La mostra, che si terrà fino al 15 febbraio alla GAM di Torino (ingresso 7 euro e mezzo) è davvero stupenda. Divisa in quattro sezioni – che tra l’altro hanno fatto temporaneamente sloggiare la parte dedicata al ventesimo secolo: a mio parere, un vantaggio in più della mostra! – si possono vedere in gran quantità delle opere antiche e moderne di artisti generalmente del centr’Africa. È impressionante vedere la varietà degli stili, che vanno da un verismo che per i soloni europei del 1800 doveva essere per forza copia dei classici greci, a una raffigurazione astratta che è tutto tranne che primitiva. Come sempre io avrei apprezzato qualche spiegazione in più: la localizzazione delle opere era chiara e in alcuni casi veniva spiegata la ragione di certe forme, ma perché zone relativamente vicine hanno sviluppato delle forme di arte così diverse?
Meno interessante a mio parere la sezione sugli avori afroportoghesi: cucchiai e saliere intagliati sicuramente con incredibile bravura, ma che non è che dicessero molto.
Assai meglio l’ultima parte, contenente sia opere moderne di autori africani che opere di europei che si sono ispirati all’arte africana: artisti come Modigliani, Picasso, Matisse giusto per fare qualche nome.
Non abbiamo verificato se con il biglietto si può anche andare a vedere la collezione dell’800: in caso affermativo potrebbe essere interessante andarci a dare un’occhiata, se non ricordo male quanto vidi l’ultima volta che ci andai.
statistica
Che ci guadagna?
Leggo adesso che Carl’Azeglio Ciampi ha conferito la medaglia d’oro al valor civile a Natale Morea. Per chi non si ricordasse chi è, è la persona che il 14 dicembre salvò cinque ragazze da un’aggressione a Piazzale Ostiense a Roma, subendo violente percosse per le quali è ancora ricoverato.
Sarà tanto bello, ma credo sarebbe stato meglio vedere cosa gli poteva servire davvero: ricordo che è un senzacasa, e con la medaglia non ci fa molto.
costo marginale
Dietrologi
L’altro ieri, a cena con amici, qualcuno è uscito fuori dicendo che lo scandalo Parlamat è uscito fuori adesso non tanto perché Calisto Tanzi ha tra i suoi amici De Mita, quanto perché possiede Odeon TV. Quindi è tutta una storia di Berlusconi per potersi tenere le sue televisioni.
No, non ci credo. Inoltro solamente.
Non dite gatto
Ieri siamo finalmente passati a Torino, e così siamo rientrati con la pianta che Sheyla ci aveva regalato per il matrimonio. Il guaio è che abbiamo sottostimato la rabbia delle nostre gatte per essere rimaste da sole tutto il giorno, e la loro fame – mangiano troppo, e stanotte avevamo ridotto un po’ la dose di scatolette.
Stamattina la nostra sala era un teatro di guerra. Ariel ha un animo di scavatrice, tanto che le altre piante o sono messe in alto o hanno il vaso coperto con pietre: bene, avevamo terra e muschio in un raggio di quasi due metri dalla povera pianta.
ho miserabilmente fallito
Antefatto. Se digitate con Google “miserable failure”, il primo risultato che ritorna è la biografia ufficiale di Giorgino “doppiavu” Bush. Non è un caso: l’algoritmo che Google usa per mettere in ordine i risultati considera importante che la chiave di ricerca sia usata all’interno di un collegamento: insomma, “se la usano per cliccare sopra una pagina, vuol dire che quella pagina è proprio su quell’argomento!” Così un po’ di gente negli USA si è messa a creare questi link sulle proprie pagine, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Anche in Italia volevano provare a fare la stessa cosa: il piano era far puntare la frase “miserabile fallimento” alla biografia del Cav. Silvio B. Peccato che in realtà apparissero ai primi posti le pagine dei blog che parlavano di questo, come fosse una vendetta del Nostro!
Commentando sul blog di Luciano, feci tutto uno spiegone al riguardo, dicendo che il problema era che i blog italiani si sparlavano addosso, e quindi Google – che nei suoi risultati ama particolarmente i blog perché hanno tanti link in genere – preferiva quei risultati.
Capita però che da ieri, come Massimo mi fa gentilmente notare, il “progetto Banana” stia funzionando, come si può vedere facendo la ricerca su Google.
Onestà intellettuale vuole che affermi pubblicamente di essermi sbagliato. Ho delle idee a riguardo, ma non voglio sputtanarmi ulteriormente :-)
Pensavate di avere dei diritti?
Se cliccate sul sito www.armani.it trovate una sentenza del tribunale di Bergamo, che dispone il trasferimento del nome a dominio in questione dalla persona che l’aveva registrato a Giorgio Armani. Peccato che “la persona” faccia di cognome Armani. Avevo già scritto a questo proposito: potete trovare il mio articolo su Beta oppure sul mio sito. Penso però che sia opportuno rendere noto che Armani (Luca, non Giorgio) sta facendo uno sciopero della fame.
Una cosa sola: i miei amici esperti legali mi dicono che tecnicamente la sentenza non fa una grinza. Questo è ancora peggio, perché significa che la legge e il buon senso non sembrano andare d’accordo quando da una parte c’è qualcuno che ha i soldi, e può far dimostrare che un timbrificio può trarre un indebito vantaggio usando un nome corrispondente a un marchio, ma solo su Internet!