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Sto perdendo colpi

Prima che nascessero i gemelli, con Anna ci divertivamo a cercare di indovinare i personaggi raffigurati nelle chiese antiche controllando i simboli disegnati accanto ad essi. Per fare qualche esempio facile, se il santo ha delle chiavi è Pietro, se una spada è Paolo (a meno che non sia sopra un drago, nel qual caso è Giorgio), e così via.
Domenica, non avendo con noi i settenni, siamo andati a vedere san Maurizio al Monastero Maggiore, dove ho scoperto che oltre a Bernardino c’è stata una pletora di Luini pittori, un po’ come i Bernoulli matematici. Già ho fatto una confusione tra Visitazione e Annunciazione, di cui mi vergogno immensamente. Ma a un certo punto ci siamo trovati una lunetta con san Maurizio e san Sigismondo, e io ho detto “beh, Maurizio è quello che ha in mano la chiesa, mi pare ovvio” al che un volontario del Touring mi ha corretto, dicendo che Maurizio era quello di destra. Riguardandolo la cosa era assolutamente ovvia, perché era vestito da militare quale lui era (occhei, non era negher, ma si sa che il politically correct era già di moda nel 1500). Per la cronaca, ho poi scoperto su Wikipedia che Sigismondo avrebbe fatto costruire il monastero dedicato a San Maurizio dove secondo la tradizione la legione Tebea era stata massacrata; ergo aveva più senso fosse lui ad avere la chiesa in mano e non il santo eponimo.
Già che c’eravamo, abbiamo chiesto come distinguere sant’Ambrogio da san Gregorio Magno nella lunetta precedente, e anche qui la risposta col senno di poi era ovvia: Gregorio in qualità di papa era vestito di bianco. Insomma, bocciato in iconografia cattolica :-(

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Addio Vodafone

Martedì mi sono improvvisamente ricordato che non avevo ricaricato la mia sim Vodafone. Dovevano essere passati almeno 12 mesi, perché il numero è indicato come non attivo. Peccato, perché la sim aveva sicuramente più di trenta euro. Certo, potrei spendere 8 euro (o sono 10?) per farmi riattivare la scheda, e probabilmente altri cinque di ricarica. Ma mi sono fermato a pensare – avere letto qualche libro di Matteo Motterlini mi ha aiutato – e ho fatto due conti. Quel numero non lo uso da anni. L’ultima volta che mi è capitato di farci qualcosa è stato in effetti poco più di un anno fa, quando mi sono ritrovato tra i piedi Vodafone Exclusive senza ovviamente che l’avessi chiesto. Quindi, con la scusa di non perdere i trenta e fischia euro, continuavo a mettercene cinque l’anno. Non sono tanti soldi, vero, però il principio è totalmente irrazionale. Ergo, chi per puro caso avesse ancora quel numero (un 348-xxx-xxxx) può tranquillamente buttarlo via.

P.S. Presumo che lo stesso succeda con Tim, Wind e Tre. Non sto insomma facendone un problema di singolo operatore telefonico. Diciamo che è proprio il sistema ad essere bacato.

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Per la fama mi ci vuole ancora un po’

Ieri ero a Settimo Torinese per presentare Matematica in pausa pranzo. All’ultimo momento hanno però cambiato sala per la presentazione, così quando sono arrivato una ventina di minuti prima dell’orario convenuto (non preoccupatevi, ero già da un’ora da quelle parti) non ho trovato nessuno. Esco e una signora dell’organizzazione mi chiede se ero lì per sentire la conferenza :-)

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Disintossicazione da Facebook

È almeno un anno che ho abolito l’app di Facebook dal mio furbofono, ottenendo un notevole allungamento della durata della batteria. Lo so che Zuckerberg piange, tanto che da un po’ di mesi ha reso impossibile leggere i messaggi dalla versione web mobile senza installare Messenger (che non è mai entrato sul mio Z2). Per un po’ me la sono cavata passando quando serviva alla versione desktop, anche se ho notato che mi era praticamente impossibile rispondere senza che il furbofono completasse autonomamente le parole. Ho anche provato a usare Disa, un aggregatore di instant messenger; ma ho lasciato quasi subito perdere vedendo che il taccone era peggio del buco.

Da una settimana ho preso una decisione drastica: quando sono in giro non apro più Facebook. Tanto lo uso per cazzeggiare, sono praticamente sempre a meno di un’ora da un computer fisso, e quindi il cazzeggio può aspettare un po’. È una sensazione bellissima, ve lo assicuro. (E anche la mia batteria è contenta :-) )

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sempre più anzianitudine

Ieri, sempre nella famosa pausa pranzo, sono passato dal Carrefour di piazza Principessa Clotilde a prendere una confezione d’acqua. C’era una lunga coda alle casse, al che ho pensato di usare per la prima volta le casse automatiche. Nell’ordine, sono riuscito a:
– dire “avevo un sacchetto con me”, mettere la borsa che avevo come da richiesta, bloccare la cassa perché la borsa era troppo pesante;
– far passare il codice a barre della confezione, vedere che mi aveva preso una sola bottiglia, vedere che c’era la possibilità “indica il numero di oggetti uguali”, ma non capire che avrei dovuto mettere il numero di oggetti prima e passare dopo il lettore di codice;
– non sapere dove passare la carta fedeltà (non che servisse, a dire il vero), che anch’essa doveva essere letta col lettore del codice a barre;
– usare la carta di credito pensando fosse contactless e quindi non prendere la ricevuta.
Sono messo male.

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Meno 2

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Ho scoperto oggi che Matematica in pausa pranzo esce dopodomani. (Occhei, poteva uscire il 22 o il 29, ma non avevo visto nulla in giro quindi pensavo sarebbe stato la settimana prossima)
No, non ho ancora nessuna copia in mano. No, non è ancora uscita la versione in ebook – immagino aspetteranno qualche settimana. Sì, è già in classifica di Amazon, ma se lo pigliate da lì forse è meglio che lo facciate tutti insieme giovedì, ché così balza tra le prime posizioni e c’è un minimo effetto valanga.

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Negozi

Il palazzo vicino a casa mia ha una serie di negozi. Quando sette anni fa siamo arrivati, c’era una filiale di una banca, un centro massaggi e un negozio vuoto che un tempo era la sede di una società di spedizioni, almeno a giudicare dalla targhetta che c’era. La banca continua ad esserci; il centro massaggi pure. Un anno e mezzo fa il terzo negozio è stato ripulito e imbiancato, e vi si è insediato uno di quei centri cinesi dove ti pittano e ti riaggiustano le unghie. Solo che per una serie di motivi, tra cui probabilmente il fatto che la mia non è propriamente una via di grande traffico, il negozio era quasi sempre vuoto e a fine febbraio ha chiuso.
Ora ci stanno di nuovo lavorando su. Il guaio è che ci finirà un punto di Stanleybet, cioè un centro scommesse. Devo dire che la cosa non mi piace per nulla. (Del centro massaggi non mi importa una cippa, visto che sono ovviamente molto discreti e silenziosi, e soprattutto la loro clientela arriva, fa e se ne va via. La banca ha uno sportello bancomat, quindi è utile)

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