Ho provato a telefonare al centro assistenza per sapere qualcosa sul mio PC in riparazione. Ammesso che il tipo sia riuscito a ricordarsi di quale fosse il mio notebook, la traduzione della sua risposta è stata “non l’ho nemmeno toccato”. Sigh.
Nuove frontiere
Devo ringraziare Fabrizio, che si è premurato di mandarmi copia di un articolo di Repubblica Affari e Finanza di lunedì scorso. D’accordo, è sparare sulla Croce Rossa. Però non posso esimermi.
L’articolo parla di smart card e crittografia, con lo stile che ci si può aspettare dai nostri: ad esempio, parlando di RSA, dice “Si tratta forse dellunico caso al mondo in cui dei matematici hanno ricavato del denaro dai loro studi”. Ma la vera perla è la “spiegazione” della crittografia a chiave pubblica.
Quando si dice numeri, però, si dice una cosa molto complessa. In realtà si tratta di un numero primo che è il prodotto della moltiplicazione di due altri numeri primi.
Presumo che la definizione di numero primo per l’anonimo articolista sia “numero molto complesso e grande”. D’altra parte come si può costruire un numero primo, se non partendo da altri numeri primi? (No, non può essere semplicemente una svista. Ti può scappare scritto “numero primo” perché stai pensando ai suoi fattori primi, ma allora non scrivi che è prodotto “di due altri numeri primi”)
Busta paga
Non sono ancora riuscito a capire quanto il famoso taglio delle tasse mi abbia portato in più (o in meno…) nella busta paga. I cedolini sono sempre una giungla, soprattutto quando come nel mio caso ci sono spesso rimborsi di spese di trasferta.
Però posso dirvi due cose. Innanzitutto che ho avuto uno scatto di anzianità di ben 30.73 euro lordi (quindi tolta l’INPS si scende a 27.69 a cui occorre togliere il 40.40%). Ma la cosa più importante è che ho la prova provata del taglio delle tasse. Infatti non c’è più l’IRPEF ma bensì l’IRE. Il 40% di lettere in meno!
ricandelizzare
È il termine usato nel comunicato sindacale a proposito dell’incontro odierno azienda-sindacato per decidere del nostro futuro. Indubbiamente il correttore di bozze MSWord sarà (giustamente) sobbalzato a trovare la parola “ricalendarizzare”, che purtroppo è sindacalese puro: ma l’idea di fare di nuovo delle candele è piuttosto divertente.
Come avevo già scritto a suo tempo, noi dipendenti verremo ceduti entro fine febbraio a una nuova società, “TIM Italia SpA”, le cui azioni saranno tutte in mano TIM; con la fusione continueremo quindi a essere una società distinta.
Quello che io e i miei colleghi non riusciamo a capire è perché non potevamo essere fusi direttamente assieme agli asset societari. Noi si pensa sempre al peggio, come ormai tristemente necessario: ci vogliono vendere e/o smembrare dopo la fusione? riescono a risparmiare qualche soldo di tasse in questo modo? non vogliono far dimenticare il nome TIM?
Se qualcuno ci capisce di economia e vuole darmi il suo giudizio, gliene sarò grato.
Un cubo di Rubik con i Lego
Da Mathpuzzle (la matematica è sempre nel mio cuore, i giochini pure, che pretendete da me?) ho appena scoperto che c’è stato uno sufficientemente pazzo da costruire un cubo di Rubik con mattoncini Lego™. Non ho parole.
53
Il Codacons è sempre fonte di divertimento, come in questo comunicato stampa in cui annuncia di avere fatto un esposto in cui chiede di “sequestrare il numero 53 sulla ruota di Venezia” (così si è sicuri che non esca…) ma anche di “avviare contro ignoti indagini penali” nemmeno così banali, visto che si parla di “concorso in istigazione al suicidio, alla violenza privata, istigazione allusura, truffa commerciale”.
Però una cosa buona l’hanno detta: nelle ricevitorie del lotto dovrebbero esserci cartelli come le scritte sulle sigarette, che ricordino che i numeri ritardatari non hanno maggiore probabilità degli altri di essere estratti, e che scommettere troppo può danneggiare irreversibilmente le persone e i beni.
Per la seconda parte non posso aggiungere nulla, ma vorrei spendere due parole sulla prima.
Il calcolo delle probabilità è una brutta bestia, ed è facilissimo prendersi delle cappelle. D’Alembert, ad esempio, era convinto che lanciando due dadi la probabilità di ottenere 11 e 12 fosse la stessa. (se ne sei convinto anche tu, O lettore, scrivimi: ne potremmo parlare facendo una scommessina…)
Ma quello che probabilmente è peggio è che la gente ha sentito qua e là delle affermazioni che sono vere in un senso ben preciso e limitato, e le prende come verità colata per tutte le occasioni.
La “legge dei grandi numeri” non dice affatto “a lungo andare, eventi con la stessa probabilità devono accadere lo stesso numero di volte”. Se fosse davvero così, vuol dire che a tutte le estrazioni del lotto il Caso (o Dio, o la Grande Giocatrice e Contabile Lassù nel Cielo) dovrebbe dire “bene, nel passato è successo questo e questo, e quindi devo spostare un attimo le probabilità per rendere più facile che esca il 53”. Ma com’è che Costei fa i suoi conti? Vale solo la ruota di Venezia? o forse tutte e dieci le ruote italiane? e le tombolate contano anche loro? se cambiano l’urna, bisogna ricominciare tutto daccapo?
Il tutto senza tirare in ballo il vero Teorema del limite centrale (quello che volgarmente viene chiamato legge dei grandi numeri), che permette di stimare di quanto si sbaglia a credere che tutti i valori alla lunga siano uguali. Insomma: se lanci un milione di volte una moneta che ti dicono essere bilanciata, e ti esce testa 499000 volte, puoi essere ragionevolmente certo che non ti contino balle. (sì, sempre “ragionevolmente”. Di qui non si scampa). D’altra parte il 53 potrebbe non uscire mai più anche se non se lo sono messi in tasca ed è regolarmente presente nell’urna. Un’altra delle stranezze della probabilità è che ci sono cose che possono capitare ma hanno probabilità zero: questo capita solo se ci sono infinite possibilità, ma se ci si pensa su un attimo è comunque un bel paradosso.
Quello che mi piacerebbe vedere, se qualcuno dei miei lettori non è d’accordo con il mio ragionamento, è un loro commento con le loro ragioni, perché per me dire “un numero ritardatario ha più probabilità di uscire di un altro” è una cosa così assurda che non riesco a comprenderla.
<em>Beta</em>: un bilancio
Luciano si lamenta perché io non ho commentato la chiusura di Beta, la rivista informatica (vera, nel senso che è registrata ufficialmente).
È vero. Nonostante io sia stato uno dei redattori più anziani – dovrei avere iniziato con il numero 2: peccato che non sia in linea – non ho scritto nulla. D’altra parte, che scrivere? Dire che mi dispiace mi sembra una stupidaggine: è ovvio che mi spiace, visto che ho continuato a contribuirci fino a questa estate. Anche mettersi a filosofare sul “panta rei” mi sa di cosa vera, ma inutile. Tutto quello che mi viene da dire è “è stato bello: speriamo di continuare a fare cose così belle”. E niente lacrimuccia, quella la riservo per altro.
E il programma?
Il Bevti spiega a Repubblica che lui alle primarie della sinistra ci partecipa per vincere. E fin qui nulla di male. Ma dice anche che il suo programma è lo stesso di quello di Prodi. E qui qualcosa di male c’è. Perché questo programma io – e credo tutti gli altri – non l’ho mica visto. A destra il programma c’è stato: liofilizzato nel Contratto Vespiano per andare incontro alla cultura media dell’elettore secondo Silvio, ma c’è stato. A sinistra no, nemmeno in sanscrito, come sarebbe forse normale aspettarsi da certa gente.
Ma allora, che senso ha andare a votare per chi ha la faccia più simpatica?