Il Messaggero di Sant’Antonio

Magari la scorsa settimana avete letto della situazione al Messaggero di Sant’Antonio, con i suoi otto giornalisti licenziati in tronco che hanno occupato la sede del giornale. Devo dire che mi ha stupito che ci fossero dei giornalisti veri e propri, cosa che poi ho scoperto non essere nemmeno così recente.
È abbastanza ovvio che nella crisi generale dell’editoria un giornale venduto solo per abbonamento e che ha un target di persone sempre più vecchio perde copie. È un po’ meno ovvio che il mezzo milione di copie indicato dal Post è un dato di una decina d’anni fa; le 260.000 indicate da Famiglia Cristiana sono probabilmente più vicine al vero. Quello che però non mi torna è cosa pensino di fare i frati; otto giornalisti hanno un costo molto inferiore ai due milioni e 700 mila euro di perdita dell’anno scorso, e quindi anche far scrivere gli articoli ai frati non cambierebbe molto le cose. Ma soprattutto: da dove arrivano tutte queste perdite, vista la tiratura non certo bassa?

2 comments

  1. Anche io mi facevo la stessa domanda e volevo vedere il bilancio per capire un po’ come potessero perdere così tanto. Pensavo anche che i bilanci fossero pubblicati sul giornale, anche se nella tipica forma ultrasintetica.
    Poi ho letto che la società si è rifiutata di esibire il bilancio e così, come solo i bilanci sanno fare, è stato tutto più chiaro.

  2. I frati vogliono chiudere.

    La redazione ha proposto di dare ai frati la redazione, restando in solidarietà/ricollocamento.