C’è chi non ama la matematica (oppure me)

Premessa: come probabilmente sapete se seguite il mio blog, da quest’anno il Pi Day ha avuto l’endorsement ufficiale dell’Unesco e il 14 marzo è diventata la giornata internazionale della matematica. Quando ho saputo della notizia, ho chiesto alle maestre dei gemelli cosa ne pensavano se in quell’occasione fossi andato a scuola a raccontare un po’ di curiosità legate alla matematica, tanto per far capire ai bambini che ci possono essere anche cose divertenti: il tutto ovviamente a titolo gratuito. Loro hanno apprezzato l’idea; così ho cominciato a studiare cosa si fa in giro, soprattutto i libri di Anna Cerasoli, e a inizio mese ho scritto alla dirigente scolastica proponendo questa mia idea. Di nuovo, se seguite il mio blog sapete che io e la suddetta dirigente abbiamo avuto molti franchi scambi di opinioni nell’anno passato in cui facevo parte del consiglio di istituto.

Ad ogni modo il 9 gennaio scrivo, mettendo in copia le maestre. La mail mi rimbalza per casella troppo piena :-) Mando allora una PEC, che risulta consegnata. Poi nulla. Dieci giorni dopo rimando la mail, e finalmente mi arriva la risposta, dove mi si dice fondamentalmente che «non è normalmente buona prassi permettere ad un genitore di entrare in classe a fare lezione,e per giunta nella stessa classe frequentata dal proprio figlio/a.» e che «nel caso di volontari deve esserci l’approvazione di un progetto da parte dei consigli di classe all’unanimità,poi il passaggio per approvazione in Collegio Docenti e infine in CdI e in ultimo nel PTOF dell’Istituto che si aggiorna a fine di ogni Ottobre dell’anno in corso.»

Chiedo lumi al mio amico Leo, neodirigente a Piacenza, che mi dice “Un conto è un progetto vero e proprio, ma per una chiacchierata singola basta che il consiglio di classe comunichi la cosa al dirigente, per avere l’ok formale e avvisare i commessi”, commentando che secondo lui ce l’ha con me. Parlo con i vecchi compagni di CdI, e vengo a sapere che (a) nel PTOF si parla già di attività legate alle varie giornate internazionali, quindi di per sé non c’è nemmeno bisogno di una aggiunta specifica, visto che comunque la matematica nel programma scolastico ci sta; e (b) pare che nell’altra elementare del plesso ci sia un laboratorio per lavorare con la cartapesta, tenuto dalla mamma di un bambino di quelle classi, a pagamento. Il tutto senza che nessuna delle insegnanti ne avesse sentito parlare in collegio docenti (o in CdI, se per questo: a ottobre c’ero ancora).

Risultato finale? le maestre di Jacopo mi hanno chiesto se ci fossero problemi a fare un'”uscita didattica” (quelle sono previste) e trovarci nel parco a raccontare di matematica (sperando che il tempo sia clemente). Un’altra possibilità che stiamo valutando è chiedere una sala al municipio di zona oppure alla biblioteca; tra l’altro anche una professoressa delle medie sarebbe interessata alla cosa per i ragazzi di prima. Insomma, alla fine probabilmente qualcosa riusciremo a fare: ma perché ci vuole sempre così tanta fatica?

5 comments

  1. Ma perché evidentemente in questo caso la burocrazia italiana crea problemi quando li vuole creare, soprattutto se è partito l’altro laboratorio.

    • tu sei gyovane. Sappi che in questi casi il problema non è quasi mai la burocrazia.

      • Non è la burocrazia, è chi decide la burocrazia. Come ho detto, li crea quando li vuole creare.

  2. La cosa del laboratorio a pagamento sarebbe da indagare più a fondo. Come è contrattualizzato tutto ciò?La signora paga qualcosa alla scuola per l’occupazione dei locali e la loro pulizia? Come siamo a coperture assicurative?(sono le prime cose che mi Vengono in mente).