Se questo è un articolo

[NOTA: Questo post rappresenta unicamente le mie opinioni, e non ha nulla a che fare con Wikimedia Italia né tanto meno con Wikipedia in italiano]

In questi giorni, come potete immaginare, sono stato subissato di chiamate per interviste e partecipazioni radiofoniche a proposito dell’oscuramento di Wikipedia. Tra le tante chiamate c’è stata quella di Emanuela Minucci della Stampa, che si è anche detta “a favore di Wikipedia”. Martedì avrò ricevuto cinque telefonate da lei, in cui mi è stato chiesto di tutto, da quanti accessi unici giornalieri ha Wikipedia in italiano (da qui si vede che sono sui cinque milioni) a una mia foto. Il maggior problema, quello per cui mi ha chiamato ancora alle sette di sera col suo caporedattore alle spalle, era però sapere a che titolo parlavo per Wikipedia. Gli è che nessuno ha più titolo di altri di farlo: banalmente noi di Wikimedia Italia facciamo il “fan club ufficiale” e abbiamo un’esperienza che manca a tanti altri. Vabbè, alla fine ho tirato fuori che siamo “i promotori di Wikipedia”, che fa tanto “informatori del farmaco” ma tant’è.

Veniamo a ieri. L’articolo è stato pubblicato (è dietro paywall), e a vederlo nella struttura della pagina sembra anche una bella cosa. Certo, in taglio basso c’è subito il controcanto di Ricardo Franco Levi, ma si sa che sono le regole del gioco e che un quotidiano che è lì che come tutti gli altri aspetta con la bava alla bocca che Google paghi per poter mettere i link ai suoi articoli non può fare altro. Mi limito a segnalare che in Italia il copyright è la base delle libertà degli editori (se avete un libro in casa apritelo e vedete di chi è il copyright: l’autore lo cede all’editore in cambio di una royalty sulle vendite) e che le leggi attuali tutelano perfettamente il copyright; sono pronto a scommettere il 10% delle mie royalty di un anno – tanto sono ben pochi soldi – che anche se passa la direttiva non ci sarà nessuna cancellazione delle copie piratate dei miei libri.

Per ragioni facilmente comprensibili non ho avuto tempo fino a sera per leggerlo: quando l’ho fatto mi è partita l’incazzatura. Certo, l’unica parte col mio nome è la mia affermazione che l’oscuramento non è fatto solo per Wikipedia ma per la rete, cosa che potevano direttamente recuperare dal testo che avevo mandato all’Ansa; alla fine vi garantisco che è meglio così.

Peccato che tutto il resto dell’articolo sia una tirata contro di noi, dalle affermazioni di Perrone (che quando Wikipedia ripartirà scoprirete essere stato il padrone del Secolo XIX prima della fusione con La Stampa e quindi ora essere azionista GEDI) con le nostre affermazioni “smentite una a una” dagli editori europei; visto che io le informazioni le do, vi lascio la copia marcata “Europarlamentari PD” (con le nostre controaffermazioni che purtroppo non riusciranno ad avere la stessa visibilità). Evidentemente si rischiava che qualcuno non leggesse l’articolo sotto e rimanesse con l’opinione “errata”.

Ma sarei ancora passato sopra questo se non ci fosse la frase – che posso ancora postare, in futuro non si sa – «i giganti del web temono di venire sconfitti in aula e il sito italiano dell’enciclopedia on line gioca quest’ultima carta». Sapevàtelo: la comunità dei wikipediani italiani che ha deciso l’oscuramento dell’enciclopedia è in realtà la longa manus di Amazon, Apple, Dropbox, Facebook, GitHub e Google, tutti in rigoroso ordine alfabetico. Non ve ne eravate mai accorti? Male. D’accordo, non ho difficoltà a immaginare che ci siano stati ordini di scuderia al riguardo per cercare per quanto possibile di anestetizzare la protesta; ma allora non rompetemi le palle e scrivetevelo tutto da soli, che se vi servono le frasi ufficiali pagate apposta le agenzie per avere il diritto di copiarle. E non prendetemi così per i fondelli.

Un risultato comunque quell’articolo l’ha avuto. Ho accettato di essere intervistato da RT, così oltre che al soldo di Google e amici si potrà dire che mi paga anche Putin. Stay tuned.

7 comments

    • Ahaha! Spero che nessuno creda che sia tutto finito! (e non era in votazione una direttiva)

      “Il testo sarà di nuovo all’esame della Plenaria e sarà votato nella prossima sessione di settembre.”

      Non serve un piano B. Questo è un processo democratico, non una chiacchierata teorica su cosa sarebbe più buffo.

      • @bubbo: vuoi che non lo sappia? Adesso però abbiamo un po’ di tempo per convincere i MEP a fare emendamenti migliori.

        • Certo che lo sai, anche perchè di norme così ne sono girate tante negli anni, tipo i breveltti software “discussi” nella commissione agricoltura.
          Io però pensavo, prima di Bruxelles, che per questi casi avessero degli astuti piani alternativi e invece no, non è il modo con cui ragionano i lobbysti in una democrazia.

          Alla prossima, quindi!

          • guarda, io sono convinto che pensassero che questa direttiva sarebbe tranquillamente passata al trilogo senza che nessuno ne sapesse niente, e quindi non avevano un piano B. Secondo me non hanno tenuto conto del fatto che l’Italia non gioca i Mondiali di calcio e quindi c’era tanta gente che non sapeva cosa fare.

    • mi si vedrà 🙂
      Mi dovrebbero mandare il link youtube quando avranno montato l’intervista. Perdonate in anticipo il mio inglese: tenete conto che sentivo poco le domande (eravamo via Skype) e che non me le avevano date in anticipo.