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io, io-2023

Buon asciugamano a tutti!

io e il mio asciugamano Avete presente quei memi “Di’ che sei X senza dire che sei X”? Ecco. Ho il triste sospetto che farsi la foto con l’asciugamano il 25 maggio sia un modo per dire di essere un boomer senza dire di essere un boomer. (Conosco qualche rarissimo GenX che può farlo, ma sono appunto una minoranza). In effetti Douglas Adams è completamente sparito dai radar, almeno in Italia: non so se perché quel tipo di umorismo è fuori moda, perché le traduzioni italiane dei suoi libri (soprattutto il ciclo di Dirk Gently) non sono sempre state il massimo, o semplicemente perché a nessuno è venuto in mente di riproporlo.

Ma tanto i miei ventun lettori mi conoscono: continuo tranquillo per la mia strada :-) (col capello corto perché è la stagione del taglio estivo)

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Pigne in testa

Ieri pomeriggio mi chiama un numero a me sconosciuto. In questi casi io rispondo ma non parlo, per verificare che non sia una chiamata robotizzata, anche se di sabato pomeriggio mi pare strano. Dopo qualche secondo casca la linea. Il numero richiama dopo qualche minuto. Stavolta la linea sta un minuto su prima che caschi. La sera il numero chiama per la terza volta, e a questo punto chiedo ad Anna di rispondere lei. Dall’altra parte c’è una signora che cerca un certo Tonino. Anna le dice che ha sbagliato numero.

Oggi pomeriggio la signora mi richiama. Ora, o ha un Alzheimer conclamato, e in quel caso mi spiace per lei, oppure mi piacerebbe capire quale sia la logica che le abbia fatto pensare che da ieri sera a oggi pomeriggio il mio numero di telefono si sia miracolosamente trasferito a Tonino…

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Sessantenne un po’ rovinato

happy birthday
La scorsa settimana ho compiuto 60 anni. Ho ricevuto un certo numero di messaggi e telefonate di auguri, da due giorni prima della data fatidica fino a ieri: mi sembrano un po’ meno del solito, il che non è così strano visto che la mia data di nascita è pubblica, si trova sul mio sito, ma non su Facebook :-)
Detto ciò, mentre per i 50 anni avevo fatto una festa invitando i miei amici più cari da mezza Italia, quest’anno ho scientemente deciso di non fare nulla. Può darsi che i problemi di salute che ho avuto quest’anno abbiano dato una mano, ma mentre dieci anni fa mi sentivo giovane e in forma ora mi pare di essermi consumato, e soprattutto di non volere fare più nulla che non mi porti qualche cosa di positivo. Cose da fare ne ho ancora tante, ma forse è meglio evitare di aggiungerne altre. E anche una festa può diventare stancante :-(

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Certa gente ci è o ci fa?

numero di prenotazione
no, non era il mio numero…
Jacopo ha perso per l’ennesima volta la sua tessera ATM, e quindi oggi sono passato all’ATM Point di Loreto per rifarla e pagare l’obolo all’azienda. Avevo prenotato via app e avevo il numero A82, teoricamente per le 12:45. In pratica c’era un po’ di gente non necessariamente italiofona che doveva fare cose complicate (tra l’altro un’impiegata parlava un ottimo inglese) ed è passato qualche minuto. Chiamano il numero A081, che però non c’è: al che una signora fa “beh, visto che non c’è il numero chiamato, passo io”. Ah: la signora in questione aveva il numero A110, appuntamento per le 14:30 (aveva il bigliettino cartaceo, probabilmente era il primo slot libero). Mi sa che purtroppo ha comunque saltato tutto il resto della coda…

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Memo: non scrivere alla pubblica amministrazione

Ci sono cascato un’altra volta. Volevo capire se era possibile arrivare in anagrafe (a Milano, probabilmente in altri posti in Italia sì) per rinnovare la carta d’identità portandomi una chiavetta usb con le foto. Forse se avessi telefonato avrei avuto una risposta diversa dal copincolla del testo della pagina web (anzi no, peggio ancora, perché scrivono “è necessaria la presenza di entrambi i genitori” quando sul sito del Comune c’è l’apposito modulo di delega.)

E il brutto è che il titolo del mio messaggio è “foto in formato elettronico”…

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Substack e me

logo Substack, almeno per quanto ho capito io, nasce come risposta a Medium. Il modello del sito è dare la possibilità agli autori di pubblicare newsletter a pagamento: substack si tiene un 10% del ricavo (onesto) e fa i soldi così. È sicuramente pensato per il mercato anglofono: tanto per dire, l’interfaccia non è nemmeno tradotta in italiano.
In realtà non è obbligatorio avere la propria newsletter a pagamento, anche se la piattaforma cerca di convincerti a farlo, addirittura chiedendo ai lettori “quanto saresti disposto a pagare per continuare a leggerla?” Questo mi ha fatto venire voglia di provarla. Ho così cominciato una newsletter settimanale, assolutamente gratuita, a https://xmau.substack.com. Se siete lettori compulsivi delle mie notiziole non ve ne fate nulla, perché racconto quali sono i post della settimana passata, con un paio di righe di spiegazione perché possiate capire se vale o no la pena di leggerli. E come ogni newsletter che si rispetti, vi arriva comodamente per email. Attenzione: io posso vedere gli indirizzi degli iscritti, al momento ben 8 (otto), tutti con il primo post. Ma tanto non mi interessa conoscerli…

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Google Labs mi ha illuso

Mentre stavo facendo le mie solite ricerche, mi si apre un popup che mi dice

“Good news!
You’ve been selected to be one of the first few to test new AI features in Google Workspace, as a part of the Labs program. This is your opportunity to try out the latest AI-assisted writing capabilities in Google Docs and Gmail and provide feedback to help us improve AI-assisted Workspace features and broader Google efforts in AI.”

In effetti sono atterrato su una pagina Google ( workspace.google.com/labs-sign-up ), e in effetti mi ero iscritto al programma “wuoi fare il betatester?” Tutto ringalluzzito, accetto tutto l’accettabile… e finisco in una pagina con il testo in figura. La colpa è sicuramente del nostro beneamato Garante per la Privacy, ma come è possibile che Google che sa tutto di me non sa che sono italiano e vivo in Italia?

(comunque è sempre una generative AI, secondo me non cambia molto rispetto a ChatGPT)

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OTP per il fascicolo sanitario: odissea burocratica

L’altra settimana mi sono chiesto dove avessi messo l’impegnativa per la visita oculistica di Jacopo, prevista per il 15 maggio. L’ho trovata quasi subito, ma a questo punto mi sono chiesto perché non la vedessi nel mio fascicolo sanitario elettronico, dove in fin dei conti vedo le sue vaccinazioni. Sfrucuglio un po’ nel sito e scopro che la vista di default da parte dei genitori è appunto limitata, e bisogna accedere al FSE con le loro credenziali. Ovviamente, essendo minorenni, non possono entrare via SPID: quindi Regione Lombardia, nella sua infinita saggezza, prevede che in questo unico caso sia possibile avere l’accesso con One Time Password, previa registrazione che si fa presso le ASST e le strutture mediche convenzionate.
Tentativo numero 1: scrivo la sera a contactcenter-siss@regione.lombardia.it. Il mattino dopo mi arriva una risposta che copincolla quanto scritto nella pagina web.
Tentativo numero 2: vado alla Casa di Comunità vicino a casa, dove in genere prenoto per Niguarda. L’impiegato mi fa “no, noi non facciamo più queste cose da quando hanno messo SPID. Provi ad andare direttamente a Niguarda.
Tentativo numero 3: telefono al centralino di Niguarda. Risposta secca: “non siamo noi a fare queste cose, vada in regione”. La cosa avrebbe un certo senso, visto che mi pareva di aver chiesto lì pin e puk per le tessere.
Tentativo numero 4: passato nel pomeriggio davanti allo Spazio Regione al Formigonio scopro che è aperto solo per appuntamento e solo al mattino; il mattino dopo provo un paio di volte a telefonare, e dopo alcuni squilli il sistema butta giù la linea.
Tentativo numero 4 bis: visto che a voce non ci riesco, scrivo a Spazio Regione. Ricevo risposta immediata: no, non siamo noi a gestire la cosa, deve andare all’ASSL.
Tentativo numero 5: scrivo all’URP. Anche qui risposta quasi subito: devo andare agli sportelli di scelta e revoca (?), e mi allegano i vari indirizzi degli URP delle singole aziende ospedaliere.
Tentativo numero 6: telefono all’URP di Niguarda. Confermano che devo sentire l’ufficio scelta e revoca, e mi lascia telefono ed email di quello di via Livigno che per me è il più comodo. Solo che l’orario di ufficio è 13:30-15:45
Tentativo numero 7: scrivo all’ufficio URP di via Livigno.
Tentativo numero 8: visto che a pranzo ero in piazzale Loreto, provo a passare in via Andrea Doria. Il tipo in reception mi dice “no, non è possibile per lei vedere il fascicolo sanitario di suo figlio, lo può vedere solo il medico”. (sì, gli avevo detto che i figli sono minorenni). Al mio sguardo stupito “ma io ho la patria potestà!” bofonchia “ah beh sì beh, aspetti mezz’ora che arriva la collega che forse ne sa di più”. Certo, virgola, certo.
Tentativo numero 7 (reprise): dall’URP, poco dopo le 13:30, mi arriva una mail “può darmi un contatto telefonico”? rispondo, ‘impiegata mi telefona, e mi dice che la prima data utile è … il 15 maggio. Come nella barzelletta del russo che chiede l’intervento di un muratore, replico “mattina o pomeriggio?” Per fortuna era il mattino, quindi non si sovrappone alla visita oculistica.

Mi sembra incredibile dover fare tutto questo giro, quando sarebbe bastato scrivere subito i numeri di telefoni per i contatti…

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