La legge elettorale proposta da YouTrend

Quando stamattina ho visto che YouTrend ha preparato una proposta di legge elettorale (occhei, l’ha proposta due settimane fa, ma non è che io sia sempre sul pezzo) mi sono detto “sarà la solita schifezza”. Poi sono andato a leggerla e mi sono dovuto ricredere.

Nella loro proposta, in entrambe le camere si vota metà con il maggioritario e metà con il proporzionale: 309 collegi alla Camera e 154 al Senato. I primi sono anche stati presentati, i secondi che io sappia no. La scheda sarebbe unica, simile a quella delle elezioni del sindaco nei grandi comuni: in ogni collegio sono indicati i candidati all’uninominale, con le liste collegate, e quelli al proporzionale. Non esiste nessun concetto di scorporo: l’unico “passaggio di voti” si ha se si indica solo una preferenza di lista nel qual caso il candidato uninominale corrispondente prende il voto, mentre non è vero il viceversa (un voto solo a un candidato uninominale non viene assegnato a nessuna lista); è anche possibile il voto disgiunto. Nella parte uninominale vince chi prende più voti, non c’è il doppio turno; in quella proporzionale si ha un proporzionale puro su base nazionale alla Camera (metodo Hare, quindi quozienti interi e i seggi non assegnati vanno a chi ha i resti più alti) e su base regionale al Senato (Hare modificato, perché occorre aver avuto almeno un seggio come quoziente per accedere alla ripartizione dei resti).

La “dimenticanza” che io vedo nella proposta è il non avere esplicitato l’impossibilità di candidarsi in più collegi nella parte proporzionale (e magari anche in un maggioritario, giusto per fare l’en plein). Per il resto, mi pare un buon compromesso per tenere insieme una rappresentanza popolare con un’attenzione al territorio. Che il tutto funzioni in pratica in un contesto fondamentalmente tripolare non lo so, ma tanto non è che le altre alternative siano così migliori… a meno naturalmente che non si scelga il modello “enorme premio maggioritario a chi arriva primo”. Voi che ne pensate?

Trump e i missili

Al momento l’unica cosa che comprendo è che Donald Trump ha dato l’ordine di lanciare una carica di missili contro la base aerea siriana di Al Shayrat, senza chiedere l’ok al Congresso.
La cosa mi preoccupa non tanto perché non saprei dire chi sono i “buoni” e chi i “cattivi” – in quel contesto mi pare che la cosa più semplice da fare sia chiamarli tutti cattivi – quanto perché non riesco affatto a capire la logica dietro tutta la successione di eventi, dall’attacco iniziale con le armi chimiche a questa risposta. La mia sensazione è che le notizie che si leggono dicono tutto e il contrario di tutto, e la cosa mi disturba: lo so che la verità non è mai da una parte sola, ma in questo caso mi pare ce ne siano troppe di verità.

In difesa del ministro Poletti

Tra i ministri del governo Renzi-Gentiloni, Poletti non è forse tra i migliori. Beh, diciamo che l’applicazione del metodo Cencelli a una coalizione un po’ raffazzonata in un tempo storico in cui si privilegia l’apparire al fare non ha dato risultati eclatanti. Ma a parte le litoti, Poletti assurge spesso agli onori della cronaca per le sue uscite, e ieri è successo di nuovo: tutti a lamentarsi su Facebook per il suggerimento del ministro di giocare a calcetto (con le persone giuste) per trovare lavoro anziché studiare. Sarebbe stata la rovina per quelli come me che odiano il calcio: mi veniva quasi da chiedere se potevo almeno passare alla pallacanestro.

Poi stamattina a Radio Popolare ho sentito esattamente cosa ha detto, e non è esattamente così. Poletti ha rimarcato una cosa che è ovvia non solo in Italia ma anche all’estero: più che i curricula, il “rapporto di fiducia” che è alla base del rapporto di lavoro lo si trova giocando a calcetto. Come vedete, lo studiare non entra proprio nel discorso, e immagino sia dato per scontato. D’altra parte tutti coloro che si lamentano delle frasi di Poletti non hanno che da andare a fare e vincere un concorso, dove non contano né il calcetto né i curricula.

Alla fine del servizio radiofonico, però, ho forse capito la ragione di tanto odio. Nel campo politico si solo lamentati i transfughi PD (che hanno trovato lavoro cominciando a fare i portaborse) e i pentastellati (che l’hanno trovato scrivendo a beppegrillo™). Nemmeno loro giocavano a calcetto.

Flixbus e decreti

Leggendo la storia dell’emendamento antiFlixBus ho scoperto varie cose:
– in Puglia ci sono quattro senatori del gruppo Conservatori e Riformisti su venti in totale: se si pensa che il partito è una costola fuoriuscita da Forza Italia si può immaginare cosa fosse la Forza Italia locale.
– il Decreto Milleproroghe è una simpatica usanza italica, che fa il paio con la Lotteria Italia che è più o meno dello stesso periodo: quando si arriva a fine anno ci si accorge che tante cose non sono state fatte e quindi le si proroga per decreto. E questo potrebbe ancora andare. Peccato che tra il decretare e l’approvare ci sia il mare di emendamenti che evidentemente aggiungono cose che prima non c’erano, come in questo caso.
– In commissione (quindi con relativamente pochi deputati) si riescono a fare cinque versioni di un emendamento fino a che non l’ultima viene accettata (per stanchezza?). Possibile che nessuno si sia chiesto il motivo di queste riformulazioni?

Infine: io sono pigro, ma non c’è nessuno che abbia tirato fuori i testi delle cinque differenti versioni? Credo che sarebbero molto interessanti.

scis e sione

Non ho capito se ci sarà una scissione del PD né chi si scinderà e chi no: ma detto tra di noi non me ne può importare di meno. Troverei più interessante capire perché la minoranza PD, che prima chiedeva a gran voce il congresso, adesso non lo vuole più: dal mio punto di vista la cosa più semplice è contarsi e poi eventualmente andarsene se si scopre che quelli che la pensano in modo molto diverso da noi sono troppi. Ma mi resta comunque il dubbio: ma cosa pensano quelli che votano o potrebbero votare PD di tutta questa storia? Interessa loro oppure no?

Virginia e Romeo

Più che fake news e verità alternative, quello che mi pare stia succedendo nei media (italici ma non solo) è l’alluvione di dati (non li chiamerei nemmeno notizie) senza un sia pur minimo discrimine, che impedisce di separare il grano dal loglio.
Per dire, nella vicenda Romeo-Raggi io ho capito che ci sono questi fatti: (se non sono fatti ma opinioni, o se non sono fatti perché non veri, per favore avvisatemi)
– Romeo ha fatto negli anni passati varie polizze di assicurazione (assicurazione vita? piano di accumulo con controassicurazione?)
– Una di queste polizze ha avuto da un certo punto in poi (prima delle comunarie M5S) come beneficiaria Virginia Raggi
– Virginia Raggi, una volta diventata sindaca, aveva promosso il dipendente comunale Romeo, più che raddoppiandogli lo stipendio, anche se poi ha dovuto abbassarglielo un po’ per una serie di rilievi che le sono stati mossi.

Io non so come funzionano le polizze assicurative (se non che una polizza con un massimale così piccolo è tipicamente una fregatura dal punto di vista matematico per chi la fa, ma questa è una storia indipendente), e mi piacerebbe sapere come funziona esattamente quella polizza. Poi mi piacerebbe sapere a chi sono state intestate le altre polizze (non mi interessano nomi e cognomi che tanto non riconoscerei, ma le posizioni delle altre persone sì). Infine mi piacerebbe sapere le ragioni ufficiali della promozione di Romeo, e quello dovrebbe essere un atto pubblico. Poi ognuno unirà i puntini come vuole, a parte i giudici che dovranno farlo solo con prove certe. Chiedo troppo?

Addio Italicum

Quando la Corte Costituzionale ha pubblicato il suo giudizio sull’Italicum a Matteo Renzi devono essere fischiate le orecchie. Tutta la sua riforma elettorale (il famoso “combinato disposto”) si estendeva a partire da un cardine: ci deve essere un vincitore certo delle elezioni. Il turno di ballottaggio con premio di maggioranza serviva proprio a questo. Ed ecco che la Consulta ha detto “va bene il premio di maggioranza, ma niente ballottaggio. O il partito vincitore ha almeno il 40% oppure niente premio”.

Alcuni hanno commentato che in questo modo si è costituzionalizzata la Legge truffa, dimenticandosi di due piccoli particolari: che la legge Scelba parlava di coalizioni, non di partiti, e che il premio era dato a chi la maggioranza assoluta l’aveva comunque raggiunta. Qui, a meno di coalizioni ad hoc che mi pare difficile che possano arrivare a sinistra, troveremo tanti partiti che avranno alla fine un proporzionale con sbarramento al 3%: questo alla Camera, perché per il momento al Senato avremo un Consultellum che è un proporzionale con sbarramenti molto più alti. All’atto pratico ritorneremo a un sistema abbastanza simile a quello che abbiamo avuto fino al 1992, il che può anche andare bene.

La chicca è però la parte della sentenza sui capilista bloccati e candidabili in più circoscrizioni. La candidatura multipla è purtroppo stata ammessa, anche perché è una costante dal 1948 o giù di lì. Ma è stata molto depotenziata dal fatto che se un candidato è stato eletto in più circoscrizioni non potrà scegliere quale tenersi e quindi implicitamente chi far passare tra i galoppini dietro di lui; ma ci sarà un sorteggio, che per ironia della sorte era indicato nell’Italicum nel caso il vincitore non avesse scelto entro otto giorni per quale collegio optare. In realtà la Corte ha potuto fare così proprio perché la legge prevedeva questo caso eccezionale che è diventato l’obbligo: questo perché essa non legifera e quindi deve riadattare la legge elettorale con quello che trova.

Che succederà ora? Non so. Io mi prenderei tanti popcorn, perché Gentiloni non mi pare proprio abbia voglia di lasciare prima dell’anno prossimo 🙂

I referendum CGIL

Insomma ne sono stati ammessi due su tre, ma soprattutto è stato respinto quello per rimettere in piedi l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il che significa che non si andrà a elezioni anticipate.

Se non sbaglio, le motivazioni non sono ancora state pubblicate, quindi sto tirando a indovinare: ma più che un “giudizio politico” che non è roba da Consulta, presumo che sia passata la considerazione che non si stava ripristinando il testo pre-riforma Fornero ma si stava surrettiziamente cercando di ampliare la platea degli aventi diritto, e quindi avere un referendum propositivo. Non che una cosa del genere non sia mai capitata – il primo esempio che mi viene in mente è quello del referendum pro-aborto dei radicali nel 1981 – ma in genere questo veniva fatto rispetto a una nuova legge che andava già in quella direzione, mentre in questo caso si voleva non solo rimettere il pendolo nella posizione iniziale ma spostarlo dalla parte opposta di quella indicata dal Parlamento. Se questa mia ipotesi è vera, mi chiedo come mai in CGIL non abbiano pensato di far firmare due proposte di quesito, una che riportava allo status quo e quella effettivamente presentata, per sicurezza. Tornando al 1981 e all’aborto, il Movimento per la Vita aveva fatto proprio questo: il referendum più restrittivo fu bocciato dalla Consulta e rimase solo quello più soft, che poi non ebbe la maggioranza. Errore di Camusso &C, oppure precisa scelta per avere titoli più accattivanti e quindi ottenere più firme?

(Per i curiosi, le mie attuali intenzioni di voto sono NO per il referendum sui voucher e SÌ per quello sugli appalti).