inquinamento magnetico?
Sulla mia bici ho montato un ciclocomputer, di quelli che ti farebbero anche il caffè se non fosse che hanno dei problemi con il filtro. Per la precisione, è un modello senza fili, che ho scelto (a) perché l’ho trovato così e (b) perché la sua installazione è stata semplificata, senza l’effetto gomitolo indotto dal mettermi a fare qualcosa di pratico. Quindi il magnete sulla ruota invia i dati al sensore, che a sua volta li spedisce – non so se via infrarossi oppure onde radio – al computer. La cosa funziona abbastanza bene, tranne qualche volta quando inserisco o tolgo il computerino dal suo alloggiamento e arriva uno spike istantaneo di una pedalatona a 50 all’ora. Tutto bene, insomma, tranne che in piazza sant’Agostino. Non so che cosa ci sia, ma mi è capitato di lasciare la bicicletta ferma per un po’ e scoprire che era convinta di avere fatto alcune decine di chilometri – molto più velocemente di quanto capiti mentre pedalo io. Il record deve essere stato martedì scorso: in due ore di attesa il contachilometri è balzato avanti di 135 km, con la velocità istantanea che passava di secondo in secondo a 48, 15, 74, 99 chilometri l’ora.
Per i curiosi, la bici era legata alla ringhiera della scala della metropolitana sul lato della pista ciclabile. Ipotesi su cosa possa fare impazzire il contachilometri?
