compenso per la riproduzione privata di fonogrammi e di videogrammi di cui all’articolo 71-sexies.» Tradotto in altri termini, è come se qualcuno dicesse “sappiamo che voi vi piratate dischi e film, quindi vi mettiamo una tassa sui supporti e ci facciamo dare i soldi direttamente dai produttori”.

All’atto pratico, io metto una schedina di memoria nella mia macchina fotografica digitale e devo pagare dei soldi che vanno a chi detiene il copyright sulle immagini che salvo. Come? Il copyright è mio? Quisquilie. Ma se io rendo il vecchio supporto e quindi non lo uso più mi ridanno quei soldi? Certo che no, perché mai si dovrebbe? Tutto questo vale anche per gli hard disk, ovviamente. Ora erano sei anni che l'”equo” compenso (lo chiamano così, che ci posso fare io?) non era stato toccato. In questi sei anni, se non ve ne foste accorti, si tende a salvare sempre meno roba: è molto più semplice vedere o ascoltare in streaming quando si ha voglia, e lo streaming non è considerato (vedi il comma 3 dell’articolo 71-sexies). Quindi i ricavi sui supporti come i CD-ROM erano calati. A questo punto arriva la rimodulazione: si abbassa il pizzo sui supporti che non si usano più e lo si alza su quelli più moderni, in modo da continuare a elargire 120-130 milioni di euro alla SIAE. SIAE che dovrebbe fare l’intermediaria e ridistribuire quei soldi agli aventi diritto: ma secondo l’articolo di DDay citato all’inizio pare che l’operazione sia molto complicata e quindi restino in bilancio quasi 200 milioni di “debiti verso terzi”.

Risultato finale? Non sentitevi troppo in colpa quando piratate un disco o un film famoso, tanto a loro i soldi arrivano lo stesso. Ma ricordate che farlo con chi non è famoso non gli farà arrivare nulla.

Aggiornamento: (h15) a quanto pare il balzello (nemmeno piccolo, 4 euro su un prodotto che ne costa da 20 a 25…) c’è anche per l’uscita USB del decoder. Pensateci un attimo: cosa si può attaccare all’uscita USB? Un dispositivo per cui si paga già l’equo compenso. Quindi lo si pagherà due volte… oppure verrà disabilitata dai produttori l’uscita. Complimenti.

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