L’app di PosteItaliane pensa agli umarell

Ieri mattina sono dovuto andare a ritirare una raccomandata in posta. Una volta le lasciavano in un ufficio più lontano ma che era aperto al pomeriggio: ora invece devo andare in quello più vicino che però chiude alle 13:50.
Per evitare di perdere tempo ho pensato “usiamo l’app e prenotiamo”. Peccato che alle 8:05 il primo orario disponibile fosse per le 9:00, tanto che ho fatto prima ad arrivare, prendere il mio numerino e aspettare il turno. Non pretendevo le 8:20, ma immaginavo che 35 minuti di anticipo per il turno delle 8:40 fossero sufficienti, e invece no. Per la cronaca, il numerino preso con il furbofono era A00, quindi nemmeno da dire “avevano già riempito lo slot”.
Evidentemente non vogliono dare troppo fastidio ai pensionati e agli umarell che si fiondano non appena l’ufficio postale apre”.

Sai a quanto serve

Io sono contrario alla Polizia Postale che “si attiva nei termini di legge” per gli auguri di morte a Giorgio Napolitano.

Giusto per mettere le cose in chiaro, ritengo quei commentatori dei minus habens – mi sono scocciato di dire “analfabeti funzionali” – che non si rendono conto di quello che scrivono, e probabilmente cascheranno dalla nuvole quando la PolTel andrà a trovarli… salvo poi cercare i quindici minuti di notorietà facendosi intervistare da Corriere o Repubblica. L’unica condanna sensata sarebbe vietare loro l’uso di Internet e costringerli a tornare al bar a vomitare odio.

Quello che io vorrei è che i giornali smettessero di segnalare questi commenti. Tanto lo sappiamo tutti che i minus habens esistono, e siamo anche capaci di andare da soli a leggerli. Ogni volta che questi commenti vengono pubblicizzati è un passetto in più verso una leggina che con la scusa di evitarli taglierà pesantemente la libertà di opinione, cosa che mi preoccupa molto più di una serie di “possa tu morire male”.

Adda venì GDPR

Ieri dopo pranzo mi arriva sul cellulare una chiamata da un numero romano. Rispondo e una persona, dall’accento non italiano, mi dice che vuole parlarmi di crittovalute. Dico che non me ne può importare di meno – se avete notato, non ne ho mai neppure parlato dal lato teorico – ma la tipa continua a dirmi che deve farmi passare la sua collega, al che abbastanza scazzato le chiedo come ha fatto ad avere il mio numero di telefono. La tipa risponde che si trova sui siti in rete (il che è parzialmente vero, nel senso che se lo scrivi tutto attaccato non lo trovi, ma se stacchi il prefisso sì)

Tra un mese finalmente il GDPR sarà attivo, e a quel punto la risposta sarà semplice: non puoi usare un dato per uno scopo X se non me l’hai chiesto, ed eviterò di perdere cinque minuti a sbraitare alla tipa (che poi ha buttato giù lei, mica io). Lo so che se ne strafregheranno, ma l’altra parolina magica “aspetti che registro la chiamata” dovrebbe aiutare.

Il figlio non riconoscibile

A inizio settimana potreste aver letto della consigliera comunale PD Chiara Foglietta che è (presumo) unita civilmente con una compagna, ha avuto un figlio mediante inseminazione eterologa e ha affermato che “l’anagrafe non lo registra se non con una dichiarazione falsa”. Più precisamente, le formule usate dall’anagrafe, datate 2002, «obbligano a dichiarare che la nascita deriva da “un’unione naturale (cioè dal rapporto sessuale) con un uomo”, di cui si può non fare il nome, ma che si garantisce non essere né parente né nei gradi di parentela vietati dall’ordinamento italiano».

Ho provato a fare qualche ricerca, partendo dal presupposto che Foglietta non sia sposata (l’unione civile non è sicuramente un matrimonio). Il Codice Civile (articolo 258) dice «L’atto di riconoscimento di uno solo dei genitori non può contenere indicazioni relative all’altro genitore. Queste indicazioni, qualora siano state fatte, sono senza effetto.». Sia il portale delle prefetture che il DPR 396/2000 e successive modifiche non mi pare dicano nulla del genere. Il massimo che ho trovato è l’articolo 42 che dice «Chi intende riconoscere un figlio nato fuori del matrimonio davanti all’ufficiale dello stato civile deve dimostrare che nulla osta al riconoscimento ai sensi di legge.» Il “nulla osta” dovrebbe essere (a) che non è già riconosciuto come figlio da altri e (b) che non è nato «da persone tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, ai sensi dell’articolo 251 del codice civile», cosa che si può fare senza indicare come è stato concepito il bambino. D’altra parte non vedo perché prima del boom della fecondazione artificiale fosse necessario esplicitare che il figlio giunge da un’unione naturale con un uomo; e se il problema è l’espressione “figlio naturale” la legge ha tolto da mo’ questa dicitura per un più neutrale “figlio nato fuori dal matrimonio”.

Naturalmente questo non è il mio campo e posso avere tralasciato qualcosa di ovvio, nel qual caso sono certo che qualcuno mi posterà direttamente il testo del modulo in questione. Però tutte le notizie che ho trovato partono dalla stessa fonte, che non presenta questi formulari. Misteri.

Bidone dell’immondizia

I miei ventun lettori sanno che non seguo il calcio. Quindi sia per Roma-Barcellona di martedì che per Real Madrid-Juventus di ieri ho saputo cosa è successo dopo la fine delle partite.
Mentre ieri ero fondamentalmente soddisfatto di avere letto commenti sostanzialmente positivi – non parlo ovviamente di quelli dei tifosi della Maggica, oggi ho capito che non ce la potremo mai fare. Non entro ovviamente nel merito “il rigore c’era / non c’era”: anche se avessi guardato l’azione non avrei le competenze per parlarne con un minimo di cognizione di causa. Però continuo a non capacitarmi di questo livore aprioristico, che poi genera ovviamente livore uguale e contrario tra i tifosi juventini.

Detto questo, spero che la dirigenza juventina prenda provvedimenti contro Gianluigi Buffon. Certe frasi sono comprensibili nell’eccitazione del momento, ma comunque non sono scusabili, e contribuiscono solo a esacerbare gli animi. (Ah: divertente il titolo dell’articolo sul sito BBC, “Gianluigi Buffon unhappy with referee Michael Oliver”. Il classco understatement albionico)

ricettazione?

Indipendentemente dal mio giudizio su di loro, Maurizio Belpietro e Gianluigi Nuzzi sono giornalisti. Posso lamentarmi del fatto che invece che acquistare direttamente le intercettazioni illegali nel caso Coop abbiano detto alla buonanima del Caprotti di assumere i tipi, ma non mi pare che la condanna per ricettazione abbia un senso. Oppure sono io che non ho capito e il problema è proprio il doppio passaggio, anziché l’acquisto diretto? Qualcuno ne sa di più?

Che succederà in Telecom?

Ogni giorno esce fuori qualcosa di nuovo nella telenovela Telecom (o Tim, se preferite). Ieri Cassa Depositi e Prestiti ha annunciato di volere acquistare il 5% delle azioni, evidentemente perché è certa che ci sarà la separazione tra rete di accesso e resto dell’azienda e vuole avere un piede dentro. Oggi Vivendi ha presentato la sua lista di candidati per l’assemblea del 4 maggio (ma ci sarà?), rimettendo la maggior parte di quelli che si sono dimessi per far saltare l’assemblea del 24 aprile (che però magari ci sarà lo stesso, visto che i sindaci hanno puntato il piedino). Nel mezzo io e altri 35.000 – chi finirebbe nella parte di accesso è un po’ più tranquillo – facciamo i vasi di coccio.

Lasciando perdere i casi personali, il problema praticamente ventennale… è che in Telecom non esiste un piano industriale. L’unico tentativo era stato quello di convergenza fisso-mobile proposto da Tronchetti Provera dopo aver fatto cedere gli immobili a Pirelli RE. Il piano ai tempi era perfettamente sensato: peccato che per farlo, invece che fondere Telecom e Tim e quindi formare un’azienda relativamente sana, MTP abbia scelto di comprare Tim facendo fare ulteriori debiti a Telecom (e ottenendo una bella plusvalenza personale, ça va sans dire). Vivendi afferma di avere un piano, ma io confesso di non essere ancora riuscito a capirlo: e soprattutto, rispetto ai precedenti soci di maggioranza relativa, ritiene di poter fare il bello e il cattivo tempo sulle scelte aziendali, cosa che ha fatto improvvisamente svegliare lo stato italiano che prima se ne stava a far finta di niente se non addirittura a remare contro (citofonare Renzi).

Che succederà ora, come scrivevo nel titolo? Boh, non chiedetelo certo a me…

Biglietti del bus a Torino: si sono bevuti il cervello?

Sabato scorso Vittorio Bertola si è lamentato su Facebook dell’ultima trovata della giunta dei suoi ex-colleghi: abolire il biglietto cartaceo per i mezzi pubblici e obbligare ad avere una tessera a quanto pare personale. Leggendo perlomeno la pagina GTT al riguardo mi pare abbastanza chiaro che la tessera è personale; in effetti Bertola si lamenta per i problemi di privacy legati all’innovazione.

Io personalmente ho dubbi di ben altro tipo. A me può capitare di essere a Torino una volta l’anno. Finora non c’erano molti problemi: arrivavo, compravo il biglietto del tram, e andava tutto bene. Ora, a meno che io non riesca a passare a Torino entro il 30 aprile e sperare che quelle gratuite non siano esaurite, da gennaio 2019 dovrei spendere cinque euro per comprare una tessera che sicuramente dimenticherò la prossima volta che tornerò.

Qual è la logica di tutto questo? Non lo so. Per dire, a Milano – a parte che i biglietti cartacei continuano ad esistere, e a parte che la card ricaricabile non è personale – posso comprare un biglietto anche con un SMS. A Torino nulla di tutto questo. Qualcuno sa spiegarmi il perché?