_Matematica: stupore e poesia_ (libro)

Bruno D’Amore ha sempre avuto un approccio molto personale nei suoi libri. In questo caso (Bruno D’Amore, Matematica: stupore e poesia, Giunti 2009, pag. @ , € 18, ISBN 9788809754492, link Amazon) direi che la scelta è molto felice. Il tema, più che quello che il titolo farebbe pensare, non è la bellezza per così dire poetica della matematica ma la sua filosofia. D’Amore non entra nel merito dei temi specifici – quantunque l’accenno alla definizione gödeliana di matematica “di destra” e “di sinistra” sia davvero allettante – ma riesce molto bene a traasmettere al Lettore (con la L maiuscola..) il senso di meraviglia per come essa riesca a funzionare. Pensate un attimo: com’è che possiamo essere certi che le dimostrazioni geometriche per esempio sui triangoli, fatte con l’ausilio di un disegno, valgano per tutti i triangoli possibili? E come è possibile che un ragazzo passi dal riconoscimento per intuizione di un risultato all’astrazione che gli si richiede quando cresce? (Tra l’altro, D’Amore è molto critico con la riforma universitaria del 3+2, e non si perita di scriverlo a chiare lettere nel testo). All’interno della trattazione, D’Amore inserisce inoltre brani di altri “amici matematici”, il che da un lato gli permette di entrare meglio nei temi che tratta e dall’altro mostra paradossalmente come non esista in realtà un pensiero unico della matematica.

_Dino Buzzati al Giro d’Italia_ (ebook)

Anno 1949. Non solo l’Italia era uscita dalla guerra da pochi anni ed era piuttosto sgarrupata, ma la televisione non esisteva, al più c’era la radio che raccontava il mondo… e c’erano i quotidiani. Come potremmo oggi immaginare un resoconto del Giro d’Italia, l’avvenimento sportivo più improtante dell’anno, date queste condizioni? Una cronaca di tutto quello che è accaduto: cronaca non necessariamente asettica ma comunque informativa. E invece no. Il Corriere della sera prende come inviato uno scrittore come Dino Buzzati, che di ciclismo ne sa poco o nulla e lo confessa il primo giorno, anzi due giorni prima della partenza nel primo articolo. Nel suo reportage (Dino Buzzati, Dino Buzzati al Giro d’Italia, Mondadori 2014, pag. 196, € 6,99, ISBN 9789788852043505, link Amazon) tecnicamente troviamo alcuni dati della corsa (i suoi taccuini di appunti contengono i dati essenziali, il che significa che la gara la seguiva davvero) sotterrati all’interno di una epopea quasi militare tutta sua, da scrivere giorno per giorno senza riletture. La differenza con i resoconti delle tappe domenicali (il lunedi il Corsera non usciva in edicola), raccontate da Ciro Verratti e presenti in appendice, è enorme: Verratti in effetti racconta la corsa, anche se non certo asetticamente. In definitiva, un’epopea più che una cronaca.
L’unico punto dolente riguarda il prezzo dell’ebook. Io l’ho preso in prestito digitale, ma sette euro per un testo che si suppone si sia già ampiamente ripagato nei decenni secondo me è un furto.

_Introduzione alla filosofia della scienza_ (libro)

La quarta di copertina di questo libro (Giulio Giorello (ed.), Introduzione alla filosofia della scienza, Bompiani 1999 [1994], pag. 445, ISBN 9788845241239) afferma “Questo volume è rivolto a studenti universitari, a insegnanti e a tutti coloro che ritengono che le teorie scientifiche non siano semplici “ricette di cucina” (Croce) ma tentativi audaci e coraggiosi di interpretare e cambiare il mondo. Mah. Secondo me è adatto solo a studenti universitari (di filosofia). Io ho una formazione scientifica e non certo filosofica, e ho preso questo libro pensando che come dice il suo titolo fosse una introduzione alla filosofia della scienza, e quindi spiegasse i concetti di base. Mi sono trovato invece di fronte a un gruppo di saggi (i “capitoli” del libro); gli ultimi tre, di Roberto Festa, Matteo Motterlini e Giulio Giorello, sono riuscito a seguirli abbastanza, ma il primo (di Giorello e Motterlini) presupponeva una quantità tale di conoscenze pregresse da farmi sentire uno buttato in mezzo a una piscina per vedere se imparava a nuotare da zero, e gli altri tre (di Michele Di Francesco, Bernardino Sassoli e Maria Spranzi) li ho piantati dopo poche pagine senza alcun rimpianto. Alla fine della lettura ho in effetti un’idea più chiara del significato degli slogan su falsificabilità e paradigmi che sentiamo sempre raccontati (anche se più che Kuhn sono Lakatos e Feyerabend a essere contrapposti a Popper); ma ho il sospetto di aver fatto molta più fatica di quanto sarebbe stato effettivamente necessario.

_Parole in gioco_ (libro)

Stefano Bartezzaghi tipicamente gioca con le parole. Ma è una persona serissima – d’altra parte per giocare davvero bene bisogna esserlo – e ha meditato a lungo sin dai tempi dell’università su come funzionino. In questo libro (Stefano Bartezzaghi, Parole in gioco : Per una semiotica del gioco linguistico, Bompiani 2017, pag. 272, € 17, ISBN 9788845282362, link Amazon) raccoglie i suoi pensieri, e cerca di farne una classificazione non puntuale ma semiotica, partendo sia dalla teoria di Saussure e Caillois che dallo sviluppo della cosiddette “enigmisitca classica” avvenuto in Italia nel secolo scorso. Il risultato finale è per forza di cose incompleto, come chiunque abbia mai provato a costruire teorie di questo tipo scopre da sé; ma a mio parere la rappresentazione e il posizionamento del materiale aiuta a comprendere meglio ciò che sta dietro ai giochi di parole anche all’interno della struttura del discorso. Per esempio, è proprio vero che il gioco di parole abbassa sempre il registro linguistico? L’unica parte che ho trovato pesanre è l’appendice sul pensiero di Saussure, che non mi pare aggiunga valore al testo.

_Travolti dal caso_ (libro)

Quest’ultima fatica di Joseph Mazur (Joseph Mazur, Travolti dal caso [Fluke], il Saggiatore 2017 [2016], pag. 238, € 22, ISBN 9788842823674, trad. Elisa Faravelli, link Amazon) mi è piaciuta molto più del precedente suo lavoro che avevo letto. La parte più matematica racconta un po’ di storia su come è nata la teoria della probabilità, comprese alcune notizie che non conoscevo; ma la parte principale del testo consiste nel raccontare dieci coincidenze, o se preferite colpi di fortuna (i “fluke” del titolo originale) e valutare spannometricamente la probabilità che accadessero, o meglio a quale quota sarebbero date da un bookmaker. Dopo aver discusso quali sono effettivamente le condizioni al contorno per definire casuali certi avvenimenti, il libro termina infine con alcune considerazioni più filosofiche su quanto siamo noi a cercare inconsciamente quei pattern che poi chiamiamo coincidenze. L’idea che mi sono fatto è che l’argomento stia davvero a cuore a Mazur: lo si vede bene in come ha scritto il testo. Purtroppo ci sono un paio di punti nella traduzione di Elisa Faravelli che rovinano la lettura (e ad ogni modo nelle scommesse si parla di quote, non di quotazioni. I dizionari possono anche riportarlo come sinonimo, ma tutte le volte che vedevo scritto “quotazione” mi faceva l’effetto di un gessetto che strideva sulla lavagna)

_Scienza e media ai tempi della globalizzazione_ (ebook)

La scienza è complicata. Spiegare la scienza è doppiamente complicato, anche perché è solo da poco tempo che si è capito che la divulgazione della scienza non può essere lasciata alla buona volontà dei giornalisti e degli scienziati, e occorrono competenze specifiche. (Nota personale: sto predicando bene e razzolando male, visto che faccio divulgazione matematica senza essere né giornalista né scienziato). Questo libro (Pietro Greco e Nico Pitrelli, Scienza e media ai tempi della globalizzazione, Codice 2009, pag. 196, € 4,99 (16), ISBN 9788875782092, link Amazon) nella prima parte racconta per l’appunto di questi problemi, mentre nella seconda guarda in modo più generale la situazione e l’evoluzione dei media. Ho trovato questa seconda parte meno interessante della prima; più precisamente, mi è sembrato che gli autori girassero intorno ai problemi senza raggiungere una posizione specifica. Il problema segnalato da Greco e Pitrelli è però reale, e penderne coscienza è già un primo passo.

_Capitan Mutanda_ (film)

Come tenere buoni per un pomeriggio due ottenni? Portandoli a vedere il film tratto dai libri di Dav Pilkey, mi pare ovvio. Capitan Mutanda (vedi scheda) è l’idea di un supereroe creato da due pestiferi bambini delle elementari, che ovviamente sono più che altro interessati a un discorso coprofilo (non è un grande spoiler dirvi che la battuta chiave del film è “Urano”, che in italiano è così così ma in inglese si pronuncia come “your anus”).
Forse il film avrebbe beneficiato di una decina di minuti in meno nella seconda parte, ma è stato sorprendentemente piacevole anche per Anna ed io, pur senza avere uno specifico sottotesto per adulti come altri film (mi ricordo solo una battuta sull’incapacità di ridere “proprio come una supermodella”). Forse il merito è nel fatto che spesso si passava a un metapiano, con la scena che si fermava e i due protagonisti che spiegavano cosa sarebbe successo a quel punto.
Ah, i pinguini delfini vanno sempre bene!

_Vizio di forma_ (ebook)

Seconda raccolta di racconti di “pseudofantascienza” di Primo Levi, scritti tra il 1968 e il 1970, questo libro (Primo Levi, Vizio di forma, Einaudi 2016 [1971], pag. 269, € 6,99, ISBN 9788858422069, link Amazon) è probabilmente meno noto all’interno della produzione del grande scrittore torinese; ed è un peccato. A me piace tanto il suo stile retrò d scrittura, quasi come un osservatore alieno (prendete “Visto di lontano”, per esempio) ma anche come qualcuno che prende un’idea assurda e la infila in un racconto quotidiano (per esempio in “Protezione” che apre la raccolta). Personalmente non mi sono affatto accorto dell’ottimismo che qualche commentatore vede; anzi a me pare che la burocratizzazione spinta da lui narrata (vedi “Le nostre belle specificazioni”) mostri un’alienazione davvero triste; in aggiunta, i suoi racconti terminano sempre con un anticlimax che almeno per me rovina un po’ la storia. “Lavoro creativo” e “Nel parco” mi ricordano il tardo Heinlein, con i personaggi della letteratura che vivono davvero in un universo parallelo, ma lo predatano. Un’ultima curiosità: Stefano Bartezzaghi ha raccontato che Levi era riuscito a farsi assegnare per la sua casa di campagna un numero telefonico che era l’anagramma di quello di casa: insomma il racconto “A fin di bene” deriva anche da una scena di vita vissuta.