Non ho vergogna di ammetterlo. Mi piacevano i telefilm della serie Quantum Leap, dove Scott Bakula alias Samuel Beckett aveva avuto qualche problema con il suo acceleratore temporale e finiva al posto di una serie di persone, con lo scopo di migliorare in un modo non specificato a priori le proprie vite. Al tempo avevo anche comprato alcuni dei libri della serie omonima, generalmente tratti dalle sceneggiature dei telefilm come capita anche ad esempio con Star Trek.
Questo (C.Davis, C.Davis e E.D.Reese, Mirror’s Edge, Boulevard 2000, 304 pag, ISBN 0425173518, 9.50$ almeno in teoria) è il diciottesimo e ultimo libro della serie, che tra l’altro non ha mai avuto una versione televisiva. Io me l’ero tenuto da parte per un po’, e finalmente ho trovato il tempo di leggerlo. Il risultato purtroppo è stato molto inferiore alle aspettative.
Ovviamente parto dal principio che il lettore sappia cosa si trova, come in ogni libro seriale. Le prime pagine sono troppo lente, poi la storia inizia a crescere in maniera accattivante… e si blocca. La trama si avvita per rimettere insieme tutti i cocci dei vari racconti, crea sottotrame che si perdono nel nulla, e alla fine… boh. Confesso di non essere riuscito a capire il finale, e non penso sia solamente per la mia non completa conoscenza dell’inglese.
Insomma, se vi era piaciuto QL e lo trovate su una bancarella, male non fa. Ma non vale la pena di cercarlo.
Preservativi per ombrelli
Visto il periodo di piogge similmonsoniche, di questi giorni è facile vedere gente con un ombrello. Ho notato che sta prendendo piede la moda di avere un cappuccio che copre la punta dell’ombrello. Mi sembra una cosa molto intelligente: continuerò a trovarmi ombrelli in mezzo alle gambe – sembra impossibile che la gente non si renda conto che per come è fatto, un ombrello non sta in verticale – ma perlomeno non mi faccio troppo male.
manuali utente
Mi sono alla fine deciso, e venerdì ho approfittato di un’offerta sottocosto per comprarmi un lettore DVD da televisione. L’idea era di evitare di capire quali diavolo di cavi fossero da usare ogni volta con il PC.
Sabato attacco il tutto, prendo il cavo scart – tanto la nostra televisione è vecchia – e metto su il primo dvd che ho sotto mano, il vecchio film dei Rutles. Lo vedo in bianco nero e giallo, al che immagino ci sia un settaggio video da cambiare. Nessun problema, entro nel menu e lo aggiusto.
Tutto felice, ieri vado a noleggiare un dvd, per la precisione Lost in translation e ci accingiamo a vederlo. Problemino: si sente perfettamente la parte di suoni d’ambiente, ma l’audio vero e proprio è inesistente. Inizio a guardare la configurazione, e trovo solamente audio DTS, Dolby 5.1 italiano e Dolby 5.1 inglese. Il primo è muto ma non c’è problema, il secondo non ha voci, il terzo ce le ha ma a un livello molto più basso del resto dei suoni. Provo anche a prendere i cavi che uso col PC: stesso risultato. Alla fine decidiamo di aggiungere i sottotitoli, e abbiamo una visione molto “particolare”, che rende il film ancora più strano anche se sempre bellino.
Alla fine decido di capire cosa può essere successo, e provo con un altro dvd: l’Antology dei Beatles. In questo caso l’audio è DTS, Dolby 5.1 e LCPM. Il primo dà sempre mutismo, il secondo si sente abbastanza ma non molto, il terzo è perfetto. Mi viene un dubbio: rientro nel setup, seleziono l’output audio PCM, rimetto il dvd originale… e il suono esce perfetto, con Anna e Barbara che mi guardano con l’espressione “l’informatico sei tu: non ci potevi pensare prima?”.
Io non ci avevo pensato perché avevo letto il manuale utente, che diceva che quello serviva a modificare l’uscita audio digitale: l’uscita che potevo usare era necessariamente quella analogica, quindi non avevo considerato l’opzione.
Morale? Può essere vero che se non funziona nient’altro occorre RTFM, leggere il “favoloso” manuale: ma prima di farlo è sempre meglio provare le cose più stupide.
cronache di uno scudetto
Mentre oggi il Milan batteva la Roma e vinceva lo scudetto, e un temporale bagnava Milano, siamo andati alla Triennale a vedere la mostra Dreams sull’influsso della pubblicità. Giudizio sintetico: bell’allestimento, ma sostanza pochina un po’ come in effetti la pubblicità.
All’uscita ci siamo trovati ovviamente i cortei di auto con clacson e bandiere al vento, generalmente rossonere ma anche alcune tricolori e un incongruo vessillo gialloblu: un daltonico?
Ma il peggio è stato in metropolitana. Arriva un treno della linea verde a luci spente, e l’altoparlante annuncia che non ci si può salire “perché è a disposizione delle forze di Polizia”. Non che si sia visto nessun poliziotto o assimilato, e anche il conducente del treno aveva un’aria un po’ spaesata. L’unica idea che mi viene in mente è che volessero portare in stazione i tifosi romanisti in metro invece che coi bus: per non sapere né leggere né scrivere, abbiamo preferito andare a prendere la rossa e poi la gialla :-)
separati in casa
Non so quanti sappiano che non esistono più le FF.SS, o FS che dir si voglia, insomma le Ferrovie dello Stato. Per effetto di non so quale legge, è stata separata la parte che gestisce i binari (RFI, Rete Ferroviaria Italiana) da quella che gestisce i treni (Trenitalia).
Se però siete attenti potete scoprire questa cosa da voi. Ad esempio, stamattina sono rientrato in treno da Torino. Il mio simpatico treno è rimasto dieci minuti fermo tra le stazioni di Torino Porta Susa dove ero salito e Torino Dora, immagino perché si era a binario unico. Qualcosa ha stranamente recuperato per strada ma siamo arrivati comunque qualche minuto in ritardo. Prima di entrare a Milano, dall’altoparlante interno ci è stato comunicato che stavamo per entrare in stazione, che il treno terminava la propria corsa, che si era in ritardo di cinque minuti per cause dovute all’infrastruttura ferroviaria. Scaricabarile perfetto.
pazzie di condominio
Ieri sera ci siamo trovati una lettera in buca, copia di una raccomandata inviata al nostro amministratore nella quale la nostra vicina di casa fa tutta una serie di affermazioni varie, comprese quelle di cui ho già scritto. Càpita però che nel delirio mi trovi delle chicche come “qualche Condomino psicopatico”, “fantasie malsane di certi mentecatti” e “bulli di periferia, nullafacenti e invidiosi”. A questo punto io comincio a incazzarmi lievemente. Oggi parte la raccomandata, giusto per fare notare che se proprio bisogna giocare, è ancora da vedere chi è il più bravo; o ci scrive che non intendeva parlare di noi, o cominciamo a fare le cose sul serio noi. Che palle.
"grave nocumento"
Tra le richieste degli scioperanti a Melfi per togliere i blocchi, c’è anche la richiesta di togliere da parte di Fiat, Fim, Uilm e Fismic la clausola inserita nell’accordo separato della scorsa settimana, che afferma che i presidi hanno creato “grave nocumento” alla Fiat.
Vista così sembrerebbe una stupidaggine: peccato che se uno prende il contratto dei metalmeccanici scopre che il “grave nocumento” (parole testuali) permette il licenziamento per giusta causa. Non ho dubbi che i rappresentanti Fiat abbiano utilizzato apposta il termine per avere le mani libere nel buttare fuori i più facinorosi; ma come hanno potuto i rappresentanti sindacali essere così idioti da non sapere nemmeno che cosa ci sia scritto nel loro contratto, e avere avallato una cosa del genere?
Alex Randolph
È morto ieri. Non so quanto la notizia sia passata sui giornali, io l’ho scoperto grazie all’ottimo Stefano Bartezzaghi. Ma in fin dei conti alla gente non importa nulla di un ottantaduenne che per lavoro creava giochi. Giochi da tavolo, non videogames. La differenza è enorme, e non tanto per uno stupido amore per il passato: ma molto più banalmente perché davanti a un tavolo si sta insieme, col videogame si è da soli.