Brunchsophia

Domenica sono stato al brunch di Longanesi, che vedeva presenti Giulio Giorello (autore con Edoardo Boncinelli di Noi che abbiamo l’animo libero che dovrebbe uscire in questi giorni) e Simone Regazzoni, che avrei dovuto riconoscere come l’autore di Pornosofia (che ammetto di non aver mai visto nemmeno da lontano) ma qui era in veste di autore del romanzo d’avventura Abyss, che dovrebbe essere pubblicato per la fine di maggio. Il direttore editoriale Longanesi Giuseppe Strazzeri faceva da anfitrione. Il trio, come recitava l’invito, «In esclusiva per un ristretto gruppo di giornalisti e blogger, cercheranno di animare con buone domande e ottime risposte la mattinata.»

Siamo tutti grandicelli: ci fosse ancora la buonanima di Fabio Metitieri, partirebbe subito a spiegare la “strategia del tramezzino”. È chiaro che l’editore fa una campagna pubblicitaria: per dire, nell’elenco degli invitati c’era anche scritto quanti follower Twitter avevano. Io sono stato venduto come “più antico blog italiano” il che non è vero, anche se credo di essere tra i primi dieci. Detto questo, io non ci vedo nulla di strano: dove pubblicizzi un libro meglio che tra logorroici che scrivono tanto e presumibilmente leggono anche tanto? Detto questo, a me i due filosofi sono piaciuti. Sono stati entrambi pimpanti e scanzonati il giusto, anche nelle loro liste di “spiriti liberi” – quantunque io ho dei dubbi che Minnie lo fosse così tanto: so che Giorello è anche un esperto delle storie americane di Topolino degli anni d’oro, ma secondo me ha peccato di wishful thinking. E confesso poi, ma qui è sicuramente colpa mia che in filosofia sono una capra, che ho dei dubbi che io troverei così divertenti alcuni dei filosofi da loro così definiti.

Parlando dei libri, per quello che si può dire senza averli letti – sì, girava una copia staffetta di quello di Giorello e Boncinelli, ma non è che ci si potesse fermare a leggerlo… – l’incontro virtuale tra Amleto e Cleopatra, e quindi la potenza della letteratura per capire meglio il mondo d’oggi, parrebbe interessante. Nonostante tutto, invece, ho dei dubbi – ma dovrei chiamarli pre-giudizi, sarebbe più corretto – sul romanzo di Regazzoni. Paradossalmente, se avesse detto “è un romanzo di avventura e basta, la filosofia non c’entra nulla” gli avrei dato più chance; così dovrò invece leggerlo cercando di non avere idee preconcette :-) (ma se arriverò in fondo, allora di filosofia non ce ne sarà poi troppa).

Un appunto negativo: la scarsa partecipazione del pubblico. Proprio perché questi sono incontri informali con gente che comunque un minimo di esperienza dovrebbe averne, io apprezzo le domande più o meno spiazzanti (come quella appunto sui filosofi “divertenti”); però ce ne sono state davvero pochine, il che ha tolto un po’ di interesse all’incontro. No, non guardate me: sapete benissimo che non mi sono mai fatto scrupoli…

(sì, poi ho anche mangiato, ma non vi dico cosa!)

6 comments

  1. Ooops… appena notato che è un’intervista vecchia di alcuni mesi. Chissà come mai un amico l’ha messa adesso su facebook.

    • (sì, l’intervista l’avevo letta al tempo… e tanto Doug lo vedo il mese prossimo al Salone del Libro)
      In realtà con Giorello stavamo facendo un’interessante chiacchierata sull’infinito che di problemi te ne dà ancora adesso – in due parole, il fatto che non si riesca a scegliere un modello davvero naturale. Però era tardi, e il buffet era lì che occhieggiava :-(

      • “di problemi te ne dà ancora adesso”
        A me veramente non dà nessun problema :). Ovviamente perché non mi occupo di filosofia, beninteso.
        Fun fact: ho cercato Giorello, Regazzoni e Boncinelli su wikipedia. L’unico con una voce non in italiano è il primo, che ne ha una assai breve in inglese e una in latino davvero minimale.
        PS Ho letto in quell’intervista che Hofstadter si è risposato, mi ha fatto molto piacere.

        • non ti occupi nemmeno dell’assioma della scelta, però!
          (su Regazzoni non so, ma Giorello e Boncinelli un minimo di copertura la dovrebbero avere. Ma non so quanto la filosofia italiana esca dai confini patrii)

          • Non solo io assumo sempre l’assioma della scelta (tanto è indipendente dal resto, quindi non può dare contraddizioni) ma lavoro con universi fissati, per cui posso avere una caratterizzazione efficiente dell’equivalenza fra categorie. Siccome i Padri Fondatori si sono “dimenticati” di scrivere un libro di divulgazione sugli universi, i filosofi non ci creano problemi ;).