La colpa dell’inquinamento

Nei commenti alla copia su Facebook di questo mio post sul blocco delle auto a Milano mi è stato contestato che il (relativo) calo dei valori di PM10 milanesi lunedì scorso non era dovuto al blocco ma al fatto che molti se ne erano andati fuori città e quindi c’erano meno impianti di riscaldamento accesi. Visto l’imprevisto picco di martedì, presumo che ora affermeranno che sono tutti rientrati a casa (prima delle 10 o dopo le 16), per riandarsene subito via, almeno a quanto affermano i dati preliminari di ieri (mentre scrivo, sono disponibili solo quelli di una centralina su tre); o più probabilmente risponderebbero che questa è la prova che le auto non contano nulla.

La risposta più corretta è probabilmente “it’s complicated”. C’è un’estrema variabilità giornaliera, dovuta immagino alle microcondizioni meteo, e ci sono molti effetti concomitanti. Boris Limpopo ha segnalato questo interessante post che dai (pochi) dati a disposizione mostra come l’inquinamento causato dalle auto è in costante calo, ma sta crescendo quello dovuto alle attività umane tra cui il riscaldamento. Il killer non è però il gasolio, il cui contributo è in calo, quanto le biomasse: legna e pellet. In città il contributo è simile a quello dovuto al traffico; fuori città i vantaggi di avere poche auto sono vanificati dall’aumento dell’uso di quei combustibili.

In pratica insomma tutto fa brodo: un (vero) blocco in città non è una panacea ma aiuta, bisogna però prendere anche provvedimenti (non ho idea quali) per ridurre i fumi prodotti dalle biomasse. Poi, essendo la pianura padana quel che l’è, si può sempre pensare a spianare il Turchino.

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