_Turing : La nascita dell’intelligenza artificiale_ (libro)

Nella collana del Corriere sui grandi scienziati, questo libro (Mattia Monga, Turing, Corriere della Sera – Grandangolo Scienza 2017, pag. 253, € 6.90) è dedicato ad Alan Turing, e fortunatamente curato da un informatico come Mattia Monga. La figura di Turing è infatti abbastanza nota anche al grande pubblico, per via del progetto Enigma e del test di Turing, oltre che per il suo suicidio; il guaio è che però la sua storia rimane solo romanzata e non ne emerge il suo ruolo fondamentale nella nascita di una scienza – l’informatica – che è una strana fusione tra pensiero teorico e applicazioni pratiche, proprio come era la figura di Turing. Tutto questo è raccontato nelle pagine centrali del testo, mentre la parte finale comprende alcune pagine originali delle sue opere con i commenti relativi. Insomma, un utile strumento per avvicinarsi non tanto ai concetti dell’informatica quanto alla sua filosofia di base.

_Renascence_ (ebook)

(disclaimer: ho ricevuto questo libro via LibraryThing Early Reviewers)

L’idea alla base del libro (Leigh Goodison, Renascence, Sheffield Publications 2017, pag. 243, € 0,99) è interessante, anche se non troppo originale: la Terra sta morendo, e alcuni giovani sono inviati nello spazio per trovare sostanze che potranno essere usare per far rinascere il pianeta. Peccato che il risultato sia deludente.

La sospensione dell’incredulità che occorre per leggere il titolo è molto alta, partendo dai viaggi galattici che dovrebbero avvenire tra pochi anni e arrivando all’invalidamento della teoria della relatività. Ma in fin dei conti questa è fantascienza e non ho nessun problema ad accettare queste premesse, se la storia funziona. Questo purtroppo non è il caso. I primi capitoli sembrano scritti per dei bambini che non sanno nulla; d’accordo preparare lo sfondo del libro, ma è molto meglio aggiungere man mano i particolari nel corso del testo anziché fare una specie di testo da sussidiario. L’OWL, il consiglio che regge quello che è rimasto il pianeta, è necessario per la trama ma rimane una specie di deus ex machina; si accenna ad alcune possibili liti interne (sempre necessarie alla trama) in maniera inconcludente. Il personaggio di Lucian è inutile, ma viene ogni tanto rievovato. Reynard è presentato in vari modi diversi, con un cambio netto da un capitolo all’altro e senza nessuna spiegazione – almeno che io abbia capito – di quali siano le sue vere motivazioni. L’unico personaggio con un minimo di spessore è la protagonista Zeta. Il risultato finale è che ho trovato davvero difficile seguire la storia, perché non sono mai riuscito a farmi un’idea di dove l’autrice voleva arrivare.

_Punto : Fermiamo il declino dell’informazione_ (libro)

«Quod est post-veritas?» Chissà se Ponzio Pilato avrebbe potuto pronunciare questa frase dopo aver udito la narrazione delle gesta di quell’ennesimo profeta ebreo che però a differenza dei precedenti sembrava essere particolarmente odiato dalle autorità religiose locali. Diciamocelo: mentire è un’attività nella quale noi tutti siamo particolamente versati, ma in questi ultimi anni sembra che essa sia giunta a un livello ancora superiore, tanto che si è sentito il bisogno di coniare un nuovo termine di stampo orwelliano.
Ecco che Paolo Pagliaro, in questo breve saggio (Paolo Pagliaro, Punto: Fermiamo il declino dell’informazione, Il Mulino – Voci 2017, pag. 127, € 12, ISBN 9788815270498), ci offre una panoramica di cosa è cambiato: i grandi attori di Internet come Google e Facebook hanno sottratto pubblicità ai media tradizionali che sono stati costretti a inseguirli nel propalare narrazioni – il famigerato storytelling – anziché fatti; nel frattempo la politica, che già di suo non è mai stata così amante della verità, si è gettata a pesce nel nuovo paradigma di (dis)informazione. Pagliaro ci fa notare come tutto ciò dipende in prima battuta dall’unica cosa che è rimasta costante se non in calo in questa epoca di ipertrofia dell’informazione: la nostra attenzione, che è quindi diventata un bene prezioso e viene catturata sparandole sempre più grosse nella speranza che noi ci fermiamo per qualche secondo in più (e vediamo qualche banner pubblicitario, ça va sans dire).
Ecco: una pecca del libro è che anche Pagliaro è inconsapevolmente cascato nello stesso peccato che ha giustamente presentato. Nel testo sono mostrate tante fake news, raccontate molto bene e affiancate a quello che è davvero successo. Ma sarà proprio così? Una delle regole – di fondamentale buon senso – presentate nel libro per evitare di fare da cassa di risonanza dice di diffidare di una notizia se non c’è l’indicazione dell’autore o della fonte. Io mi sarei aspettato una sezione finale di note con una sfilza di riferimenti a quanto scritto: invece la bibliografia (solo cartacea, come se la carta fosse sinonimo di qualità) non ne riporta traccia. La speranza è che il lettore si sia così tanto appassionato da diventare un detective e cercarsi da solo le confutazioni qui presentate (e accorgersi delle imprecisioni, come la data della definizione di post-truth come parola dell’anno da parte dell’Oxford Dictionary o la definizione di Eric Schmidt che si riferiva alla produzione di informazione fino al 2003). Ma in quanti lo faranno?

_Scrittori giocatori_ (libro)

In questo libro (Stefano Bartezzaghi, Scrittori giocatori, Einaudi 2010, pag. 380, € 28, ISBN 978-88-08-19905-0) Stefano Bartezzaghi ha raccolto, ampliato e integrato alcuni suoi interventi a proposito di alcuni scrittori: il tema, come capita spesso con lui, è il gioco che si può trovare all’interno delle loro opere. Alcuni di questi scrittori giocatori, come Queneau, Calvino, Nabokov, David Forster Wallace, sono delle scelte abbastanza ovvie ; altri sono piu sorprendenti, come Dante. In realtà ogni capitolo guarda il gioco da una sfaccettatura diversa: in fin dei conti, se gli scrittori hanno uno stile diverso si approcceranno bene al gioco in modo diverso.
La pecca maggiore del libro è il suo prezzo. Non esiste versione economica né elettronica, il che è un freno alla sua diffusione. Sono passati sette anni, ormai il pubblico iniziale lo conosce già. Perché non proporlo anche ad altri possibili interessati?

_I primi quattro secondi di Revolver_ (libro)

Questo monumentale saggio (Gianfranco Salvatore, I primi quattro secondi di Revolver, Edt 2016, pag.489, € 17.50, ISBN 9788859232674) ha come scopo principale quello di raccontare cosa è successo nella scena britannica tra il 1966 e 1967, partendo dall’album Revolver e per la precisione dal suo inizio, il finto conteggio che precede l’harrisoniana Taxman. Il testo è pieno di dati, anzi ce ne sono fin troppi: soprattutto verso il fondo, quando Salvatore parla degli influssi del blues americano e della musica indiana, il povero lettore viene inondato da nomi luoghi date. Il vero guaio del libro non è però questo, bensì la ridondanza in tutte le pagine. Leggendo mi sono trovato la stessa cosa scritta due o tre volte, quasi come se più di un saggio questo fosse la trascrizione di una serie di lezioni universitarie (Salvatore è un professore). In conclusione, il testo è utile come fonte, anche per tutte le note che contiene; come lettura però non lo consiglio.

_Giocare con le parole_ (libro)

Simone Fornara e Francesco Giudici sono due insegnanti elementari ticinesi. Sì, per un italiano la parlata ticinese è quella immortalata da Aldo, Giovanni e Giacomo (“Potevo rimanere offeso!”), È anche vero che la lingua parlata in Ticino presenta molti germanismi. Ma all’atto pratico l’educazione linguistica scolastica è la stessa degli italiani, e quindi è improbabile che chi legga questo agile libretto (Simone Fornara e Francesco Giudici, Giocare con le parole, Carocci 2015, pag. 110, € 12, ISBN 978-88-410-7661-1) si accorga della nazionalità degli autori. Il capitolo introduttivo di Fornara non dà molti spunti, anche perché cerca di teorizzare un’attività eminentemente pratica; si può insomma passare direttamente a quelli successivi, dove la ludolinguistica è messa all’opera con svariate attività per bambini di età variabili dall’inizio della primaria alle superiori. Per ogni esercizio viene indicata l’età più adatta, quindi non ci si può sbagliare. La risorsa è preziosissima per gli insegnanti, ma utile anche per chi ha voglia di giocare con le parole, appunto.

_Milano in tram_ (libro)

Io sono sempre stato attratto dal trasporto su rotaia. Magari è un segno inconscio del mio desiderio di avere un numero limitato di scelte da fare. Ad ogni modo, quando in biblioteca ho visto questo libro (Francesco Ogliari, Milano in tram : storia del trasporto pubblico milanese, Hoepli 20 [2006], pag. 231, € 39, ISBN 9788820345624) me lo sono subito preso in prestito. Il formato molto grande delle pagine serve per mostrare le fotografie (e i disegni, nella prima parte che è anteriore ai dagherrotipi) che snocciolano una storia del trasporto pubblico milanese che ormai tocca i due secoli; molta enfasi è data alle caratteristiche tecniche di tram e metropolitane, con un’apposita sezione al termine del libro. Dal mio punto di vista il testo è un po’ scarno, c’erano molte altre cose che si potevano dire; soprattutto poi manca quasi del tutto la parte cartografica, che a mio parere è imprescindibile per avere un quadro d’insieme dell’evoluzione (e involuzione…) del trasporto su ferro a Milano. Nonostante ciò, l’opera è caldamente consigliata.

_Europeana_ (libro)

Questo è uno dei libri che non lasciano indifferente il lettore: o lo si ama o lo si odia. Scritto al sorgere del XXI secolo, il testo (Patrik Ourednik, Europeana : Breve storia del XX secolo [Europeana], Quodlibet 2017 [2001], pag. 148, € 14, ISBN 978-88-229-0015-9, trad. Andrea Libero Carbone) è a prima vista un’accozzaglia di frasi apparentemente poste a casaccio, a volte ripetute a distanza di una decina di pagine, senza alcuna virgola a scandire il pensiero – e in compenso con una pletora di “e”, come un bambino che continua ad aggiungere parole: al povero Andrea Libero Carbone si deve essere annodato il cervello per tradurlo ottimamente – e senza nemmeno seguire una scansione temporale: puoi trovare scritto “nel 1935 è successo questo e nel 1907 è successo quest’altro”, proprio come se ci si fosse appiccicato in memoria un testo senza averlo capito e si cercasse di ripeterlo senza ricordarselo bene. Leggendolo risulta però chiaro che la scelta di spaccare in migliaia di pezzi la storia europea del secolo scorso per riappiccicarla in quel modo ha un senso ben preciso: lasciare da parte la retorica del qui-ed-ora che ievitabilmente fa capolino nel caso di avvenimeni non troppo lontani da noi per mostrare come invece questi cent’anni hanno spiazzato tutti, a partire dagli storici e dai sociologi. La citazione in quarta di copertina della Barbie vestita da prigioniera di un campo di concentramento segue immediatamente un frammento sulle vittime ed è seguita dalle affermazioni di chi difende la scelta “per far conoscere alle nuove generazioni il problema”; la frase sugli hypercittadini sembra fatta apposta per noi italiani. Non è un caso che il libro sia stato ripubblicato da Quodlibet che si è sempre lanciata sulla sperimentazione linguistica.