Buffoni

Per due mesi hanno rotto le palle dicendo che avevano vinto loro. Hanno anche per buona parte un programma populista sovrapponibile. Peccato che ognuno di loro continuava a strillare che lui aveva vinto più dell’altro. Quel pover’uomo di Mattarella le ha provate tutte. Lunedì ha chiesto loro per l’ultima volta di mettersi d’accordo oppure ci avrebbe pensato lui: quelli hanno tuonato lamentandosi di lesa maestà e definendo persino la data del voto (previo decreto di Gentiloni, immagino). E oggi vengono a chiedere ventiquattr’ore di tempo, come gli studenti che non hanno nemmeno aperto il libro e si vedono interrogati? Sono solo dei quaqquaraquà.

p.s.: so bene che si scrive quaquaraquà o al più quacquaraquà. Ma lasciatemi almeno la soddisfazione di creare un’altra parola con la doppia q.

E gli altri 22 milioni?

Luigi Di Maio ha cercato per quanto gli fosse possibile di accreditarsi come politico responsabile e moderato, ma a quanto pare l’antagonismo non riesce proprio a scrollarselo di dosso. Lo si è sentito ieri nell’intervista televisiva da Lucia Annunziata, quando ha detto «Quale può essere l’effetto sul MoVimento del rifiuto di due forze politiche chiamate a dialogare con noi? E si riceve solo il due di picche, per la regia di Renzi e Berlusconi? Il grave rischio è che una forza come la nostra, votata da 11 milioni di persone, si allontani dalla democrazia rappresentativa. La disaffezione alle istituzioni della Repubblica. Non sta succedendo, ma il rischio c’è, la gente non ci crede più».

Il punto è molto semplice. Ci sono 22 milioni di persone che non hanno votato quella forza politica: rectius, che hanno votato altre forze politiche. (Dal mio punto di vista chi decide di non votare non ha nessun diritto di parola. Un paio di volte ho annullato anch’io la scheda, ma sapevo che per quel giro non avrei potuto dire nulla). Se vuoi fare un governo con i rappresentanti di alcuni di loro, devi mettere in conto che ognuno deve fare delle concessioni. M5S ne deve fare di meno perché loro sono di più, ma le deve fare anche lui: e le concessioni non sono “vabbè, non farò il premier” ma sono accettazioni di punti del programma diversi da quello loro. (E no, non vale cambiare il programma al volo 🙂 ) Non funziona? La colpa tipicamente è di entrambi, a meno che qualcuno non espliciti i punti del proprio programma che avrebbe lasciato perdere e quelli altrui che avrebbe accettato. Stacce.

Ah: credo che Dima tutto questo lo sappia perfettamente, e se non lo sapeva qualcuno gliel’abbia già spiegato. Ma lui sta parlando agli undici milioni di cui sopra, e purtroppo molti di loro questo non lo stanno.

Molisn’t

Molisn’t (da https://bit.ly/2HjULty)

In rete gira da anni un tormentone sulla non esistenza del Molise. Una regione da 300 mila abitanti, la cui notorietà negli ultimi decenni era affidata al fatto di aver dato i natali ad Antonio Di Pietro. Solo che ieri si è votato per il consiglio regionale, e improvvisamente tutti si sono accorti della sua esistenza, salvo naturalmente il PD che sta ancora cercando di vedere se lui esiste.

Per pura curiosità ho provato a confrontare i voti di sette settimane fa alla Camera con quelli (quasi definitivi mentre scrivo) di ieri. Premesso che a furia di liste civiche è difficile valutare il peso dei singoli partiti, fa specie che M5S sia sceso dal 44,8% al 38,4% (con sette punti in meno alla lista) mentre il centrodestra sia salito dal 29,8% al 43,8%. Non credo che Giggino ne sia così felice.

Povera Italia

Non so se Matteo Salvini non capisca davvero nulla delle disequazioni. A dire il vero non trovo nemmeno la cosa così importante: detto tra noi, le disequazioni possono essere utili in diversi casi, dal banale decidere cosa comprare se si hanno pochi soldi ai problemi di programmazione lineare che permettono di ottimizzare le produzioni aziendali; ma i compiti con le disequazioni che si fanno a scuola hanno la stessa inutilità delle frasette contorte che devono essere tradotte in latino.

Quello che mi fa pena è vedere una persona che vorrebbe essere il presidente del Consiglio vantarsi della sua ignoranza vera o presunta, sapendo che migliaia di persone apprezzeranno questa manifestazione e quindi scegliendo volontariamente il populismo dell’odio per la matematica.

P.S.: complimenti al figliolo. Le disequazioni non sono di per sé difficili ma richiedono molta attenzione per non fare errori di distrazione.

Chi presiede le Camere e chi no

M5S voleva Fico alla Camera, e si è trovata Fico alla Camera. Direi che se ci limitiamo ai risultati per loro è tutto perfetto. Certo, hanno dovuto votare Casellati al Senato, ma tanto il Senato verrà abolito dalla riforma elettorale, no?
Salvini formalmente è rimasto a bocca asciutta, ma credo che sia pronto a prendersi con gli interessi il “regalo” che ha fatto a Berlusconi proponendo formalmente una forzista (di quelle pure e dure) per la seconda carica dello Stato. Probabilmente concederà anche a Di Maio la presidenza del Consiglio, preferendo mantenere i dicasteri importanti: chissà se imbarcheranno anche Berlusconi in modo da fare una bella riforma costituzionale con una maggioranza superiore ai due terzi e quindi senza referendum conservativo. Sarà divertente vedere come i pentastellati spiegheranno che funziona tutto secondo i loro piani: se qualcuno di loro è tra i miei ventun lettori mi piacerebbe sentire cosa ne pensa di un governo M5S-Lega-(FI).
Il PD in tutto questo è rimasto non solo a bocca asciutta ma anche snobbato. Nulla di strano né di preoccupante: se davvero vorrà fare un’opposizione seria – non solo in Parlamento ma anche nel territorio, cosa che però mi pare non siano più capaci di fare – non era questo il luogo. Però mi rimane un dubbio. Giusto votare candidati di bandiera, anche se avrei cominciato già dal primo turno. Ragionevolmente giusto votare Giachetti alla Camera: era il vicepresidente anziano, quindi la figura più istituzionalmente spendibile. Ma mi spiegate perché al Senato la prescelta è stata Valeria Fedeli?

Tony Iwobi

Mica ho capito perché certa sinistra sbertucci così tanto il senatore nero eletto nelle liste della Lega, raccontando per esempio che è contrario allo ius soli e definendolo uno zio Tom del ventunesimo secolo.

Come prima cosa, accendere il neurone potrebbe portare ad accorgersi che Iwobi non è nato in Italia ma ha ottenuto la cittadinanza per matrimonio: quindi dal suo punto di vista non c’è alcuna ragione impellente per concedere la cittadinanza alla nascita. Ma più in generale bisogna ricordarsi che le istanze di chiusura della Lega nascono dal ritenere che non sia affatto semplice integrare altre culture nel tessuto italiano: se uno si è integrato, dove sta il problema?

Insomma, Iwobi è il perfetto prototipo del leghista. In bocca al lupo per la sua carriera.

Non ce la possiamo fare

Il commento che riporto qui sotto sta girando in questi giorni su Facebook:

L’Italia è quel paese dove il primo partito politico non può governare perché il terzo ha fatto una legge per far vincere il secondo mentre si accordava con il quarto. Fa un po’ ridere ma sostanzialmente è così,e quel primo partito ha votato contro quella scellerata legge a differenza degli altri tre.

Bella frase ad effetto, che però ha un piccolo problema: è stato il secondo partito a fare la legge, non il terzo (che comunque l’ha votata anch’esso). Questo non è un problema di tifo politico, ma proprio di incapacità funzionale: si prende e si copia, senza nemmeno accorgersi che è fattualmente errata (e peggio ancora, sarebbe stata persino più divertente se scritta correttamente…) Non è che servisse chissà quale lavoro di ricerca oppure ragionamento contorto: basta aprire una tabella riassuntiva presente su tutti i media e leggere i numeri.

Non stiamo insomma parlando della storia di chi pretende oggi i moduli per il reddito di cittadinanza: per quanto ne so, quella potrebbe essere una fake news oppure una trollata. Qui siamo proprio a livello di riflesso pavloviano. Pensate alla nostra bella oclocrazia.