Harry Potter e la legge dei serial

Siamo arrivati al conto alla rovescia. Se non ho capito male, sabato uscirà il quinto volume della saga del maghetto, che presumibilmente narrerà delle avventure capitategli durante il quinto anno di lezione a Hogwarts.
Come gli affezionati al gossip sanno meglio di me, la Rowland ha rimandato più volte la data di pubblicazione, segno abbastanza evidente di sindrome della pagina bianca: chiedere in proposito al buonanima di Douglas Noel Adams. E’ anche preoccupante leggere le notizie sul furto di un tir carico di copie del libro. Penserò male, ma mi sembra tanto un altro modo di fare pubblicità.
Ma lasciamo queste accidentalità, e passiamo al punto che oggi mi sta a cuore: la lunghezza del libro. Sono 896 (ottocentonovantasei) pagine, per un peso di un chilogrammo circa. (Fonte, City). Una considerazioncina: una storia unitaria ha davvero bisogno di tutte queste pagine per essere sviluppata, oppure gli autori vengono pagati a cartella? Se ci fate caso, i primi due volumi erano di formato standard, il terzo un po’ più ampio ma ancora nei limiti statistici, già il quarto svettava in larghezza. E questo capita a tutte le serie di libri, che io sappia: un incremento malthusiano delle dimensioni, che termina quando l’ambiente non riesce più a sopportare ulteriori megalopatie. Quanto sarà grande il sesto libro?

La nebbia agli irti colli

Non ho capito bene come, ma qui in tangenziale sembra esserci un po’ di foschia. Non certo un nebiun, ma nemmeno quello che ci si aspetterebbe alle 9 di un mattino di metà giugno. Temo per l’afa che potrebbe uscirne fuori.

Attici duplex (con terrazzo!)

Ho appena sbirciato la vicina di bus che stava leggendo l’inserto immobiliare del Corriere, dove campeggiava un paginone di pubblicità con questo titolo – senza parentesi, per la precisione.
Ma che diavolo di roba è, un “attico duplex”? è come i vecchi telefoni, che se il tuo cointestatario stava usandolo ti trovavi la linea muta?

meteo oggi

anzi, iniziamo con “meteo ieri”.
Abbiamo avuto un ventaccio che ha anche rotto un vaso di vetro (e fortunatamente non ha spaccato il tavolo in cristallo che era sotto il vaso!), e la temperatura si è leggermente abbassata, tanto che sono riuscito ad arrivare in ufficio in bicicletta.
Pioggia però zero. Dieci chilometri a nord, in Brianza, c’è stata la fine del mondo… precipitazioni localizzate, insomma.

altro che quorum!

Si direbbe che il referendum abbia avuto l’esito che ci si poteva aspettare. Il subcomandante Fausto può definirsi soddisfatto.
Mi sia consentito invece spendere una parola a favore del mio conterraneo Fassino, che ha fiutato l’aria che tirava e ha convinto i DS ad astenersi (almeno ufficialmente), nonostante il mal di pancia di molti iscritti. Quello era l’unico modo per non perdere doppiamente…
Per la cronaca, io ho votato NO al quesito sulla servitù di passaggio per gli elettrodotti – motivo: anche se fossero passati i SÌ ci sarebbe stata una leggina a definire un valore presunto di esproprio…; per l’articolo 18, ho coscienziosamente annullato la scheda, scrivendo “né con Bertinotti né con Berlusconi”. Era il massimo che potevo fare.

Milano o cara

Dalle ultime statistiche, Milano è balzata al diciassettesimo posto tra le città più care del mondo, oltre che essere la prima in Italia.
Ecco il commento dell’Albertini:
Milano è una città sempre più attraente e richiesta, per questo è più cara. Lo stabiliscono le leggi del mercato: spietate ma oggettive.
Beh, io non so quanto Milano sia attraente. Presumilmente sarà richiesta. Ma che sia più attraente di Parigi? avrei qualche timido dubbio al proposito.

Sono arrivato dodici!

Stamattina alle 9:45 ho esercitato il mio diritto/dovere di votante per i referendum. Nel mio seggio erano iscritti 449 maschi (e 490 donne, per la cronaca). Io sono stato il dodicesimo a votare.
Credo che le mie previsioni di un 40% di votanti siano da rivedere in basso.

il caldo a Torino

Mah. Non so se sia perché comunque abbiamo visto della nuvolaglia, ma la sera e il mattino la temperatura sembrava più vicina a quanto uno considera consono alla vita.
In casa no, però.