Ha chiuso Endo
Era qualche settimana che Anna e io volevamo andare da Endo, ma non riuscivo mai a trovare qualcuno al telefono. Poi la scorsa settimana ho scoperto il perché: hanno chiuso.
Nell’intervista c’è una frase molto significativa:
«Molti dicono che questo arredamento è vecchio, tutti vogliono il locale alla moda e moderno. Eppure venne disegnato da un architetto giapponese, con tutti gli stili e la simbologia del nostro Paese. Ma oggi nessuno sembra farci più caso».
Verissimo, il locale non era certo alla moda, soprattutto per il concetto milanese di moda. La cosa non ci ha mai dato nessun fastidio nei vent’anni in cui siamo andati, anzi. Il fatto è che oramai è facile trovare un finto giapponese all you can eat, magari anche con un cuoco giapponese ma tutto lì: ma all’Endo ci andavamo proprio per mangiare davvero giapponese. Credo ci mancherà molto.

Ieri e oggi sono andato a farmi mettere e restituire l’holter in un ospedale (privato, ma questo è irrilevante nella questione). L’ospedale in questione è a una decina di minuti a piedi da casa mia, ma in teoria c’è una linea di bus che ha il capolinea quasi lì e mi porta sotto casa. Non è un vero problema, nel senso che io cammino volentieri. Però ieri mattina il bus in direzione ospedale era atteso in 7 minuti, e in effetti non mi ha raggiunto; quello del ritorno aveva un’attesa di 12 minuti. Stamattina non ho guardato all’andata: il ritorno in compenso segnava 20 (venti) minuti di attesa.




Sotto il cavalcavia di Piazza Carbonari ci sono di solito alcuni clochard che dormono per strada, o almeno vedo due o tre materassi. Stamattina ho fatto un giro diverso per andare in ufficio e sono passato in bici di lì verso le 8:40: c’era una quindicina di poliziotti che stava facendo sgomberare una (1) persona. (Stavano solo gridando, per il mmomento, nessun atto di violenza).