La Rai ci illumina
Premessa: a casa mia si paga il canone Rai, e possediamo una sola abitazione. Quindi per quanto mi riguarda pagare 65 euro per abitazione invece che 113,50 euro è un risparmio pecuniario. Ciò non toglie che per me la cosa sia una pessima idea.
Il grosso guaio della Rai non è la sua elefanticità, quanto il suo non essere né carne né pesce. Il servizio pubblico richiede probabilmente molti dipendenti (ah: Rai non è i tre canali televisivi, ma ci sono anche i vari canali tematici e quelli radiofonici, giusto per ricordarlo), ma non richiede grandi nomi né ha nulla a che fare con lo sborsare decine di milioni di euro per “i grandi eventi sportivi”, che a quanto pare hanno per esempio affossato i conti 2014. Bene: ammesso e non concesso che tutti debbano contribuire – in maniera non troppo progressiva, diciamo – all’avere un servizio pubblico radiodiffuso, perché questo non viene fatto direttamente sulle imposte del reddito? La cosa avrebbe un senso maggiore, e sarebbe sicuramente più chiara. Meglio ancora, a questo punto, dividere Rai in due: un vero servizio pubblico senza pubblicità e pagato da tutti, e un altro pezzo trasmesso solo crittato, e che quindi possa essere visto solo da chi paga il decrittatore. Notate che non ho parlato di privatizzare un pezzo della Rai, il che significa che certi costi tecnici della “Rai crittata” sarebbero comunque spalmati su tutti: ma almeno ingaggi e grandi eventi se ne starebbero per conto loro…
Ultimo aggiornamento: 2014-11-28 23:25
