Google e riconoscimento delle immagini

È un bel po’ che Facebook sfrutta il riconoscimento delle immagini nei suoi post. Ma non mi aspettavo che dopo aver scattato questa foto ai gemelli spiaggiati la mattina del loro compleanno Google Maps mi suggerisse di aggiungerla all’albergo ivi presente a una cinquantina di metri di distanza in linea d’aria, e quindi confondibile per GPS. In effetti ha senso, ma è preoccupante…

Carta Nazionale dei servizi

Ieri sera mi è arrivata una busta intestata SOGEI. Mi sono preoccupato un po’, ma quando l’ho aperta ho scoperto che era semplicemente la nuova Carta Nazionale dei Servizi. Nazionale, sì. Noi in Lombardia avevamo sempre avuto una tessera regionale (oltre che quella nazionale), ma ho scoperto che «Dato il livello raggiunto dai servizi socio–sanitari nazionali, Regione Lombardia ha avviato il progetto di convergenza della CRS verso la TS–CNS. Ai cittadini lombardi con la CRS in scadenza, quindi, verrà recapitata la nuova Tessera Sanitaria – Carta Nazionale dei Servizi da utilizzare comodamente da casa.» Diciamo che se fossi un funzionario di un’altra regione mi arrabbierei un poco.

Ma veniamo all'”utilizzare comodamente da casa”. La letterina che era allegata alla tessera specificava che avrei potuto chiedere il pin, da usare “comodamente” con un lettore di smart card, oppure una password comprensiva di codice “usa e getta” (one-time password) che sarebbe arrivata via telefono, e sarebbe basato andare in un’Unità Ospedaliera. Il mio ufficio è attaccato al Fatebenefratelli: in tredici minuti sono andato, ho fatto le pratiche, sono anche passato al bancomat e sono rientrato. Questo è bello. (Un po’ meno bello scoprire che con SPID avrei comunque potuto fare tutto). Entro, metto la password provvisoria, scrivo la password definitiva, accetto l’accettabile, e guardo il mio fascicolo sanitario: vuoto. Però posso aggiungere nel “taccuino” le informazioni sanitarie e condividerle con il mio medico di base: così ho inserito la scansione degli ultimi esami del sangue Avis, esami che naturalmente sono stati fatti al Niguarda ma che a quanto pare non possono essere messi automaticamente (e in formato elettronico nativo, non scansionato), nel senso che non è previsto da nessuna parte che io possa dare l’ok all’operazione. Bene, ma non benissimo.

Specchio dei tempi è in fase calante

Se siete piemontesi, sapete certamente che cos’è Specchio dei tempi: la rubrica di lettere nella cronaca cittadina de la Stampa, presente da decenni sempre nello stesso formato. L’altra settimana ero in montagna in vacanza con i gemelli, acquistavo tutti i giorni il giornale per far passare un po’ il tempo, e mi sono anche rimesso a leggere la rubrica. Un giorno tra le lettere ne ho trovata una che si lamentava del compito di matematica dato alla maturità scientifica. Non so come mai l’autore l’avesse spedita un mese e mezzo dopo l’esame, ma tant’è. Sempre perché non avevo nulla da fare, ho preso il tablet e ho mandato una risposta che qualche giorno dopo è stata pubblicata. (Nota: non è poi così difficile farsi pubblicare, ci ero riuscito già trent’anni fa: il trucco è scrivere in modo acribico). Un tempo mi sarebbero arrivati i messaggi degli amici piemontesi che avevano visto la lettera: stavolta niente da fare… È assodato che ormai la rubrica è diventata residuale.

La mia libreria in Dewey

Un po’ come quelli che usano la cintura e le bretelle, io cerco di mantenere più o meno in sincronia tre mie librerie virtuali, su aNobii, Goodreads e LibraryThing. Quest’ultima ha aggiunto una nuova funzione: un istogramma dei libri che ho letto, secondo la classificazione Dewey (quella che trovate nelle biblioteche, per darvi un’idea). Potete vedere se ho ben capito le mie statistiche a https://www.librarything.com/profile/.mau./stats/ddc ; se avete un account su LibraryThing e vi siete loggati sul sito potete vedere le vostre statistiche a https://www.librarything.com/profile/MEMBERNAME/stats/ddc (e questo dal mio punto di vista è ancora più fantastico: una URL che va bene per tutti)

Chiaramente nel mio caso i libri di codice 5xx (e per la precisione 51x, “matematica”) sono preponderanti; quelli di codice 8xx (“letteratura”, la narrativa…) sono in percentuale la metà della media ma comunque molto più di quanto immaginassi. È ovvio che queste statistiche sono completamente inutili: ma volete metere quanto sono carine?

Google Play Books mi odia

Io sono iscritto ai sondaggi Google, e ogni tanto me ne arriva uno a cui rispondere. Tipicamente non faccio parte del campione cercato e quindi mi vengono elargini sette/otto centesimi; qualche volta sono fortunato e supero il mezzo euro. Come dice Paperon De’ Paperoni, ogni centesimo conta e quindi sono arrivato a ottenere un gruzzoletto. Solo che non è che ci siano tutte quelle app che mi interessano: dopo essermi preso le versioni pro degli epub e pdf reader, ho pensato che avrei potuto prendermi qualcosa su Google Play Books. Peccato che in Italia ci sia una scelta molto inferiore a quella non dico di Amazon ma anche di Bookrepublic: quindi quando il mese scorso ho visto che Goodbye Telecom era in offerta a 4,99 euro me lo sono subito preso. (a parte che in qualità di blogger avrei potuto chiedere direttamente una copia per recensione a GoWare… ma l’avevo scoperto dopo.)

Purtroppo però c’era un problema. La versione con la loro app funzionava, e si poteva scaricare il PDF, che però era scomodo perché creato come una immagine senza che il testo sia cercabile; ma l’epub aveva lunghezza zero. Contatto Google; nulla. Contatto GoWare, che risponde subito dicendo che al loro punto di vista il file inviato a Google era a posto. Dopo due giorni riprovo con Google ma stavolta scelgo la pagina di reclami. Scrivo di nuovo tutta la storia (il libro lo voglio ma non riesco a scaricare l’epub) e mi arriva subito una risposta “Ci spiace, ti rifondiamo il prezzo e naturalmente ti togliamo il libro”. Risultato pratico: il libro non ce l’avevo, i soldi nemmeno (e l’ordine è indicato come “canceled” e non “refunded”, il che non dovrebbe essere). Riscrivo il giorno dopo: casualmente dopo qualche ora mi ritrovo i soldi e dopo qualche altra ora mi arriva mail dicendo che non dovevo preoccuparmi, perché avevano visto che il prezzo del libro mi era stato restituito.

Ieri c’era – sempre in offerta, addirittura 1 euro e 99 – Atlante delle emozioni umane. Me ne avevano parlato bene, così vado su Google Play e me lo prendo. Stavolta non funzionava né l’epub né il pdf: Adobe Digital Edition 4.5.1.133054 mi dice

Error getting License. License Server Communication Problem:
E_ADEPT_DOCUMENT_TYPE_UNKNOWN:

Ora, se ADE non riconosce il tipo di documento mi sa che i casi sono due: o il mio ADE si è sputtanato (improbabile, con i libri che prendo in prestito da MLOL non ho problemi) o c’è qualcosa che non va lato server. Segnalo la cosa a Google, e mi cancellano subito l’ordine. Ok, questa volta mi hanno anche ridato i soldi subito, ma il punto non è quello. Io il libro me lo posso trovare a sbafo più o meno con facilità: se scelgo di comprarlo (con soldi che per me sono finti, d’accordo, ma che sono stati comunque pagati da chi ha commissionato i sondaggi a cui ho risposto) è perché una parte finisca anche all’autore. Eppure no, l’unico libro che sono riuscito a comprare è stato Uno spirito puro l’anno scorso. In tutto questo mi chiedo poi quale sia il problema con l’assistenza Google. Scrivo così male in inglese? C’è qualcuno che sa dirmi a chi rivolgermi perché il mio problema sia preso in considerazione?

Gianluca Comazzi, puntuale come le tasse

Anche quest’anno mi sono trovato nella buca delle lettere la missiva di Gianluca Comazzi: stavolta imbucata a mano, ma con un’etichetta con il mio indirizzo (non quello di Anna, che pure è formalmente il capofamiglia. Chissà come mai).
Quest’anno Comazzi, che ricordo essere stato promosso a consigliere comunale, mi segnala con ritaglio di giornale e fotocopia della MOZIONE DEL CONS. COMAZZI ED ALTRI – VIGILI DI QUARTIERE del 19 gennaio 2017, numero 87, che ha “indicato la necessità di insediare i vigili di quartiere tra Piazzale Nizza e Piazza Caserta, e in particolare nella Via in cui abiti”. Occhei, non li ho ancora visti, ma di quello non posso dargli colpa: la sperimentazione è partita lunedì.
Più interessante il punto iniziale della Sua lettera, che ricorda “le 15 telecamere installate in seguito di (sic) un mio ordine del giorno che hanno contribuito a ridurre i reati nel quartiere”. D’accordo, un mese fa hanno forzato il mio box: ma sapete che io non sono il tipo da prendere un esempio personale e farlo assurgere a regola. Però, caro Gianluca Comazzi, se tu mi scrivi che le telecamere hanno contribuito a ridurre i reati nel quartiere mi devi dare le statistiche di quanti reati ci sono stati nell’anno precedente e quanti invece quest’anno, sia nella nostra zona che in generale a Milano (perché se i reati fossero diminuiti ovunque la Tua affermazione sarebbe falsa). Come mai non l’hai fatto?

Automobilismo (e motociclismo) milanese

Un paio di settimane fa stavo portando i gemelli al centro estivo. Abbiamo preso il tram, siamo scesi alla nostra fermata in mezzo a viale Marche, ho aspettato che le auto che stavano sfrecciando incuranti delle strisce pedonali con relativi pedoni passassero e ho cominciato ad attraversare. Peccato che un’auto che era inizialmente a una certa distanza abbia continuato ad andare avanti per diritto divino. A questo punto ho mandato indietro i bimbi e spinto in avanti la mia borsa, sfruttando l’istinto che fa deviare qualcuno quando vede qualcosa muoversi. In realtà la borsa ha colpito lo specchietto dell’auto: è vero che ho le braccia lunghe, ma non così lunghe, quindi potete immaginare a che distanza mi è passata. Il conducente si è fermato, ha inveito dicendo che gli avevo scassato l’auto (non è vero, ho controllato) e che non me ne dovevo andare via perché chiamava i vigili. Benissimo, ho detto io, e li ho chiamati a mia volta, lasciando intanto i bimbi a una mamma che stava portando al centro la sua figlia. Erano le 8:40, ho segnalato tutta la cosa, confermando che non c’erano feriti, e mi sono messo ad aspettare (avere un ebook nel furbofono aiuta sempre molto).
Alle 10:20 il tipo chiama immagino di nuovo i vigili, sento qualcosa tipo “andare in centrale?”, poi chiude e se ne va. Dopo qualche minuto ritelefono allo 02.02.08, aspetto dieci minuti prima di prendere la linea, e comunico di annullare la chiamata, per mancanza dell’interlocutore. D’altra parte quello è lo stesso incrocio dove un’altra volta un motorino si è fatto tutta la pista ciclabile, lamentandosi perché io poi ho messo la freccia all’auto e ho svoltato (ero abbastanza oltre di lui per non farmi tamponare, non preoccupatevi).

_Matematica in relax_: che cosa è successo?

Dopo sei anni, il mio Matematica in relax ha ormai finito la sua vita utile in edizione cartacea: Amazon lo vende solo in versione elettronica (immagino PDF, anche se non ne sono certo). Sono cose che capitano.

Quello che non mi aspettavo che capitasse è stata un’altra cosa. Ho aperto la pagina Amazon del libro perché mi serviva sapere la data esatta di pubblicazione e quello era il metodo più veloce, e ho scoperto che era in testa alle vendite Kindle nella categoria “giochi e quiz”, nonostante il prezzo non certo economico; e anche mettendo insieme i libri cartacei della categoria era il terzo. Intendiamoci: posizione 3532 nella graduatoria dei libri Kindle più venduti non è una di quelle cose per cui stappare una bottiglia di quello buono. Però mi resta lo stupore di questo ritorno di fiamma. Miracoli italiani.