y2004_io

buon senso unico

Preceduta da una chiamata trovata venerdì sera in segreteria, ieri mattina siamo stati arpionati dalla nostra vicina di casa, che probabilmente ha deciso che doveva trovare degli alleati e al momento non ci ha ancora troppo nella sua lista nera. Si è lamentata per lo stato dei balconi pieni di ciarpame – lodando però le piante amorevolmente messe nel nostro terrazzo da Anna – dicendo che il regolamento vieta di avere materiale nel prospetto (che le ho fatto notare è quello che dà sulla via, non all’interno) Ha tuonato contro l’amministratore che ha messo di sua iniziativa la bacheca in quell’androne già così triste – in effetti è tristanzuolo, ma la bacheca non si vede nemmeno quando uno entra… Abbiamo provato a spiegarle in tutte le salse che la maggioranza assoluta del condominio era d’accordo, e l’amministratore non l’ha semplicemente scritto nel verbale, ma sembra che la signora soffra di una sordità selettiva. Infine ha avuto il coraggio di lamentarsi delle macchine parcheggiate in cortile, al che le abbiamo fatto notare che “certe” auto sono state tutta la notte, ma di nuovo la sordità selettiva si è presentata.
Per finire, ha espresso il desiderio che questo palazzo resti una bombonierina (agh), e che basterebbe un po’ di solidarietà e di buon senso. Certo, con la definizione di buon senso “quello che vuole lei”.

y2004_io

disastro

Il mio portatile è improvvisamente defunto. Occhei, l’ho trattato peggio di una bestia da soma, e ultimamente mi era caduto anche un paio di volte. Però venerdì pomeriggio in ufficio funzionava perfettamente, e venerdì sera a casa non ha più dato segni di vita.
Spero che sia solo un problema banalmente elettrico, non ho voglia di comprarmi un PC nuovo e fargli subito un trapianto di disco :-(

2001-06

Quick Reference Site

Gli amanti dei fogliettoni con tutte le istruzioni di un certo programma possono gioire: Tim Sinaeve ne ha raccolto un certo numero in pdf. Non capisco bene come quattro pagine delle specifiche HTML possano fare 13 Megabyte, ma quella è un’eccezione. Ci sono anche alcuni tutorial.

relax

Politica interna e TV

Ieri sera non è stata mandata in onda la puntata di Blu notte che avrebbe dovuto parlare di mafia (paura, eh?)
Ci sono varie ipotesi sulle vere ragioni di questa decisione. Fonti ufficiali affermano che il problema è la par condicio non rispettata: non sarebbe giusto infatti che tutti i politici citati nella trasmissione ottenessero un ingiusto vantaggio rispetto a chi non ha appoggi di questo tipo e quindi non riceve mai un minimo di visibilità, televisiva e no.
Ma una gola profonda mi ha fatto notare che in realtà è tutta una sinergia. La trasmissione era infatti una replica, essendo già stata trasmessa l’anno scorso. Nel pomeriggio la Lega aveva tentato il tutto per tutto, ma era solamente riuscita a far derubricare il reato di tortura che adesso sarà dalla seconda volta in poi. Insomma, è stata condonata la precedente messa in onda, ma quei poveri mafiosi verrebbero indubitabilmente torturati se si ripetesse la trasmissione. Meglio Clint Eastwood, che gli indiani li tortura una volta sola.

admin

Mille e ancora mille!

Questa che stai leggendo è la millesima voce di queste Notiziole, scritte man mano in questi quasi tre anni. A dire il vero, i conteggi non sono troppo precisi. Ad esempio, ci sono in realtà 995 notiziole diverse, dato che cinque sono state cancellate (prove, e un doppione). È però anche vero che la prima voce è datata settembre 2001 – prima dell’11, se te lo stavi chiedendo – ma sono riuscito a cancellare quasi tutto quello che avevo scritto in quel mese: diciamo che ho fatto una copia di backup nella direzione errata. E ancora, se noi avessimo dodici dita dovrei ancora aspettare settecentoventotto post per vedere la cifra tonda, mentre a Topolinia un mio equivalente tetradattilo in questo momento starebbero sfiorando i “duemila” messaggi. Insomma, questo messaggio celebrativo non si sa bene cosa celebri, a parte il mio ego che ad ogni modo non mi sembra così da buttare via. Lassù poi c’è sicuramente un bel numero identificativo.
Detto questo, sfrutto l’attimo per arrivare finalmente al sempreverde pippone “cos’è un blog?”, che fa tanto fine. Lo faccio però nella mia maniera, anche perché ho scoperto molto tardi che questo era un blog: un po’ come il calabrone che non sa che gli studiosi hanno sentenziato che non può esere in grado di volare…
Inizio con lo stimare la mia audience. Una stima conservativa mi dà venti lettori fissi e una trentina di saltuari; ad essere ottimista potrei raddoppiare questi numeri. Sono pochi? non credo. Per fare un confronto, io leggo una dozzina di blog e dò uno sguardo a un’altra ventina, quindi il mio bilancio leggi/scrivi è per così dire in attivo. Poi c’è una cosa che mi impedisce a priori di cercare di diventare una blogstar: non ho nessuna voglia di dover seguire gli umori del pubblico. Già è una scocciatura non potere scrivere qui tutto quello che mi passa per la mente, visto che è uno spazio visibile da tutti; ma almeno voglio non dovere scrivere quello che vogliono gli altri. D’accordo, questo lo si capiva subito, dato che qui sopra salto di palo in frasca. Nessuno ha comunque avuto ancora il coraggio di lamentarsi di questo mio mix.
Continuiamo: la cosa più difficile di un blog è indubbiamente scriverci regolarmente. Rispetto ad avere un sito qualche vantaggio c’è: è molto più veloce scrivere ogni tanto qualche sciocchezzuola che aggiungere documenti in maniera organica. Bastano infatti pochi minuti e la notiziola è bell’e sfornata. Però non si può dire “va bene, scrivo una volta la settimana”, a meno che uno non pensi al proprio blog come una specie di “colonna giornalistica periodica elettronica”. Il trucco penso sia non lasciarsi prendere dal panico se un giorno non si ha nulla da dire. Ci si può benissimo prendere un periodo sabbatico, anche se in tal caso sarebbe simpatico avvisare i propri lettori: non per obbligo ma per cortesia.
Lo stile di scrittura, sia inteso come argomenti trattati che come lunghezza dei singoli articoli, mi sembra invece il minore dei problemi. Conosco blog di tutti i tipi, e ciascuno ha il suo fascino – oppure non mi attira per nulla – indipendentemente dal suo stile. Penso che ciascuno debba seguire la sua strada; almeno si divertirà a scrivere, e non lo sentirà come un obbligo. Non è che la fuffa sia meglio o peggio delle serissime discussioni; sono strade diverse. Confesso però che trovo buffa la scelta di chi mette su blog diversi per stili e/o argomenti diversi. A parte che non so dove trovino il tempo per scrivere tutta quella roba, mi pare tanto un segno di schizofrenia. Piuttosto studiate ortografia e sintassi: ricordate che chiunque potrà vedere le vostre produzioni e sbertucciarvi! Le correzioni ortografiche sono sempre possibili e anzi doverose, per quelle di contenuto onestà intellettuale vorrebbe che fossero evidenziate come tali.
Commenti o non commenti? Io sono andato avanti per due anni senza permettere commenti, prima perché non erano previsti dal programma che usavo al tempo, poi perché non ne avevo voglia. Dopo che li ho introdotti, ho dovuto moderarli per evitare lo spam. Per fortuna non ce ne sono così tanti. A volte capita l’idiota, ma ho deciso che ha il diritto di essere idiota, e quindi il commento resta visibile. Più interessante vedere chi scrive pubblicamente e chi anonimamente; ogni tenutario sa chi preferisce rispondergli in privato, a volte si vede chi riprende l’argomento nel suo blog. Chissà poi quanti tacciono… ognuno ha i suoi gusti.
La storia dei rimandi tra un blog e l’altro è a mio parere sopravvalutata. In verità, ciascuno di noi scrive un blog per un sano egoismo, vale a dire per fare sentire la propria voce. Ma pensateci un attimo su. Nessuno crea un blog di notizione globali manco fosse il Corsera; al massimo si limita al suo orizzonte locale. Nella maggior parte dei casi, quello che si fa è commentare una notizia. Riportare la fonte della notizia costa poco, e anzi se si vuole controbattere gli argomenti altrui sei costretto a presentarli. Un link costa poco e non lo si nega a nessuno. Io sono fuori standard perché non aggiungo la bella lista statica dei miei blog favoriti: gli è che il principio non mi piace, perché mi ricorda tanto una casta. Tanto se sono un assiduo lettore di un blog, prima o poi lo cito…
Termino con le aggregazioni: uso il termine in senso lato, per indicare sia gli esperimenti di blog a più voci che le raccolte di vari blog in un unico frame. Li leggo, a volte mi ci aggiungo anche io, ma mi ci riconosco poco, forse perché sono un isolazionista telematico o magari perché sono egoista e voglio che la gente arrivi direttamente da me o magari perché non mi sento degno di cotal compagnia. C’è chi non sembra poterne fare a meno, invece!
Chiusura: non facciamoci tante pippe sui blog, cercando di classificarli. Ci sono, in futuro continueranno probabilmente ad esserci, e sono variegati a piacere loro. Io ho il mio, e me lo tengo così com’è.
(ps: sarebbe stato simpatico cambiare grafica per il “compleanno del blog”. Peccato che non abbia idee su cosa fare. Sarà per un’altra volta)

y2004_pipponi

Tutti i leader

Abbiamo Fassino che dichiara che lui non si candiderà alle Europee per rimarcare la differenza con Berlusconi, che si mette capolista ovunque in spregio al fatto che lui dovrebbe lavorare qui in Italia.
A parte la scontata battuta che proprio per quella ragione Fassino potrebbe pure candidarsi, vorrei riproporre la mia modesta proposta per evitare le candidature civetta.
(a) si definisce incompatibilità completa tra le cariche, dall’essere Presidente del Consiglio a consigliere comunale a Usseglio.
(b) si aggiunge una norma di garanzia (altrimenti detta “antitrombatura”). Chiunque ha il diritto di candidarsi per quello che vuole; se non viene eletto non succede nulla, ma se risulta tra gli eletti decade ipso facto dalla carica che aveva già. Semplice, pulito, automatico.
Probabilità che ci sia una legge del genere: zero.

rec-2004, recensioni

Storia degli ebrei

Altro libro scritto da un rabbino e che parla degli ebrei, come Celebrazione talmudica. Il libro (Chaim Potok, Storia degli ebrei, Garzanti 2003, 595 pagine, 25 €, ISBN 8811597420) è in un certo senso una storia del mondo vista dal punto di vista degli ebrei, e si può dividere in tre parti: quella corrispondente al periodo biblico, il tempo del talmud (fino diciamo al basso medioevo), e l’epoca moderna. La prima parte è semplicemente favolosa: da un lato Potok fa le pulci al testo storico biblico, dicendo ad esempio che l’estensore ha volutamente invertito l’offerta di Salomone di alcune città nel territorio ebreo a Tiro. Dall’altra vedi un amore per quel popolo prescelto e per il suo Dio che “è lì”. Un bellissimo sguardo sulla storia mondiale. Nella seconda parte si sente una vena polemica, curiosamente minore verso gli arabi e maggiore verso il periodo ellenistico. Dire che da Alessandro Magno in poi l’unico prodotto valido ellenista sia Tolomeo mi pare esagerato. Anche qui interessante vedere la storia dell’inizio del cristianesimo, e soprattutto di Paolo di Tarso, vista “dall’altra parte”. La terza parte è soprattutto un insieme di spot su varie figure ebree europee. Viene volontariamente lasciato da parte il ‘900, e non posso dargli torto.
In complessiva, un libro storico che si legge come un romanzo, e non è poco. Per i completisti, il titolo originale è “Wanderings. Chaim Potok’s History of the Jews” e i traduttori sono Maria Luisa Sgargetta e Piero Stefani.

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l’autostrada TO-MI

Ho avuto la gioia di percorrere l’autostrada Torino-Milano – per me l’ordine di percorrenza è sempre quello, anche se ormai la faccio alla rovescia – in entrambe le direzioni e col sole. Secondo me non è più un’autostrada, ma un’opera d’arte postmoderna. Trovi ponti vecchi e nuovi in vari stadi di completamento o dismissione, e per comprensibili ragioni raggruppati a pachetti. Gli svincoli a volte non ci sono più, altre volte sono stati spostati. Non parliamo poi delle corsie di marcia. Non si sa mai quali sono, quante sono e dove sono. Con la vernice gialla per indicare che stanno lavorando avrebbero potuto dipingere la Mole; per non rendere la vita troppo complicata, a volte hanno raschiato via quelle non più usate, ma resta ogni tanto qualche punto dove si vedono tre scrisce confluire in un unico punto, perpetuo simbolo della caducità delle cose umane. Incombono infine i lavori laterali per l’Alta Capacità, che contribuiscono per la loro parte ai cantieri. Anzi, a giudicare dai cartelli si direbbe quasi che tutti questi lavori siano solo per i treni: altro che la visione paradisiaca offertaci dalla pubblicità della ASTM!

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