Night Watch (libro)

Terry Pratchett è una garanzia, in un certo senso. Sforna due libri l’anno, e generalmente si può essere certi di passare delle piacevoli ore nella lettura… ammesso che si sia fluenti nell’inglese, visto che le traduzioni dei suoi libri in italiano sono poche e spesso piatte.
Night Watch (Corgi, 474 pagine, ISBN 0-552-14899-7, 6.99 sterline) non fa eccezione. Il libro è il ventisettesimo nella saga del Discworld, e ci si può chiedere cosa ci sia ancora da dire: in effetti questa volta Pratchett bara un pochetto, facendo ritornare il Comandante Vimes trent’anni indietro nel tempo in modo da fargli guidare l’effimera rivoluzione che si svolse ad Ankh-Morpork in quel frangente. In questo modo è possibile vedere cosa facevano da giovani parecchi dei personaggi “classici”, come Vimes stesso – tra l’altro, come è cambiato il personaggio dal primo libro in cui è apparso, quando beveva ed era rassegnato a non fare nulla! – il Patrizio Lord Vetinari, e la signora Palm della gilda delle Ricamatrici, che ovviamente non poteva accettare che nello stemma della Repubblica del Popolo si parlasse di “free love” e si potesse al limite giungere a scrivere “amore a prezzo ragionevole”.
Il tutto condito dal tipico umorismo di Pratchett, che tende a prendere una situazione che sembra perfettamente normale e far vedere che in realtà non lo è affatto.
Il libro è godibilissimo per conto suo, anche se si perdono parecchie running gag se non si sono letti i volumi precedenti. Mettetela in questo modo: se avete qualche mese di tempo, potete iniziare da capo la saga!

Grammatica e superstizione

Dimenticavo. Occhiello del titolo in prima pagina su Repubblica di oggi: […] “Lo ammetto, e una falsa partenza”.
Manovra per cercare di confutare il Berluscapensiero secondo cui i giornali italiani sono “fatti per un élite” e avvicinarsi a come scrive la ggente?
Restando sul fogliaccio scandalistico scalfariano, mi pregio rendere noto ai miei diciassette lettori di uno dei gravissimi problemi della nostra Italietta, come acutamente osservato nella lettera di tal Giuseppe Guida: qualcuno, non si sa chi, ha a suo tempo deciso di eliminare l’autostrada A17. No, non l’hanno cancellata fisicamente: semplicemente non hanno dato il numero 17 a nessuna autostrada. Per la precisione, il signor Guida (nomen omen…) ha anche citato una fantomatica A16bis di cui non ho trovato traccia, e si è dimenticato delle A50 A51 A52 A55 (le tangenziali di Milano e quella di Torino), che però ammetto essere tangenziali :-) al suo ragionamento.
Vorrei aiutare il signor Guida: l’A17 esiste! È il raccordo Roma-Fiumicino, che come sa chi l’ha percorso è “A” senza nessun numero, ovviamente per scaramanzia.

Non abbiamo il fisico

Tornando alle temperature dicembrine europee, sia Anna che io ci siamo presi un raffreddore mica male. Poteva anche andarci un po’ meglio, però!

Viva la bottega

Commento di Silvio Berlusconi sui risultati della Conferenza Intergovernativa.
“Il bicchiere è mezzo pieno. […] Per l’Italia non è un successo ma un trionfo, perché abbiamo avuto l’Agenzia Alimentare a Parma, le Grandi Opere e abbiamo anche scritto la parola fine alla distanza tra USA e UE (? questo l’ho perso)”

_Io uccido_ (libro)

Lo ammetto. Non mi fidavo per nulla di tutte le lodi sperticate a Io uccido, esordio di Giorgio Faletti come scrittore. Ma non sono nemmeno irragionevole, e così ho comprato il libro (Baldini Castoldi Dalai, ISBN 8884904722, pagine 682, 7.90€) per giudicarlo di persona. E devo ammettere che è fatto terribilmente bene.
Intendiamoci: non è un capolavoro letterario, ma semplicemente un giallo. Non so nemmeno quanto sia farina del sacco di Faletti e quanto ripulitura del suo editor, ma la cosa non mi interessa. Semplicemente, è un hard-boiled con tutto quello che ci si può aspettare in quel genere, ma con i luoghi comuni che salvo in un paio di casi appaiono in maniera perfettamente naturale; una storia che nonostante la lunghezza fila via che è un piacere e che non ti lascia chiudere il libro. Insomma, l’assassino viene scoperto a duecento pagine dal termine eppure la storia può ancora andare avanti senza problemi!
Mi domando solo se e cosa Faletti potrà fare in un altro libro. Il guaio di avere saccheggiato tutti i topos è che non ce ne sono più da usare…

Pubblicità di Trenitalia

Oggi sul sito di Trenitalia c’è un contatore che ci avvisa che tra un giorno e mezzo, insomma con il nuovo orario, ci sarà un collegamento tra Milano e Roma in meno di quattro ore.
Cliccandoci sopra, si scopre il trucco. Ci vogliono 3 ore e 55 minuti tra Milano Rogoredo e Roma Tiburtina. Insomma, basta dare una buona definizione di Milano e Roma, e tutto torna!

ATM natalizia 2

Per la fase 2 del programma “come funzionano le nuove linee tranviarie”, stamattina ho provato a prendere il “nuovo 15”, o “Metrotranvia sud” come è pomposamente denominato. Occasione: sono uscito di casa alle 7:55, non ho ancora avuto il coraggio di prendere la bici, e tanto valeva provare a vedere se la famigerata ristrutturazione ha un senso.
A dire il vero, da buon torinese ho ben presente questo sistema per far credere che i vecchi tram siano chissà cosa. Noi avevamo la “metropolitana leggera”, che poi significava trovarsi con vetture enormi che non riuscivano nemmeno a fare le curve senza deragliare. Lo stesso sta capitando a Milano, con l’attenuante (aggravante?) che non hanno abbastanza vetture nuove e sono costretti spesso a mettere in linea i vecchi jumbo-tram che sembrano giocattolini a confronto.
Ad ogni buon conto, il nuovo percorso del 15 toglie il buco nero Col di Lana – San Gottardo – Meda sostituendolo con un percorso protetto, e così ad occhio la cosa sembra un bel miglioramento. Purtroppo il nuovo capolinea non è più in via Dogana ma in piazza Fontana, il che significa che devo cambiare fermata di metro scendendo a Missori, e aspettare il tram al gelo invece che sedermi al capolinea.
Stamattina ho anche commesso un errore di ingenuità: sono andato alla fermata di via Larga mentre c’era una vettura che l’aveva appena passara ed era ferma in piazza Missori. Mi fossi subito diretto in corso Italia, l’avrei preso al volo. Ad ogni buon conto, mi metto ad aspettare di buon grado: la tabellina indica che passa una vettura ogni 8 minuti. Devono esserci stati degli effetti relativistici, però: per il mio orologio si è passati dalle 8:10 alle 8:27 prima che un 15 finalmente si approcciasse, dopo tre 27 (e un solo 12, fortuna che quella linea non è cambiata). Tra l’altro, la vettura che ho preso l’ho vista arrivare prima dall’altro lato, farsi tutta via Larga, aspettare presumo al capolinea visti i tempi e finalmente dirigersi sul suo percorso.
Tutto a posto? Macché. A Porta Ludovica c’è il solito caos – ma questi tram non dovrebbero potersi regolare il semaforo? – con lo scambio che non funziona e fa scendere due volte il manovratore per azionarlo a mano. E lo scambio di Porta Ludovica è quello che hanno rifatto da capo, togliendo anche l’appalto alla prima società, perché i tram non potevano percorrerlo…
Il resto del percorso è stato in effetti più tranquillo, nulla da eccepire: però i tempi sono quello che sono, e ho potuto arrivare all’altezza del Fiordaliso alle 9:10 passate. A questo punto ne ho approfittato per prendere le due cose che avevo da comperare: ritardo per ritardo, tanto valeva. Inutile dire che da lì me ne sono andato a piedi in ufficio, e ho fatto prima…

Che ora è?

Stanotte la famigerata sindrome “duue giorni dopo il fuso” ha colpito ancora. Sono andato a dormire alle 22 mentre Anna guardava un film alla TV; mi sono svegliato a mezzanotte e venti quuando ha spento la televisione, e non mi sono riuscito ad addormentare se non alle 4 passate.