25% di sconto? non proprio

Una catena di supermercati sta facendo anche quest’anno la promozione “25% di sconto su tutti gli articoli”. Da oggi a sabato 12, per ogni acquisto ti verrà dato un buono sconto del 25% del valore dello scontrino, da usare in un’unica soluzione dal 14 al 26 febbraio. Sì, sono escluse schede e ricariche telefoniche, tessere prepagate e abbonamenti al digitale terrestre, quotidiani e periodici, abbonamenti alla tv satellitare. Ma quello non è poi un grosso problema, e credo che almeno per i giornali ci sia qualche legge al riguardo. Volevo invece calcolare quanto vale effettivamente lo sconto.
Noi oggi andiamo a spendere 100 euro, e ci danno uno scontrino di 25. Tra due settimane dobbiamo comprare per almeno 25 euro per usufruire dello sconto: quindi abbiamo speso in tutto almeno 125 euro e il nostro sconto massimo è del 20%. Aggiungiamo poi che è difficile comprare roba per il valore esatto della cifra dello scontrino: la percentuale di sconto scende ancora, pur non essendo certo disprezzabile. Ad esempio, se io spendessi 1000 euro per un PC, è vero che ho un buono di 250 euro, ma probabilmente non riesco nemmeno a spenderlo tutto. Non mi metto nemmeno a considerare poi l’effetto “spendo di più”, che è abbastanza naturale in questi frangenti.
Che dire, insomma? La pubblicità non è certo truffaldina e c’è comunque un discreto guadagno, ma conviene sempre farsi bene i conti.

fatica

Ieri l’accoppiata bici+palestra mi ha steso del tutto. Ieri sera mi stavo addormentando sotto la doccia. Eh, la vecchiaia…

Melinda e Melinda (film)

Come sapete, ogni tanto vengo trascinato al cinema da Anna, questa volta con l’ausilio di Barbara. Insomma, venerdì sera siamo andati al Colosseo (che non si sa se apposta o no, proiettava il film nella sala Allen) a vedere l’ultima opera di Woody, stavolta solo in veste di regista e non di attore per mancanza di ruoli adatti a lui. Beh, se avesse avuto trent’anni di meno sarebbe stato un Hobie perfetto, ma l’età avanza per tutti.
Non posso dire che mi sia piaciuto molto. La prima parte soprattutto l’ho trovata inutilmente lenta, anche se il secondo tempo si è riscattato. L’idea “la stessa situazione può essere vista come commedia o come tragedia” è magari trita, ma avere costruito due storie con attori diversi – a parte Melinda – ha permesso al film di non essere una copia di Sliding Doors. Poi era divertente vedere certi particolari di una storia comparire nell’altra in tutt’altro contesto :-)
Insomma, si può fare di meglio che andare a vederlo.
(ps: interessante vedere i commenti “tutto o niente” su IMDB. I “niente” sono ovviamente degli statunitensi, ma anche dei francesi. Vorrà dire qualcosa?)

Soluzioni all’italiana 1: ricorsi spam

Lo spam rende invivibili le nostre email, e questo lo sappiamo. Buona parte dello spam è in inglese (o turco, ebraico, coreano…) e magari per molti è facile buttarlo via automaticamente; e comunque è ben difficile riuscire a fare qualcosa contro di esso. Per gli spammatori nostrani, fino all’anno scorso c’era un sistema relativamente valido. Costava un po’ di fatica, perché occorreva fare una raccomandata al Garante per la Privacy (da quando in qua lo spammer ha il nostro consenso per spedirci materiale non richiesto?) però poteva portare a un rimborso di 250 euro, e alla sensazione di avere dato il nostro contributo.
Sembra però che il Garante cominciasse a ricevere troppi ricorsi, e non avesse personale a disposizione per lavorarci su. Come ovviare al problema? Assumendo più gente? No. Se andate a guardare alla pagina Come rivolgersi al Garante, ultimo paragrafo, potete notare come

Al ricorso va allegata la prova del versamento dei diritti di segreteria (euro 150,00).

Sono così buoni da suggerirci anche di usare il loro conto corrente. Visto che non ha un grande senso pagare 150 euro per riceverne forse 250, i ricorsi si fermeranno, e tutti (ufficio del Garante e spammatori) vivranno felici e contenti.

Loghi & Suonerie

Repubblica, come sempre sulla notizia (© Delio), ci rende edotti che il mercato di quelli che pomposamente sono definiti “servizi a valore aggiunto per la telefonia”, e in pratica sono quasi tutti loghi e suonerie, dovrebbero raggiungere quest’anno il miliardo di euro di valore. Va bene, non devo sputare nel piatto dove mangio, anche se devo dire che la suoneria del mio telefonino l’ho presa da un midi in giro e quella di Anna gliel’ho composta direttamente io. E poi io non faccio quei servizi… va bene, smetto.
La parte più divertente è scoprire da che pulpito viene quella predica. Se non ci siete arrivati, ve lo dico io: la SIAE. Sì, proprio quei benefattori di una piccola parte dell’umanità. Naturalmente il loro è un interesse disinteressato: si lamentano – non direttamente ma per interposta persona. Avete presente il ministro Gasparri? Ecco, lo dice lui – perché quei cattivoni dei gestori hanno un margine del 50%, sottintendendo che gli utili dovrebbero essere divisi con le major musicali.
La parte più triste è scoprire – ma sarà vero? – che il giro di affari delle suonerie è di 140 milioni di euro, cioè la metà di quello della vendita di CD musicali. Se questo fosse vero, e il trend continuasse, è chiaro che il CD non è più il mezzo principe di fruizione della musica. Ergo, che li mettano a 10 euro :-)

Salvate il soldato potere (libro)

[copertina]Non stiamo parlando di revisionismo. Non è che si neghino gli orrori hitleriani. Ma in questo saggio (Michael Zezima, Salvate il soldato potere, Il Saggiatore Nuovi Saggi 2004 [2000], € 17.50, ISBN 88-428-1192-0, trad. Daniele Ballarini) viene organicamente presentata una serie di documenti che mostra come il mito degli americani che vanno in guerra per portare la liberta agli europei oppressi sia per l’appunto un mito; che gli alti vertici americani sapevano della Soluzione Finale già alla fine degli anni ’30; che il razzismo statunitense non era certo inferiore a quello tedesco. Alcuni punti sono un po’ tirati per i capelli, come ad esempio l’idea che senza gli aiuti americani il Fronte Popolare nel ’48 avrebbe stravinto; altri sono questionabili, ma bisogna dire che generalmente vengono anche indicate voci diverse dalla tesi principale. Il libro tratta principalmente della seconda guerra mondiale, ma spazia dalla Grande Guerra al Vietnam; la cosa che mi ha lasciato più sconcertato è però il vedere indicati atteggiamenti che sembravano scopiazzati dall’invasione irachena da parte degli USA nel 2003… in un testo del 2000. Questi yankee sono davvero prevedibili. Ottima la traduzione, Ballarini è sempre apprezzabile.

L'Espresso: Il Contenitore

Antefatto: Anna voleva prendersi il disco col Don Giovanni pubblicato da Repubblica. Peccato che non sia più possibile prendersi il disco e basta: occorre anche comprarsi l’Espresso e Repubblica. Quest’ultima magari te la puoi schivare, oppure ti prendi un altro quotidiano: ma il disco è incellofanato con la rivista, quindi non la scampi. Insomma, per noi questo significa un implicito aumento di due euro e mezzo del costo del disco, visto che il settimanale viene preso e messo immediatamente nel bidone del riciclo, ma passi.
Il problema è però un altro. In edicola c’erano Espresso con il DVD di Santana, Espresso con il DVD del Requiem di Verdi, Espresso con il DVD di Kubrick, Espresso con il libro di storia dell’arte. Non mi pare di avere visto degli “Espresso semplice”, ma potrei essermi sbagliato; sicuramente non c’erano Espresso con il CD che ci interessava.
A parte che probabilmente faccio più in fretta ad andare in un negozio di dischi e comprarmi là il Don Giovanni, mi sto chiedendo se qualcuno in effetti legga l’Espresso, oppure è davvero solo la scusa per infilarci tutti i gadget possibili.

Elettricista cercasi

Premessa: la nostra donna delle pulizie è riuscita a spaccare il lampadario che abbiamo (avevamo) in sala. Non so come, vista la sua posizione: avrà forse visto Gli Incredibili e cercato di emulare Elastigirl. Per non essere da meno, io ho cercato di svitare il portalampadina senza sapere che la lampadina era una di quelle con attacco a spillo: risultato, ho strappato i fili.
Ora abbiamo comprato la nuova boccia, e ci toccava rimettere a posto il tutto. Smadonnando il giusto ci pare di avere rimesso i fili al posto giusto, riattacchiamo la corrente… e niente. Notare che il lampadario funziona a 12 volt. A questo punto io mi ricordo di possedere un tester. Ammetto che il suo uso sia ai limiti delle mie capacità pratiche, ma non sono così imbranato: ho preso una pila mezza scarica per verificare, e in effetti quella mi dava una tensione di 1.1 volt. Attacco ai fili le due punte… e niente.
L’unica possibilità che mi viene in mente è che si sia scassato il trasformatore sopra, il che mi preoccupa assai. Qualche idea?