pipponi

pipponi-2007

strana amnesia

Come dice Gianfranco Fini, la montagna ha partorito il topolino, vale a dire il pacchetto Bersani 2 – la vendetta (266K di pdf: ma scrivere una simpatica pagina html fa tanto schifo?). Nelle nuove liberazioni… ehm, pardon, liberalizzazioni abbiamo così un certo insieme di novità che non possiamo certo definire epocali, tipo il fatto che si potrà fare la guida turistica senza essere residenti del luogo, che si potrà diventare estetisti o facchine semplicemente dichiarandolo, e che il PRA sPRAirà… pardon, sparirà, lasciando campo libero all’Archivio Nazionale dei Veicoli che già è nascosto dentro la Motorizzazione Civile e concedendo a tutti la possibilità di avre una targa personalizzata (come? sono anni che ci dicono che la cosa è legale? ah già, ma non c’era mai stato un decreto attuativo).
Ma quello che conta davvero è l’abolizione del costo di ricarica per i telefonini (e della scadenza della ricarica… il che potrebbe anche essere utile per gli operatori, che potranno dire di avere centinaia di migliaia di clienti in più. Ma non divaghiamo). Praticamente si dice ai simpatici gestori “alzate il prezzo delle telefonate, e mettete lì dentro i soldi che prima prendevate con il pizzo sulla ricarica”. Di per sé la cosa è assolutamente sensata, perché semplifica la vita al consumatore che non deve impazzire a fare chissà quali conti per ricavare il vero prezzo di una telefonata. Però c’è un piccolo particolare che non mi torna. Com’è che il legislatore è stato così pronto a togliere dei costi che venivano incamerati dai gestori, e si è dimenticato che gli abbonamenti ai telefonini hanno una “tassa di concessione governativa” che finisce direttamente nelle capaci tasche dell’Erario? Forse che quei costi sono già sufficientemente trasparenti?

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contributi: non ce l’avevano mica detto!

Assieme a tutta la documentazione che mi hanno dato stamattina c’era una circolare del CAAF Cisl che raccoglieva le modifiche principali alla normativa fiscale aziendale dopo la finanziaria. Mi sono messo a scorrerlo oziosamente durante l’assemblea, quando ho trovato un punto che mi avrebbe fatto saltare dalla sedia se non fossi stato ancora addormentato.
In pratica i lavoratori dipendenti si vedono aumentare i contributi pensionistici dello 0.3% (dall’8.89% al 9.19%), a meno che il datore di lavoro non dia già più del previsto: la contribuzione totale non deve infatti superare il 33%.
Ho provato a guardare sulla busta paga vecchia se era indicato quanto Telecom dà allo stato per la mia (teorica) pensione, ma non c’è scritto nulla: ma il punto non è questo. Com’è che tra tutte le cose che sono state dette sulla finanziaria, e tra tutti i discorsi sulle pensioni, io – e immagino tutti gli altri – non mi sono accorto di nulla? Non è per nulla bello che certe cose vengano fatte di nascosto.
Aggiornamento: (26 gennaio) Ho appena guardato il cedolino online, e come immaginato i contributi sono aumentati. Adesso aspetto che se ne accorga qualcuno dei grandi quotidiani italici, per potere dire “cicca cicca”…

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assemblea

Come ho scritto qui sotto, stamattina nel lussuoso auditorium della sede Telecom di Rozzano (è lussuoso davvero, il Tronchetti ci fa le assemblee sociali) c’è stata un’assemblea sindacale. Ufficialmente il suo scopo era quello di approvare la piattaforma rivendicativa per il rinnovo del cosiddetto “metà contratto”, che è giusto scaduto a fine dicembre – e pensate che stamattina mi è stato consegnato brevi manu il libretto con il testo del contratto… per fortuna che almeno la parte normativa è ancora valida per due anni.
Ma il vero motivo dell’ambaradan era tutt’altro: decantare le lodi dei fondi pensione, e convincerci tutti ad assentire al passaggio del nostro TFR ai fondi, paventando le nefaste (e purtroppo generalmente vere) conseguenze della legge Dini per chi non ha iniziato a lavorare negli anni ’70… altro che scalone della legge Maroni. Il guaio è che non sono per nulla riuscito a capire quali siano i nuovi trattamenti fiscali per il TFR e per i fondi pensione, che dovrebbero essere quello che farà davvero la differenza. L’altro guaio è che i sindacalisti sono tanto delle brave persone, ma non sono certo degli esperti di economia (come del resto non lo sono io) e quindi hanno continuato a tirare fuori numeri sui rendimenti peggio di un promotore finanziario che sta cercando di convincerti a prendere le quote di un fondo d’investimento. D’altra parte, i fondi pensione “di settore” sono gestiti in maniera paritaria da aziende e sindacato, quindi la loro bella convenienza ci sta… (anche se devo dire che oggettivamente le spese di Telemaco non sono così alte, soprattutto per chi mette tutto il TFR dentro). Dovrò tornare a caccia di informazioni in giro.

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a cosa serve davvero la privacy

Ricordate il video del disabile picchiato? E ricordate magari che un simpatico giudice italiano aveva citato a giudzio Google? Bene. Giovedì scorso Repubblica (cartacea) ha pubblicato un articolo, che il buon Mantellini ha ricopiato per i posteri. Finalmente si sa qual è stata la ragione per il “sequestro dei server” (operazione piuttosto inutile, si sa, ma la Legge è la Legge). Non ci crederete, ma è la legge sulla privacy, che “impone di informare sul trattamento dei dati che riguardano le persone”. Ora, non so come ma ho il sospetto che nel video non fossero indicati chi erano i protagonisti, il che significa che sarebbe stato piuttosto difficile informarli; però a quanto pare la cosa non ha toccato i magistrati. A questo punto avviso tutti coloro che postano foto: eliminatele subito, perché non si sa mai di chi stiate violando la privacy!

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Più cognomi per tutti

A quanto pare, la legge sui cognomi che sta faticosamente compiendo il suo iter – al momento è alla Commissione Giustizia del Senato, non chiedetemi la logica di assegnazione: forse perché è una modifica al codice civile? – sta avendo un effetto collaterale piuttosto strano: la gente sta imparando l’operazione matematica di elevamento a potenza. Leggo per ogni dove battutacce sul fatto che dopo cinque generazioni il povero neonato si troverà trentadue cognomi, e mi chiedo se sono delle battute oppure la gente ci crede davvero, senza pensare a cosa succede nei paesi di lingua spagnola che il doppio cognome ce l’hanno da mo’ oppure pensando che il nostro legislatore sia così imbecille da non pensare all’esplosione esponenziale dei cognomi… (no, così imbecille non lo è. Viene espressamente specificato che si potrà passare solo uno dei cognomi dei genitori ai figlio). Ma non è di questo che volevo parlare.
La notizia interessante è quella della Rosi Bindi che sbatte la porta (metaforicamente) perché non è passato un suo emendamento che imponeva di dare ai figli il doppio cognome, in ordine qualunque. La Bindi ha affermato che «Con questa soluzione infatti la parte più debole, quasi sempre la donna, continuerà a subire scelte altrui»: ma il vero risultato che sarebbe capitato, così ad occhio, sarebbe stato che nel caso uno dei genitori non avesse riconosciuto il figlio questi si ritroverebbe necessariamente con un solo cognome o al più con i due cognomi dell’unico genitore, e quindi sarebbe immediatamente riconoscibile come “figlio di NN”. Sono dispiaciuto di questa caduta di stile della ministra.

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Grande Fratello 7

È iniziato ieri. Me ne sono accorto dalla sfilza di articoloni (data un’opportuna definizione di “articolone”) dei giornali gratuiti. Ho persino scoperto che non mi ero affatto accorto che c’era stato il GF6: ero ancora fermo al faccino di Jonathan. Ammetto che la cosa non mi ha indotto a un tentativo di suicidio.
Più preoccupante, in un certo senso, è l’avere visto che l’edizione di quest’anno del reality è stata più o meno unanimamente indicata come da “sesso a gogò”. Non che uno si aspetti chissà cos’altro da quello che è per definizione uno spettacolo per guardoni, ma il fatto che le veline fatte evidentemente circolare da Mediaset siano così esplicite mi fa pensare che i nostri siano in grossa crisi. Tanto credo che in un paio di settimane al massimo potrò avere conferma dei miei sospetti: la free press sarà indubbiamente prodiga di informazioni a riguardo :-)

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effervesciamo!

Anna e io abbiamo due idee diverse su come deve essere un’aspirina: lei la vuole effervescente, io no. Dal mio punto di vista una pastiglia infatti si inghiotte, generalmente senz’acqua. A casa ho trovato solamente aspirine effervescenti: ne ho prese due tra ieri e oggi, mi sono scocciato e mi sono detto “vabbè, tanto a pranzo vado al Fiordaliso e me ne compro una confezione”. Sbagliato. Non c’era il generico, non c’era l’aspirina, non c’era nemmeno il Bufferin.
Fortuna che di farmacie ce ne sono tante e prima o poi spero di trovarne una che non sia succuba di questo sistema sfrizzolino, ma mi domando il motivo di tanto odio verso le pastiglie (che non siano blu)…

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non solo Saddam

Nel processo che ha portato alla condanna a morte di Saddam Hussein, la massima pena è stata comminata non solo al Raiss ma anche ad altri due imputati: il fratellastro Barzan al-Tikriti e l’ex presidente del Tribunale Rivoluzionario Awad al Bandar. A quanto pare, i due non erano poi “così importanti”: sono pertanto rimasti un paio di settimane nel braccio della morte, e sono stati giustiziati stamattina, nonostante tutti gli appelli che sono stati fatti perché la pena venisse sospesa e commutata in ergastolo.
Appelli che però dalle nostre parti non mi pare di avere visto più di tanto, né sui giornali né sui blog. Probabilmente è più facile parlare di qualcuno (tristemente) famoso, o magari si pensa che tanto quegli altri non sono poi così importanti: insomma una di quelle cose che mi dà tanto fastidio. Capisco di più quelli che dicono “è giusto che certa gente sia messa a morte”… almeno sono coerenti.

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