librerie che non ci saranno

Tra i miei ventun lettori ce n’è uno che lavorava in una libreria che adesso non c’è più. Ma non è certo l’unica libreria che chiude, come si può leggere da Francesca che parla di KoLibri a Bolzano.
In questo caso non possiamo parlare dell’anonimità della libreria, che da quanto leggo era anzi fortemente connotata. Non so quanto la mia analisi possa avere un senso, ma il mio sospetto sia che la crisi delle librerie non abbia un’unica causa. Da un lato il mercato editoriale si è sempre più diviso in pochi titoli che vendono tantissimo e molti che vendono pochissimo. Va a finire che i “lettori deboli”, quelli che se vedono più di cinque libri su uno scaffale si preoccupano degli effetti collaterali possibili, si fiondano sulla prima categoria e se la comprano al supermercato. Per i “lettori forti”, il tempo a loro disposizione per leggere si è molto ridotto, lo vedo sulla mia pelle. Inoltre proprio l’aumentare del materiale a disposizione rende difficile anche solo scegliere, e spesso si passa al digitale perché comunque più semplice da gestire (almeno per la narrativa: sui libri tecnici non è proprio la stessa cosa) e soprattutto da trovare. Non si potrà mai più avere una libreria aggiornata, non ci sarebbe lo spazio fisico disponibile.
D’altra parte un libraio, per quanto appassionato sia, non potrà nemmeno sapere tutto su tutti i libri, cosa che potrebbe davvero fare la differenza: di nuovo, c’è troppa roba in giro. Quello che un libraio può (forse) fare è il lievito, il punto di aggregazione; ma questo significa che la libreria non è più pura, ma viene “contaminata” (e a me fa ridere chi vede come uno scempio l’avere una caffetteria all’interno di una libreria: mi sembra molto meglio che trovarci gadget di tutti i tipi). Poi sarebbe bello poter avere dei monitor a disposizione per poter sfogliare virtualmente libri elettronici (con tutte le filigrane che volete: sfogliare e leggere sono due cose distinte), e vedere le recensioni dei clienti. Certo, sono tutte cose che si possono fare a casa davanti al proprio pc: ma secondo me se ci puoi aggiungere due parole con qualcuno ti viene più voglia di farlo.
Ma ho il sospetto che visto il mio fiuto per gli affari una cosa del genere non funzionerebbe mai… :-(

4 comments

  1. guarda che non è così una minchiata, anzi.
    per ora purtroppo non posso dirti di più :)

  2. la mia formazione culturale è avvenuta nelle librerie. le librerie sono un punto centrale del mio immaginario. un pomeriggio in una libreria con qualcuno è stato spesso sufficiente ad innamorarmicivisini.
    e tuttavia, è evidente che fra vent’anni le librerie saranno sostanzialmente scomparse (e le librerie – nel senso di scaffali – con loro), e quelle poche che saranno rimaste saranno postacci in cui non vorrei mai mettere piede. che cosa strana. i negozi di dischi non muoiono (o agonizzano piú lentamente) essenzialmente grazie ai dj. forse sarebbe il caso di inventare l’equivalente librario di un dj.

  3. Quello che secondo me dovrebbero fare, ma non sono sicuro che sia nelle possibilità della libreria, è abbinare la vendita del libro cartaceo a quello elettronico. Stesso prezzo due supporti differenti.
    Passeggiare in una libreria e sfogliare i libri rimane un’esperienza che non può essere sostituita dall’acquisto on-line. Certo è, che non mi devono mettere nella condizione di selezionare il libro in libreria e poi comprarlo su Amazon, per averlo sul kindle.