Letteratura latina inesistente (libro)
È naturale che sia stata Quodlibet, che ha una lunga tradizione al riguardo, a pubblicare questo libro (Stefano Tonietto, Letteratura latina inesistente, Quodlibet 2017, pag. 194, € 15, ISBN 9788822900838). Tonietto, con l’aplomb che contraddistingue i migliori burloni, scrive una storia della letteratura latina che a prima vista può sembrare del tutto verosimile ma in realtà è completamente inventata. Certi punti sono più che altro goliardici, a partire dall'”asino chi legge” pre-latino; poi però Tonietto va avanti con le parodie, tipo quella dei cantautori dell’antica Roma. Troviamo per esempio un tale Faber che scrive “Amat aliquis ludendi causa / amat aliquis ut artifex / Rhodostoma neutra raione / amabat illa cupiditate”; oppure un non meglio identificato Parnassus che nella sua Elegia de elephante racconta del giovane schiavo che “videbat threnum comitatum lictoribus”, con la chiosa che spiega come threnus in greco significa “carro funebre” ma che Parnassus lo usa per estensione come corteo, non necessariamente funebre. Ma abbiamo anche Equizio che allunga i riassunti delle opere di Eutropio, Volpilio che scrive etimologie al cui confronto Varrone è la perfezione, o filologi moderni come Giorgio Alvise Borghese che, “tranquillitate et gypso”, dedicò tutta la sua vita a cercare di ricostruire l’Eneide usando solo suoi frammenti citati in altre opere. Alcuni punti cercano un po’ troppo la risata per la parolaccia; ma in generale la lettura è godibilissima.

È uscita l’anno scorso, ma Anna e io ce lo siamo guardati solo la scorsa settimana. Good Omens, miniserie su
Se un matematico come Steinhaus parla di problemi matematici “elementari”, potete essere certi che non lo dice nel senso di “facili”. Questo vecchio libretto (Hugo Steinhaus,
[Nota: esiste la traduzione italiana di Daniele Didero,
Castelvecchi sta pubblicando una collana di instant-ebook sulla pandemia CoVid-19. Io ho letto in prestito digitale via MLOL questo libretto (Roberto e Pietro Battiston,
Come sapete, ogni tanto do uno sguardo ai libri di matematica ricreativa della metà del secolo scorso. Questo (Philip Heafford, Great Book of Math Puzzles, Sterling Pub 1993 (1959), pag. 96, ISBN 9780806988146) non è molto diverso dalla media: di ricreazioni vere e proprie ce ne sono ben poche. Trovate invece – oltre che problemi che non oserei assegnare a scuola… – molte definizioni di terminologia più o meno ancora usata al giorno d’oggi. La curiosità maggiore è forse la nomenclatura legata agli archi (quelli di pietra e mattoni, non quelli matematici!) Potete tranquillamente farne a meno.
Il colore è qualcosa che noi diamo per assodato. Ma non è sempre stato così, e soprattutto ci porta una quantità di suggestioni di cui noi ci accorgiamo nemmeno. Riccardo Falcinelli in questo bel libro (Riccardo Falcinelli,
Se siete tra coloro che non hanno ancora capito come mai tutti parlino di algoritmi senza spiegare cosa sono, probabilmente questo libro (Ennio Peres,