pipponi-2007

Lo sciopero del lotto

Sono dell’idea che di quello che dice Bossi la cosa migliore sarebbe fare finta di nulla. Non solo la Lega è uno di quei partiti geneticamente da opposizione, ma è anche movimentista, e quindi l’unico modo che ha per esistere è fare grancassa. Visto che però c’è chi scrive cose turpi sull’ultima sparata del semiSenatur, vale a dire lo “sciopero del lotto”, ci tengo ad esprimere il mio pensiero al riguardo.
Non partecipare alle varie lotterie è una forma di boicottaggio, che di per sé è una forma pienamente legittima di protesta: anzi, a dirla tutta, convincere qualcuno a evitare la “tassa sulla stupidità” che in fin dei conti è la definizione più calzante per una lotteria potrebbe anche essere una cosa meritoria. Io non mi ci metto a farlo semplicemente perché sono fondamentalmente egoista e penso che per ogni euro giocato al superenalotto almeno trenta centesimi sono tasse in meno che tutti gli altri – e quindi anch’io – dovremmo sborsare.
Però ho qualche dubbio sul fatto che un ragionamento così fine possa essere stato fatto da queste persone, e comunque non credo che il gettito prodotto dai simpatizzanti leghisti per mezzo dei giochi sia poi così una percentuale così alta, anche se potrei sbagliarmi. Però confesso che mi sarebbe piaciuto vedere una manifestazione dove si stracciavano platealmente schedine del Totocalcio!

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_Il visitatore che non c’era_ (libro)

[copertina] Fredric Brown per me è sempre stato un autore di fantascienza. Tra i miei preferiti, tra l’altro, visto che il suo stile scanzonato e assurdo permette di divertirsi anche se parla di omini verdi o entità similmente improbabili come in Assurdo universo. Ma nella sua produzione Brown è anche stato un giallista, e questo libro (Fredric Brown, Il visitatore che non c’era [Night of the Jabberwock], Polillo – I Bassotti novembre 2003 [1950], pag. 245, € 11.90, ISBN 9788881541874, trad. Tracy Lord) ne è un esempio preclaro. Il cinquantatreenne Doc Stoeger, quasi un alter ego di Brown, ha molte passioni: il whisky, gli scacchi, Lewis Carroll e il giornalismo. È infatti il direttore e giornalista unico del Clarion News, un settimanale di cronaca locale della sua cittadina dove una notizia come la pesca di beneficenza della locale parrocchia può tranquillamente finire in prima pagina. Il cruccio maggiore di Doc è per l’appunto non potere mai avere un’edizione sensazionale del suo giornale… fino alla notte narrata nel libro, dove capitano tante di quelle cose che sarebbero bastate per dei mesi. Il tutto parte dalla visita di un ometto dall’improbabile nome di Yehudi Smith, l'”omino che non c’è” carrolliano, che lo invita a una riunione segreta di appassionati…
Prima di darvi notizie false e tendenziose, mi affretto a dire che il giallo in quanto tale è deboluccio, se ho scoperto l’assassino persino io; e che tutto il contesto è così da America rurale di fine anni ’40 che potrebbe non piacere; però le pagine scorrono che è un piacere, aiutate dall’otima traduzione – anche se per un carrolliano un po’ imbastardito come me trovarsi i versi tradotti lascia parecchio perplessi.

povera_matematica

il sesso dei matematici

ALG mi fa notare una chicca niente male legata alla Rai e ai telefilm della serie Numb3rs. Uno dei personaggi della serie si chiama Amita Ramanujan, e il suo nome è un chiaro omaggio a Srinivasa Ramanujan, matematico autodidatta indiano noto per la sua collaborazione con G.H.Hardy all’inizio del secolo scorso.
Il punto è che per l’estensore della scheda sul sito della Rai Ramanujan (la persona realmente esistita, non il personaggio del telefilm) è «un’autodidatta matematica indiana». Insomma, ha cambiato sesso: in fin dei conti, il nome non finisce per a? Chissà, magari l’estensore ha pensato che tra i due ci fosse stata una storia di sesso… (che, data l’omosessualità di Hardy, sarebbe stata ancora più improbabile :-) )

pipponi-2007

Ambientalismo kazako?

No, Borat non c’entra nulla. Qui si parla di cose serie, tipo il grande giacimento petrolifero sotto il mar Caspio per il quale si sta aprendo un contenzioso tra il governo del Kazakistan e l’Eni, che inopinatamente è a capo del consorzio internazionale di sfruttamento. L’ultima notizia è che il governo locale ha imposto uno stop di tre mesi, “per mancato rispetto delle normative ambientali”.
Si può credere a tutto, non c’è problema. Però Anna lì ci è stata due anni fa, per tenere delle aule di formazione ai tecnici di quel consorzio, e mi aveva detto (ripeto, due anni fa) che il Caspio era del tutto inquinato e non gliene fregava nulla a nessuno, ma in compenso erano tutti incazzati con l’Eni (il governo kazako, ma anche i partner del consorzio) per i ritardi enormi. In pratica l’estrazione sarebbe dovuta iniziare l’anno scorso, mentre adesso le stime parlano del 2010. Non mi stupirei, insomma, se “casualmente” tra un mese o due trovassimo sui quotidiani un trafiletto dove tutti i contrasti saranno stati sanati epperò il nuovo capofila sarà Shell oppure Exxon.

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Lo Schaum del XXI secolo

Non so se ne abbiate mai sentito parlare, ma quando ero un giovane studente universitario i manuali ed eserciziari Schaum erano la cosa più simile a una premasticazione dei corsi di laurea in materie scientifiche. Con una copertina arancione che riusciva a mettere tristezza solo a vederla, venivano considerati l’ultima spiaggia per chi proprio non riusciva a capire il programma di studi e cercava in qualche modo di strappare un diciotto, da cui il motto “Chi sa, sa; chi non sa, Schaum”.
Nell’era elettronica giocano un concetto simile i cheat sheet. Questi “fogli per barare” contengono in una dimensione ridottissima – spesso si possono stampare in un foglio A4 – i comandi di base per usare un programma: a differenza degli Schaum (o forse proprio come da loro?) non ci riesci a imparare sopra nulla, però se sai già più o meno cosa fare sei a posto senza dovere spulciare chissà quante pagine di un libro.
Fatta tutta questa premessa, sono lieto di farvi sapere che Cheat Sheets raccoglie una quantità enorme di cheat sheet, e quindi è il vero Schaum!

recensioni

_Penna, pennello e bacchetta_ (libro)

[copertina] In questo libro, che è la raccolta in forma cartacea di tre lezioni tenute all’università di Bologna (Piergiorgio Odifreddi, Penna, pennello e bacchetta, Laterza “Lezioni italiane” 2006 [2005], pag. X-194, € 7.50, ISBN 9788842079699), Piergiorgio Odifreddi ufficialmente dovrebbe raccontare quali sono “le tre invidie del matematico”, vale a dire le arti della scrittura, della pittura e della musica che dovrebbero essere appunto appannaggio della parte destra del cervello, in opposizione a quella sinistra dedicata al ragionamento logico. Inutile dire che all’atto pratico, più che dell'”invidia”, Odifreddi parla di come in realtà ci sia matematica dietro tutte queste arti. Il risultato pratico è piuttosto disuguale: le prime due sezioni sono un po’ tirate per i capelli, mentre la spiegazione di come si è evoluta la teoria matematica alla base della musica è venuta molto bene. In genere, l’arte affabulatoria del nostro si vede alla grande, e rende la lettura molto piacevole: nella foga oratoria, si è perfino dimenticato di mettere troppe delle sue usuali frecciate anticlericali (sì, qui si parlerebbe di arte e non di religione: ma si sa che questo non è mai stato un limite). Ogni tanto però si lascia trasportare un po’ troppo, come quando a pagina 75 afferma che “la successione telescopica di pentagoni e stelle… suggerisce che la diagonale e il lato del pentagono siano grandezze fra loro incommensurabili”; frase piuttosto azzardata, come si vede facendo una successione telescopica di triangoli equilateri uno dentro l’altro.

itagliano

Cultura subalpina

I miei lettori piemontesi sanno che Specchio dei tempi, la rubrica delle lettere dei lettori de La Stampa, è un’istituzione: tutti i bogianen non possono fare a meno di darle almeno un’occhiata.
Sabato scorso, tra i vari interventi pubblicati, ce n’è stato uno di Fiorenzo Alfieri, che è l’assessore alla Cultura del comune di Torino. Alfieri fa i salti mortali per spiegare che il fatto che quest’anno la quasi trentennale rassegna Settembre Musica si tenga anche a Milano non sia uno scippo dei bauscia, come quasi tutti i torinesi pensano (curiosamente, i milanesi sono altrettanto arrabbiati, perché ritengono un affronto il non avere avuto la loro rassegna musicale…)
Nella foga oratoria, Alfieri scrive però «…il nostro e un solo programma congeniato in modo tale che…». Ora, la e non accentata credo sia un refuso apparso solo nella versione elettronica, ma posso garantire che nella copia stampata “congegnato” era scritto così. Niente male per un assessore alla Cultura, vero?

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