_Geometria e caso_ (libro)

Henri Poincaré è stato l’ultimo grande fisico matematico dell’Ottocento. Nonostante questo, e le sue intuizioni come quelle sulla teoria del caos che sono state riprese solo mezzo secolo dopo la sua morte, non ha lasciato una sua scuola; la strage di matematici francesi nella prima guerra mondiale e il successivo avvento del gruppo Bourbaki ha spostato l’accento dalle considerazioni geometriche di Poincaré a un formalismo molto spinto. Claudio Bartocci nella sua lunga introduzione a questo libro (Henri Poincaré, Geometria e caso : Scritti di matematica e di fisica, Bollati Boringhieri 2013 [2005], pag. 214, € 12, ISBN 9788833924854, a cura di Claudio Bartocci) fa un bel lavoro per collocare Poincaré nella sua epoca, anche se almeno nel primo e nell’ultimo brano chi non è matematico può trovarsi a mal partito nel seguire il filo del discorso. Sono più interessanti in effetti i brani più divulgativi e fisici: chi come me si è sempre trovato davanti la fisica come una serie di formule e formulette prova un certo qual piacere a scoprire che in fin dei conti le leggi derivano da un lungo lavoro mentale. Il caso? Beh, è trattato molto di sguincio. Anche se Bartocci afferma che Poincaré potrebbe essere considerato un precursore della teoria del caos, la cosa non traspare molto dal testo: si può leggere solo un articolo con considerazioni teoriche e qualche accenno al modo in cui la termodinamica sfrutta il caso. Per la geometria invece la spiegazione è più chiara: il grande matematico usava per quanto possibile la sua intuizione geometrica per arrivare alle soluzioni in maniera non ancora a prova di errore ma sicuramente con un grande passo in avanti.

_La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini_ (libro)

Paolo Zellini, almeno per un poveretto come me che non ha fatto le alte scuole, pone un problema di lettura. Io mi perdo sempre con tutte le sue citazioni di autori greci più o meno noti, e in questo caso mi sono anche trovato frammenti vedici che mi hanno completamente spiazzato e che confesso di non essere riuscito a comprendere. Tutto questo è un peccato, perché la tesi filosofica di base che Zellini presenta in questo testo (Paolo Zellini, La matematica degli dèi e gli algoritmi degli uomini, Adelphi 2016, pag. 258, € 14, ISBN 9788845931024) meriterebbe di essere conosciuta. Secondo l’autore, gli antichi greci e indiani avevano infatti intuito il vero problema del passaggio dai numeri naturali a quelli irrazionali, vale a dire la crescita verso l’infinito come nel problema della duplicazione del cubo, non per nulla associata agli dèi. La cosa si può anche vedere pensando alle approssimazioni dei numeri irrazionali per mezzo di frazioni il cui numeratore e denominatore cresce sempre più. Il guaio è che a parte i frammenti vedici ho avuto spesso l’impressione che l’autore tendesse a ripetere lo stesso argomento solo con qualche minuscola variante, e quindi non capivo l’utilità delle ulteriori pagine.
Dal capitolo 16 in poi mi sono trovato molto più a mio agio, il che non è poi così strano perché siamo tornati in un terreno che mi è abbastanza noto, la complessità ed efficienza degli algoritmi (Nota personale: all’università ho seguito per mia curiosità alcune lezioni sulla complessità algoritmica, tenuta da un giovane professore di matematica, per l’appunto Zellini) Vedendo la cosa da un punto di vista filosofico, qui Zellini mostra gli stretti rapporti tra questi algoritmi – che dobbiamo tenere sott’occhio quando li implementiamo, perché rischiamo che le approssimazioni di rappresentazione del calcolatore ci impediscano di arrivare a una risposta anche solo approssimata – e i guai notati già dagli antichi. Non aspettatevi una lettura leggera, insomma.

_Leggere, scrivere, argomentare_ (libro)

Questo libro (Luca Serianni, Leggere, scrivere, argomentare : Prove ragionate di scrittura, Laterza 2015 [2013], pag. 213, € 10, ISBN 9788858119310) non è un manuale vero e proprio, nonostante quello che potrebbe sembrare a prima vista. Possiamo definirlo più correttamente una sorta di eserciziario a uso degli insegnanti delle scuole superiori, visto che per ciascun brano proposto vengono date alcune possibilità di lavori da assegnare agli studenti e si segnala per quali scuole ed età è più adatto. Questo però non significa che il libro sia inutile per gli altri; Serianni infatti, con la sua prosa come sempre molto chiara, fa precedere gli esercizi da un’analisi molto accurata dello stile dei vari testi. Chiunque voglia scrivere qualcosa in più di uno status di poche decine di caratteri, insomma, può trarre utili consigli su come scrivere in maniera efficace, pur seguendo il proprio stile; e anche se non scriviamo nulla di pubblico ma ci limitiamo a leggere possiamo usare il libro per imparare a capire meglio gli editoriali e riconoscere tutto quello che “è nascosto in bella vista”, vale a dire la struttura del testo e come il giornalista ci porta alla sua tesi.

_La scommessa perfetta_ (libro)

Comincio la recensione parlando della traduttrice di questo libro, Valeria Lucia Gili. Ogni tanto, mentre leggevo, trovavo qualcosa che non mi tornava: c’era però una nota, nella quale lei spiegava la sua scelta; ed effettivamente aveva il suo senso. È stato davvero bello vedere tutta questa passione. E il libro (Adam Kucharski, La scommessa perfetta : La scienza che sbanca i casinò [The Perfect Bet], Codice Edizioni 2016 [2016], pag. XVIII-248, € 24, ISBN 9788875786199, trad. Valeria Lucia Gili), com’è? Molto, molto bello. Kucharski spiega bene qual è la differenza tra la teoria e la pratica; se volete vedere la cosa in un altro modo, i bei risultati matematici sul calcolo delle probabilità sono solo approssimazioni se li si applica a quello che succede nel mondo reale. Certo, chi gestisce le scommesse fa in modo che la matematica sia a suo favore. Ma questa è appunto solo la teoria. In un mondo come il nostro che è meno che perfetto, però, ci sono sempre delle scappatoie che ci fanno fuggire dalla teoria. Una roulette può non essere perfettamente bilanciata, le carte possono essere mischiate male; ma soprattutto è possibile che gli altri scommettitori scelgano strategie non ottimali e chi sa davvero usare la matematica può sfruttarla per guadagnare a spese loro. Nel libro viene addirittura mostrato come sia possibile per un computer superare gli esseri umani in un gioco come il poker, dove si può ingenuamente pensare che l’arte di bluffare abbia un ruolo dominante nella strategia. Il tutto ben documentato con tantissime fonti.
In definitiva questo è uno dei pochi libri che conosco che mostra come la matematica abbia davvero un’importanza nel mondo reale oltre a dividere alla romana il conto della pizzeria. Dite nulla!

_Lezione di italiano_ (libro)

Francesco Sabatini è stato presidente della Crusca (il primo non toscano, almeno a detta di Wikipedia) ed è coautore di un vocabolario di italiano piuttosto noto (il Sabatini-Coletti). È anche più vicino ai novant’anni che agli ottanta. Eppure questa sua ultima fatica (Francesco Sabatini, Lezione di italiano : Grammatica, storia, buon uso, Mondadori 2016, pag. 223, € 18,50, ISBN 9788804661498) è freschissima, e dovrebbe essere un must… ehm, scusate, una lettura indispensabile per chiunque abbia a cuore la lingua italiana. La prima parte è composta da dieci Dialoghi, inframmezzati da cinque Provocazioni, che portano il lettore a scoprire la meraviglia del linguaggio e della scrittura: nella storia dell’umanità, nella crescita di un bambino e nella fisiologia umana. La seconda parte, con dieci Inviti, riformula da zero la grammatica – Sabatini parla di grammatica valenziale – spiegando che l’analisi logica che ci insegnano a scuola lascia più dubbi che certezze non appena le frasi si complicano; introduce i tre tipi di testi, rigidi, semirigidi ed elastici; termina con uno sguardo sulla condizione attuale dell’italiano, che trova essere meno peggio di quanto in genere si affermi. Qui si fa più fatica ad andare avanti, ma è fatica ben spesa, vi garantisco!

_Project Emergence_ (ebook)

[Nota: ho ricevuto questo ebook con il LibraryThing Early Reviewer Program]

L’idea alla base di questo libro (Jamie Zakian, Project Emergence, Month9books 2017, pag. 300, $15, ISBN 9781945107856) è interessante: un’astronave che si dirige verso un terraformato Marte portando quasi trecento adolescenti. Probabilmente un buon editor riuscirebbe a tirarne fuori un bel libro. Ma almeno la versione che ho letto io l’editor non ce l’ha avuto, e la trama è davvero esile. Tenete conto che anche se il background del libro è fantascientifico io lo definirei più per young adults (una volta si diceva juvenile, ma poi sembra che non fosse carino…), cosa che di per sé non è nulla di male. Ma tanto per mostrare qualche buco nella trama: perché tutto il gruppo di pilotaggio ha scelto di seguire il movimento Earthisum? Come mai Sally, che è partita come un personaggio forte, man mano si perde, senza nemmeno diventare una macchietta ma proprio rimanendo monodimensionale? Com’è possibile che non ci siano comunicazioni con la Terra, almeno fino a quando Rai ne tira su una come hacker? Com’è possibile che le scialuppe possano viaggiare senza pilota, ma l’astronave no?
Oltre a tutto questo, non mi è piaciuto lo stile di scrittura di Zakian. Le rare volte in cui un paragrafo superava le quattro righe era grande festa: il testo è infatti composto quasi completamente da dialoghi, e le descrizioni sono ridotte davvero ai minimi termini. Infine il libro termina in maniera incomprensibile. Capirei un testo che lascia aperta la strada a un sequel, ma in questo caso manca proprio la fine di alcune sottotrame, e non c’è traccia del fatto. In definitiva, se il libro uscirà così non credo avrà un grande successo.

_Bellotto e Canaletto_ (mostra)

Sabato pomeriggio abbiamo portato i bambini a un “laboratorio filosofico” alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala, e ne abbiamo approfittato per cercare di vedere la mostra Bellotto e Canaletto. “Cercato” è la parola giusta, perché i muri di persone attaccati ai quadri – ho visto dita a un centimetro dalla tela, mi chiedo che tipo di sicurezza abbiano – e il fatto che le opere sono più o meno ammassate in quello che era il salone principale della Banca Commerciale Italiana – una bellissima struttura, tra l’altro, praticamente identica alla banca del film di Mary Poppins – ci ha fatto vedere ben poco. Prendete insomma questa recensione cum grano salis.

Come avrete sicuramente intuito dal titolo, di Canaletto ci sono forse tre opere, giusto per poter mettere il nome e attirare un po’ più di gente. La cosa buffa è che Bellotto è un clone di Canaletto: diciamo che sarebbe bastato il primo suo quadro in mostra (Il molo verso ovest con la colonna di San Teodoro), con la versione di Bellotto a fianco, per capire che si poteva lasciare il secondo da solo e sarebbe andato tutto bene lo stesso, anzi avrei forse avuto la possibilità di guardare meglio le opere. D’altra parte Bernardo Bellotto era il nipote del Canaletto: da ragazzo è andato dallo zio a imparare il mestiere, e l’ha fatto così bene che a un certo punto ha cominciato anche lui a firmarsi “Canaletto”, perché tanto disegnava vedute di canali con tecnica fotografica – basta vedere i muri sbrecciati – e appiccicandoci su le persone come fossero stencil. Vi dirò che ho apprezzato quasi più i suoi schizzi a china, che mostrano una maestria assoluta e fanno venire tanta invidia a chi come me non sa disegnare affatto. Poi Bellotto capisce che a Venezia tanto preferiscono lo zio, e quindi comincia a cercare committenti in giro: Firenze, Roma, Torino, fino ad andare in Germania. Quando gli chiedono che sa fare, secondo me rispondeva “mi savria dessegnar el canal”, e quindi – in mancanza dell’originale – troviamo vedute dei fiumi locali con i ponti. Giusto a Roma si dovette reinventare – si vede che il Tevere non gli piaceva – e dipinse scorci visti da sotto un arco, facendo finta insomma che il canale fosse in secca.

La mostra è aperta fino al 5 marzo: il biglietto è 10 euro, che vi permette anche di vedere la collezione stabile dell’800 e del ‘900, ma se siete soci Coop pagate 8 euro. Una prova provata della commistione tra le cooperative rosse e le grandi banche italiane.

_L’infinito in breve_ (libro)

Qual è uno dei vantaggi di essersi fatto un nome nel campo della scienza e della cultura? Edoardo Boncinelli non ha dubbi: avere la possibilità di pubblicare quello che a lui piace davvero scrivere: aforismi, che compila da almeno un quarto di secolo. Ecco dunque questo libriccino (Edoardo Boncinelli, L’infinito in breve : inciampi e contrattempi della scienza, Rizzoli 2016, pag. 151, € 16, ISBN 97888817091237), che raccoglie varie massime divise grosso modo in macrotemi. Dal mio personale punto di vista, la sua minima ampiezza è stata un vantaggio, perché non sono proprio riuscito ad apprezzarlo. Ho trovato qualche massima bella e/o interessante, ma sono una rara avis nel mucchio, e spesso non riesco nemmeno capire il significato delle sue frasi, forse troppo profonde per un’anima semplice come me. È possibile che il mio problema sia trovare troppi aforismi tutti insieme, un po’ come avere solo glassa e niente torta, anche se potrei essere in minoranza se Boncinelli ha ragione quando dice che il genere piace molto. Ah sì: di infinito e di scienza ce n’è qualcosa, ma non più di tanto.