In questi giorni a Milano ci sono forti polemiche per l'”opera d’arte” che Maurizio Cattelan ha esposto a Milano, in piazza XXIV maggio. Tre bambini impiccati. Ieri sera una persona ha cercato di tagliare via i rami cui erano appese le corde, ed è anche caduto facendosi male: l’opera è stata comunque tolta.
Io ieri pomeriggio ero passato in bicicletta dalla piazza, ma non mi ero affatto accorto dell’opera, il che non significa però molto, a dire il vero: stavo banalmente cercando di capire dove potevo passare visti i lavori sulla strada, e l’unica cosa che ho osservato era la ruspa che metteva i sassi per fare il fondo intorno ai binari del tram.
I commenti che ho visto in giro sembrano tutti negativi. Io (purtroppo) questa volta sono d’accordo con Sgarbi: un’opera che provoca tutte queste reazioni è arte.
Noticina a lato: trovo un po’ buffo che sia un consigliere comunale di AN a tuonare contro la propria giunta, perché “Così si dà sfogo alla fantasia malata della gente”. I tempi sono cambiati.
Murarte
Giovedì scorso, mentre ero a Torino, pioveva e passavo su corso Principe Oddone in bus, ho notato che i pannelli messi dalle ferrovie per i lavori sul passante erano non solo ampiamente colorati, ma anche “spiegati”. Insomma, i disegni sui muri avevano delle didascalie che spiegavano quali sono i termini tecnici dei vari pezzi del disegno. Il tutto secondo un progetto, che si chiama appunto Murarte, che offre una serie di muri a disposizione di chi vuole dipingerci sopra.
A me sembra che il risultato – inteso come superfici colorate – sia ottimo. Da buon piccoloborghese, quello che non mi piace generalmente delle scritte sui muri è infatti il loro volere essere contro, e le vedo un po’ come il buttare le cartacce per terra: menefreghismo puro. Arrivo poi al parossismo: non sopporto le scritte sopra le scritte, perché rovinano comunque la scritta sottostante. Però ci sono tantissimi posti dove un po’ di colore migliora sicuramente l’estetica, e dove pertanto disegnare sui muri è solo un vantaggio. Organizzare le cose per sfruttare l’inventiva di chi è bravo a fare queste cose è una Bella Cosa.
Orario dei tram
Generalmente ci sono degli orari alle fermate dei mezzi. Qui a Milano ci sono per tutto il giorno, ma è noto a tutti che sono puramente teorici, visto che ATM non si sogna nemmeno di integrare le corse se qualche autista è fermo per malattia. Per gli orari serali si potrebbe però sperare in qualcosa di meglio: e invece no. Martedì sera siamo usciti da teatro, il 7 sarebbe dovuto passare alle 22:35, e invece l’abbiamo visto alle 22:43. Tra l’altro, la rinomata Metrotranvia era stata declassata a un tram della serie Carrelli, quelli sferraglianti anni ’30. Visto che anche ieri ho visto uno di quei tram sul percorso del 7, mi chiedo se l’azienda versi in tali ristrettezze o più banalmente voglia risparmiare sull’energia elettrica.
Ma voi mi direte “furbone! hanno messo le paline con gli orari in tempo reale!” Può essere, ma solo per una definizione appropriata di “realtà”. Quando il tram è arrivato, la palina indicava dieci minuti di attesa. Le paline di via Montello martedì dicevano “3 ALTERATO – 70 TRANSITO” quando nessuna delle due affermazioni era vera. Ieri dicevano esattamente la stessa cosa.
A Torino c’è l’enorme vantaggio di avere un sistema non solo funzionante ma anche consultabile via SMS o web, io lo sfruttavo se ero in bus per uscire al momento buono dall’ufficio. Qui no, cicca cicca!
Fiera del Libro
Si sta svolgendo in questi giorni (a Torino, per chi non lo sapesse…). Io conto di riuscire a passarci venerdì dopo cena e sabato mattina: se qualcuno vuole farsi vivo, mi contatti!
meno 157%
Metro di oggi, a proposito della Consob sui club calcistici quotati in borsa: “I titoli di Juve, Roma e Lazio, rispetto al prezzo di collocamento, sono diminuiti del 68%, del 90% e del 157%“.
Insomma, se uno adesso vuole vendere un’azione della Lazio, deve pagare il compratore…
Aggiornamento:Visto che la notizia era stata riportata ad esempio anche da Repubblica, sono andato a fare una ricerchina. Il documento ufficiale della Consob si trova qua.
In esso si può leggere, a pagina 10:
Rispetto al prezzo di inizio delle negoziazioni (circa 24 euro), per la
S.S.Lazio si sono registrate perdite, al netto dellandamento dellindice di borsa, pari al 157,6%.
Lo ammetto: non so cosa significhi “al netto dell’andamento dell’indice di borsa”. Posso immaginare che il conto venga fatto non rispetto alla differenza tra il valore iniziale e quello finale, ma col rapporto rispetto al valore relativo dell’indice di borsa: ma in ogni caso non si può certo scendere sotto il -100%.
La seconda possibilità che mi viene in mente è quella citata in fondo a pagina 11:
comè stato il caso della S.S. Lazio S.p.A. sono stati effettuati ricorrenti aumenti del capitale sociale (tre dalla quotazione ad oggi ed un altro previsto prossimamente), sottoscritti anche da piccoli risparmiatori.
Potremmo essere buoni e dire “se io ho speso all’inizio 1000 euro, e poi ho dovuto spendere altri 700 euro per l’aumento di capitale, e adesso le mie azioni valgono 130 euro, in fin dei conti ho perso il 157% del mio capitale iniziale”. La logica sta in piedi, ma ci sono due cose che non vanno, però. La prima è che non credo che un azionista sia obbligato a sottoscrivere un aumento di capitale (correggetemi se sbaglio), la seconda è che la prima frase che ho citato sarebbe comunque fuorviante, visto che non veniva fatto cenno a questi ulteriori esborsi. Già non la accetterei in una riduzione giornalistica: non ci vuole molto ad aggiungere “considerati gli ulteriori esborsi necessari”. Ma sulla relazione completa Consob è proprio un obbrobrio.
ultimi commenti
I più attenti tra voi avranno notato che ho tolto il calendario nel blog. Tanto non funzionava bene, visto che io posto più di un messaggio al giorno e non ho archivi giornalieri. Prima o poi riuscirò anche a mettere a posto gli archivi di categoria, che sono un po’ una palla. Devo solo decidermi a scrivere un po’ di codice.
Sono anche riuscito a mettere la lista degli ultimi commenti, e soprattutto a mettere il sito dei postatori cliccabile. L’indirizzo email no: quello continuerà a non essere visibile per ovvie ragioni antispam. La cosa non è stata banale: occorreva che io aggiungessi nella configurazione “Sanitize Spec:” il link “a href”. Non si deve mettere “a” da solo: non funzionerebbe comunque. La logica di tutto questo? boh.
<em>Il signor Rossi e la Costituzione</em>
“Serata di delirio organizzato”, dice la locandina. Sicuramente la biglietteria del Piccolo era in delirio disorganizzato: un quarto d’ora per riuscire a ritirare i miei biglietti (che non avevo potuto prendere la settimana scorsa perché erano già stati emessi, e probabilmente a questo punto conservati in un caveau fino a un’ora prima dello spettacolo). Almeno avevamo i posti in quinta fila, il che non è affatto male, anche un mezzo cecato come me non ha avuto problemi.
Non lasciatevi ingannare: lo spettacolo è tutto meno che improvvisato. Ho solo un dubbio: all’inizio, dopo l’introduzione di Paolo Rossi, quando è entrato il resto del cast si sono accese le luci e sono entrate una quarantina di persone, al che il comico ha detto “vabbé, facciamo un sunto dell’inizio… ma lo faccio in slavo, sennò non mi diverto” e parte appunto col grammelot slavo. Forse (forse) questo era improvvisato. Il resto no, è chiaro che il copione può modificarsi giorno per giorno ma la base è indubbiamente standard: anche le richieste di domande dal pubblico nell’intervallo sono finte (ho verificato di persona): e credo che gli articoli della Costituzione vengano sì estratti, ma da un insieme di sette-otto al massimo. Per la cronaca, ieri è uscito il 68, seguito dal 21 e dal 34: se qualcuno vuole confrontare…
Queste non sono critiche, ma semplici constatazioni. Io e Anna ci siamo scompisciati dalle risa per tutto il tempo, ben superiore alle due ore previste: il signor Rossi sarà piccino, ma ha un’energia da vendere, e una mimica eccezionale: Max Loizzi che gli fa da valletto è anche lui tosto, e non è facile fare da spalla a un mattatore: i musicisti oltre a suonare bene hanno il loro siparietto, così come il (pseudo?) vigile del fuoco. Vale davvero la pena di vederlo, anche se non si è di sinistra :-)
ed ecco la RAI
insomma, la Lucia Annunziata se ne è andata sbattendo la porta. Non so se l’ultima infornata di nomine, con Gigi Marzullo a vicedirettore Raiuno (questa è una bufalona, a quanto sembra: ma un Vero Dietrologo potrebbe dire che è stata creata ad arte per nascondere il resto delle nomine) sia stata la vera causa della deflagrazione, ma il giallo non mi appassiona per nulla. La professionalità, ancorché lottizzata, non sembra essere da anni un criterio di scelta per le nomine Rai: può esserci in alcune persone, ma solo per caso.
Commenti vari: l’Annunziata ha fatto bene a dire “Sfortunatamente per loro [la destra, che diceva che si dimetteva per candidarsi alle Europee] sono un po’ più intelligente. Non mi candido”. Invece ha fatto male a dire “Adesso per quanto mi riguarda questo Consiglio è illegittimo”, perché non è più rappresentativo delle forze politiche in Parlamento. Questo per due ragioni: innanzitutto in questo modo si avalla l’idea che l’amministrazione Rai debba essere legata ai partiti, poi perché già l’idea di presidente “di garanzia” faceva acqua da tutte le parti. Il CdA ha ancora quattro membri, si eleggerà il suo nuovo presidente e amen: finché non scenderà a due – ricordate il CdA nella Smart? – non vedo problemi.