Ma voi lo sapete cos’è un aggregatore di news?

Mercoledì vi ho raccontato di come la direttiva europea sul copyright – ovviamente secondo chi la ha fortemente voluta, tanto che spiegano come l’articolo 13 serva semplicemente per operare sul divario di valore (“value gap”) tra chi detiene i diritti sulle opere creative (attenzione, non sugli autori…) e i grandi player come Google e Facebook. Oggi voglio invece parlare dell’articolo 11, la “snippet tax” che fa la stessa cosa ma per quanto riguarda le notizie. (Nota: nella versione che sarà votata l’articolo è diventato il 15, mentre il 13 è diventato il 17.)

Rispetto alla vecchia formulazione di settembre, qualcuno si è accorto che scrivere che si stava aggiungendo un nuovo diritto “sui generis” (no, non è un copyright) non era una gran bella mossa politica e quindi il testo è diventato ancora più involuto con citazioni e controcitazioni a direttive passate. Ma la cosa che ho trovato più interessante è la definizione di che cosa entra nell’articolo. Ci è stato spiegato sino alla nausea che il problema è che i cattivoni aggregatori di news sfruttavano il lavoro dei fornitori di notizie per guadagnarci su. Peccato che l’articolo ora reciti

Member States shall provide publishers of press publications established in a Member State
with the rights provided for in Article 2 and Article 3(2) of Directive 2001/29/EC for the
online use of their press publications by information society service providers.

Non vi pare che manchi qualcosa? Proprio così. Non si parla da nessuna parte di aggregazione. Detto in altri termini: bontà del legislatore, io – che sono un individuo e ho un blog non commerciale – sono graziosamente esentato dalle richieste di questo articolo; ma una qualunque entità commerciale che fa tutt’altro ma cita un singolo articolo di giornale con qualcosa in più di un “very short extract” (qualunque cosa sia un brevissimo estratto… come vedete, la terminologia è indiscutibilmente ambigua) potrebbe essere citata per non avere chiesto una licenza. L’avvocato De Angelis che martedì faceva gli onori di casa alla riunione sul copyright spiegava che probabilmente in Italia potremmo cavarcela con il diritto di cronaca, ma in altre nazioni UE questo non sarà possibile, alla faccia della direttiva che dovrebbe essere per un mercato unico digitale.

L’altra cosa che De Angelis ha notato è la durata di questo nuovo diritto: due anni (più il periodo fino al capodanno successivo, che per una notizia postata a gennaio significa quasi tre anni) dalla pubblicazione. Anche accettando il principio che un aggregatore di news tolga traffico ai siti, direi che siamo tutti d’accordo che dopo un mese a dir tanto nessuno cerchi più la notizia come “novità” e quindi il rischio di perdere traffico non c’è più. (Ve lo vedete voi qualcuno che pubblicizzi un servizio “è accaduto un mese fa”?) Peggio ancora, terminato questo periodo potrebbe entrare in gioco il diritto all’oblio: quello che insomma si potrebbe avere è una censura nei confronti di certe notizie.

Tra l’altro, pur non essendo certo chissà quale risultato – per esempio non si parla per nulla della libertà di panorama – il resto della direttiva ha raggiunto dei compromessi accettabili. Io sono una Brutta Perzona (TM), e ho come la sensazione che questo sia stato fatto per raccogliere consenso da una serie di enti che l’anno scorso erano contrari: vedi per esempio l’Associazione Italiana Biblioteche. Personalmente, anche se forse Wikipedia non sarà toccata (a me non piace che nei considerando si parli di “senza fini di profitto” e non “senza fini di lucro”), cerco sempre di vedere le cose da un punto di vista più generale: e anche se apprezzassi il razionale dietro questi due articoli non posso accettare la loro formulazione che non mette in pratica la teoria.

Poi è chiaro che il mio parere scritto qua conta zero, ma almeno i miei ventun lettori possono conoscerlo e farsi un’idea loro, dato che a questo giro la stampa non si è nemmeno data cura di postare le veline a favore di questa bellissima direttiva…

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