L’indulto ad orologeria per Chelsea Manning
Che Barack Obama cerchi in tutti i modi di infastidire il prossimo presidente Donald Trump è cosa che dovrebbe essere chiara a tutti. La battuta più divertente che ho letto a riguardo è «Sarebbe fantastico se si dimettesse il giorno prima del giuramento di Trump, così Joe Biden diventerebbe anche se per un singolo giorno il quarantacinquesimo presidente USA e tutto il merchandising “Trump 45th” sarebbe da buttare via». Però non ho per nulla capito la logica dell’indulto a Chelsea Manning che però non verrà scarcerata subito bensì a maggio.
Non entro nel merito politico, che lascio ai commentatori americani: da un lato c’è chi fa notare come Manning avesse un’idea ben diversa da quella di Assange e Snowden, volendo documentare gli orrori commessi dagli statunitensi perché non avvenissero più, dall’altro coloro che ritengono che qualunque azione di divulgazione di notizie riservate sia un pericolo per gli USA e quindi debba essere punito ancora più pesantemente di quanto fatto per evitare per quanto possibile nuovi casi. Però a questo punto Manning rimarrà ancora per quattro mesi in un carcere militare, con un’amministrazione politica colpevolista e che potrebbe cambiare le carte in tavola inventandosi nuovi capi d’accusa, e una militare che non penso apprezzerà molto questa prossima scarcerazione. Perché non scarcerarla subito, allora?


Inutile fare giri di parole: non mi ha affatto convinto la tesi di Amir Aczel, che in questo suo libro (Amir D. Aczel,