_L’infinito tra parentesi_ (libro)

Quella di Marco Malvaldi di scrivere di saggistica (scientifica) dopo che si è fatto un nome con la narrativa potrebbe non essere stata una pessima idea. Sicuramente questo suo testo (Marco Malvaldi, L’infinito tra parentesi : Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges, Rizzoli 2017 [2016], pag. 248, € 12, ISBN 978-88-17-09321-7) è davvero piacevole, anche se non ha nulla a che fare né con il titolo né con il sottotitolo. I capitoli del libro cominciano tutti con una poesia, e nel seguito Malvaldi cerca di mostrare come i poeti riescano a racchiudere in poche parole quello che gli scienziati sono poi riusciti a mettere nero su bianco con tanta fatica. Un bieco materialista come me non è restato certo convinto, ma quella non è la parte più importante; in fin dei conti il libro è scorrevole e permette di conoscere cose che non si insegnano certo a scuola. Il mio unico appunto è che avrebbe potuto evitare il turpiloquio presente abbastanza spesso: d’accordo la contaminazione tra generi, ma continuo a pensare che espressioni che possono essere accettabili in un romanzo siano fuori posto in un testo come questo.

_Storia dell’editoria italiana_ (libro)

Il mondo editoriale italiano ha una sua storia che è molto diversa da quella di altre nazioni, per tutta una serie di ragioni che vanno dalla frammentazione preunitaria alla scarsa propensione alla lettura dei nostri connazionali. Questo libretto (Alberto Cadioli e Giuliano Vigini, Storia dell’editoria italiana, Editrice Bibliografica 2012 [2004], pag. 164, € 23.50, ISBN 978-88-7075-625-8) è una classica compilazione, nel senso che riprende informazioni di opere che si soffermano sui vari periodi storici e le riassembla in una visione più ampia. È interessante scoprire le varie tendenze dell’editoria nostrana, dalle doppie visioni milanese e fiorentina dell’Italia preunitaria alla nascita dei tascabili da edicola negli anni ’60; devo però dire che ho trovato soprattutto nella prima parte una serie di ripetizioni che nuocciono alla lettura, e che mi sarei aspettato qualcosa in più sul secondo dopoguerra (il periodo tra le due guerre è invece trattato bene).
Nota: io ho letto (preso in prestito in biblioteca) l’edizione 2004: esiste una nuova versione che dice di arrivare fino agli ebook, e che spero accenni anche al fenomeno degli allegati ai quotidiani e dei libri in GDO e autogrill, che qui mancano.

_Computer e cervello_ (libro)

Questo breve saggio di von Neumann (John von Neumann, Computer e cervello [The Computer & the Brain], Il Saggiatore 2014 [1958, 2000, 2010], pag. 140, € 14, ISBN 978, trad. Paolo Bartesaghi) nasce come una serie di lezioni che il grande matematico avrebbe dovuto tenere a Yale: la sua malattia gli impedì non solo di presentarle ma anche di terminarle e controllarle (Paolo Bartesaghi nella traduzione segnala un paio di punti in cui i risultati delle operazioni matematiche sono banalmente errati). Io non sono così d’accordo con i peana delle prefazioni alla seconda e terza edizione del libro sulla visione del funzionamento del cervello: al più si può affermare che se le cose stanno davvero così allora negli ultimi 60 anni non si è in realtà fatto nulla di nuovo. La prima parte del testo però è molto interessante sia dal punto storico – in quanti sanno come era fatto un computer negli anni ’50? – che da quello teorico. La prosa di von Neumann è sintetica ma molto chiara, e dato che è vero che la struttura odierna di un computer è fondamentalmente la stessa da lui creata il suo resoconto ci permette di avere un’idea della logica che portò alla creazione di tale struttura. Inoltre, anche se nel testo le differenze tra computer e mente non sono molto enfatizzate, leggere il testo con le conoscenze odierne – e soprattutto ricordarsi che la capacità di memoria del primo è enormemente aumentata – aiuta a capire che in realtà non sappiamo affatto come funzioni davvero il nostro cervello 🙂

_Dinosauri. Giganti dall’Argentina_ (mostra)

Una domenica pomeriggio di maggio Anna e io avevamo pensato di portare i gemelli alla mostra sui dinosauri al Mudec. Arrivati, abbiamo trovato una coda tale da farci girare i tacchi, con grande arrabbiatura di Jacopo (Cecilia aveva accettato rassegnata).
Oggi era il primo giorno di vacanze scolastiche: ho preso ferie e sono andato (senza Anna che era fuori Milano per lavoro) alla mostra. Punto positivo: non c’era nessuno. Per il resto, lasciamo perdere. Cinque sale (o quattro? non le ho contate) con qualche scheletro e due spiegazioni due per i bambini, che a dire il vero i miei avrebbero saltato a piè pari se non li avessi costretti a leggerle. Il dinosauro da 38 metri è molto scenografico ma del tutto falso, nel senso che sono state trovate pochissime ossa e lo si è ricostruito prendendo come esempio i titanosauri che però sono di un’altra famiglia. Tenendo conto che da solo è impossibile seguire due bambini, in meno di 25 minuti il giro è finito. Qualcosa di più c’era nella parte della collezione permanente: i due hanno apprezzato il filmato di Gertie, ma per quanto riguarda la parte davvero permanente non era facile spiegare cos’è l’etnografia e quali reperti erano presenti, se non a livello davvero generale.
Insomma, una delusione (per me: i due non dico siano rimasti entusiasti, ma almeno non si sono lamentati)

_Il labirinto dei libri sognanti_ (libro)

Di Walter Moers avevo letto, e apprezzato tantissimo, La città dei libri sognanti, di qui questo libro (Walter Moers, Il labirinto dei libri sognanti [Das Labyrinth von träumenden Bücher], Salani 2015 [2011, 2012], pag. 464, € 12, ISBN 9788862569873, trad. Umberto Gandini) è il seguito. Troviamo il vermicchione Ildefonso de’ Sventramitis, ormai famosissimo scrittore zamoniano che però ha perso l’ispirazione, che dopo duecento anni ritorna a Librandia, spinto dalla stessa curiosità: un manoscritto che gli arriva per caso.
Il problema è che in realtà non succede nulla. Moers è bravissimo a creare scene fantasmagoriche, e i suoi disegni sono sempre favolosi: ma le pagine passano e passano senza che si scenda nei sotterranei di Librandia, come chi ha letto il primo libro si aspetterebbe. Avete presente i documentari “The making of”? Ecco. Il libro è fondamentalmente questo. Lo Sventramitis entra nelle catacombe nelle ultime pagine, e “Qui comincia la storia” è la frase che termina il libro, con un post scriptum del Traduttore che spiega che il materiale era troppo e così l’ha diviso in due tomi. Peccato che Il castello dei libri sognanti non è mai stato pubblicato…
Umberto Gandini come sempre fa un lavorone nel rendere i giochi di parole e i nomi dei personaggi zamoniani che spesso sono parodie di persone realmente esistenti: stavolta ha dovuto persino tradurre duwe quartine nello stile di Carlo Porta, pardon Karl Porton. Chissà cosa c’era nell’originale!

_The Ion Raider_ (ebook)

Quello che mi dispiace è che il primo volume della serie, Pelquin’s Comet, non è disponibile come ePub ma solo come cartaceo oppure Kindle, e quindi mi è più scomodo da comprare.
Questo libro (Ian Whates, The Ion Raider, Newcon Press 2017, &eur; 3.72 circa, ASIN B06XD2TDP3) non è un capolavoro. Tanto per dire, tra i personaggi Jan si perde nel mezzo della storia; quel che è peggio è che non c’è un vero finale, ed è chiaro che l’autore ha già deciso di scrivere un terzo volume e quindi ha bloccato il testo nel bel mezzo. Ma tutto questo non è un problema. Stiamo parlando di space opera: libri in cui cerchiamo azione, avventure, colpi di scena. Qui ce ne sono quanti ne volete, e la storia è comunque costruita in modo tale da far lentamente capire cosa c’è dietro tutto questo. È possibile che avendo letto il primo volume le cose fossero più chiare fin da subito: come ho detto non lo so, e se fosse così significa che Whates è riuscito ad evitare di scrivere in quello stupido modo da “riassunto delle puntate precedenti” che io odio a morte.
In definitiva, se vi piace il genere vi consiglio caldamente il libro.

_Fisica e filosofia_ (ebook)

Per dirla in maniera tecnica, la teoria dei quanti è un casino. Non tanto dal punto di vista matematico: dopo un po’ ci si fa la mano. Il vero problema è che l’interpretazione dei risultati è così lontana dal nostro sentire comune che si cerca più o meno consciamente di riportare tutto alla sana meccanica classica. Heisenberg non è d’accordo, e ha scritto questo libro (Werner Heisenberg, Fisica e filosofia [Physics and Philosophy], Il Saggiatore 2015 [1958, 1961], pag. 204, € 10,99, ISBN 9788865764879, trad. Giulio Gignoli) proprio con lo scopo di mostrare perché i quanta non possono essere studiati con il paradigma non solo scientifico ma anche filosofico dei due millenni e mezzo precedenti. La lunga introduzione di Northrop era troppo piena di paroloni per un’anima semplice come me; Heisenberg scrive in modo molto più comprensibile, ben tradotto da Giulio Gignoli, a parte un po’ di pesantezza lessicale dovuta probabilmente ai più di cinquant’anni passati dall’edizione italiana. Diciamo che Heisenberg spiega ben chiaramente che il modo in cui eravamo (siamo?) abituati a comprendere il mondo fisico non funziona più nel caso dei fenomeni quantistici; ma non pensate di trovarci un nuovo modo per leggerli che non sia quello di seguire le formule matematiche e fidarsi di esse 🙂

_Richard – Missione Africa_ (film)

Tanto per cambiare, un film di animazione. Questo Richard – Missione Africa è una coproduzione tedesco-belga-lussemburghese(!)-norvegese(!!), girato in inglese (Richard the Stork è il titolo originale) e uscito senza alcun clamore almeno in Italia. La storia è piuttosto standard: un passero i cui genitori sono stati mangiati prima che lui nascesse viene allevato da una cicogna e si crede quindi cicogna. Solo che quando lo stormo deve migrare in Africa lui viene lasciato nel nord della Germania, e quindi decide di raggiungere gli altri, aiutato da un gufo pigmeo e un parrocchetto ciascuno con i suoi problemi.
Alcune scene sono abbastanza inutili, come il passaggio a Sanremo per un improbabile Festival autunnale e lo sketch con il corvo siculo Corvoleone; in compenso la running gag dei piccioni connessi sui fili della corrente è fenomenale. La grafica mi lascia sempre a bocca aperta, soprattutto poi in questo caso in cui per ovvie ragioni di trama ci sono molte viste dall’alto, “a volo d’uccello”. Diciamo che se avete bambini potete tranquillamente farglielo vedere.