Non sono più abituato
Erano almeno due anni che non prendevo più un aereo. Tra l’altro, sono così rincoglionito da non aver pensato che, visti gli orari previsti e l’informalità dell’incontro, avrei potuto tranquillamente andare in treno. Ho così scoperto cose belle e brutte su come funzionano i voli.
Linate era vuoto. È vero che era venerdì, ma una volta alle 7 del mattino c’era il caos. Stavolta non c’era nessuno. In compenso non ho capito perché dopo aver fatto il checkin telefonico sono andato alla macchinetta e mi assegnavano un altro posto, e poi al banco ho avuto ancora un terzo posto.
Stavo entrando con una bottiglietta d’acqua, che ho tolto subito prima del metal detector; in compenso sono ancora capace a ricordarmi di non tenere cose metalliche. Il volo di andata è partito in orario, il che vista l’ora è assolutamente incredibile; oltre alla salvietta rinfrescante, i nuovi paradigmi danno anche la bustina di gel disinfettante; quello di ritorno, semivuoto come l’altro ma con i posti bloccati, ha avuto tre quarti d’ora di ritardo che sono fortunatamente stati compensati dal mio essere arrivato abbastanza presto da anticipare il volo di quarantacinque minuti.
