Itagliano

Repubblica.it ha un articolo sui navigatori internet in Italia. Può darsi che i sondaggi che hanno fatto siano veritieri; sicuramente, come afferma Nando (che se avesse un sito raggiungibile linkerei anche…), «Non avendo soldi per commissionare una ricerca statistica in Italia, l’hanno fatta fare in Albania e hanno tradotto il report dall’albanese in italiano con Babelfish.»
Ho catturato l’ultimo paragrafo, che potete vedere qui sotto, perché sfido chiunque a trovarci un significato semantico. L’articolo è apparso prima delle 17, e adesso (ore 23) è ancora identico…
[itagliano]
“… pensa che vada pagati, anche e soprattutto quando lo sa si fa su internet” (no, non è sesso, almeno credo). “… il 22% [manifesta una tendenza] bassa che vuol dire nulla” (le graduatorie spiegate al volgo?)
Non so più cosa pensare, ditemi che è uno scherzo!

Ritorno dall’universo (libro)

Non penso che questo libro (Stanislaw Lem, Ritorno dall’universo, Mondadori Oscar Fantascienza 75, p.277, ISBN 88-04-32033-8, trad. Pier Francesco Poli) sia ancora in commercio. Da un certo punto di vista è un peccato: in fin dei conti non è un brutto lavoro. Devo dire che le prime 40 pagine mi hanno dato un senso di rabbia e di incomprensibilità: andando avanti ho capito che era esattamente quanto Lem voleva, per farci entrare meglio nei pensieri del protagonista; la traduzione è indubbiamente magistrale. Costui è un pilota di astronave, rientrato sulla Terra dopo quello che per lui è stato un viaggio di dieci anni ma per il mondo è durato cent’anni, e che scopre che ci sono stati progressi incredibili, ma che in compenso la gente ha perso la capacità di provare emozioni. La storia si continua a dipanare fino alla fine… che, come anche in Solaris, è un anticlimax. Ti lascia con l’amaro in bocca.

quando una gatta si arrabbia

Ieri Anna è di nuovo partita per Gaeta (ah, qualcuno mi deve spiegare come sia possibile che ieri abbia messo trentaquattro minuti a fare un percorso che solitamente a quell’ora compio in 25 e alle 7 del mattino ne richiede 15…), e quindi sono solo in casa a dovere gestire due gatte. La cosa non è affatto banale.
Ieri sera Momo ha deciso che doveva vedere la mia schiena mentre ero su in studio a pacioccare col PC, e quindi si è infilata in uno spazio “libero” della libreria che abbiamo. Peccato che in realtà ci fossero un po’ di CD-ROM vari, e soprattutto che Momo non ha esattamente l’agilità che si aspetta da un felino: non è nemmeno colpa sua, visto che era stata trovata in strada quando aveva tre giorni, ed è stata amorevolmente allattata e cresciuta da Anna. Ad ogni modo, il risultato è stato un rovinio di dischi, alcuni dei quali – per i curiosi, l’enciclopedia di storia dell’arte – sono anche cascati giù per le scale: il tutto con uno sguardo più o meno svagato della colpevole.
Il peggio è però stato Ariel. Premetto che ieri sera avevo dato loro una scatoletta di cibo per gatti biologico, di quello per cui occorre accendere un mutuo. Peccato che non è che lo apprezzino molto, anche se alla fine più che il principio potè la fame e in effetti stamattina le ciotole erano bell’e pulite. Però un po’ prima delle 7 Ariel aveva già cominciato il suo show: raspate sulla porta, passeggiata sopra il mio corpo più o meno addormentato a letto, e miagolii insistenti. Alla fine mi alzo, e scopro che tanto per cambiare il frigorifero era aperto. Ariel ha due sistemi per indicare la sua riprovazione contro il trattamento disgattesco cui viene sottoposta: togliere terra dai vasi e possibilmente portarla un po’ in giro, e aprire il frigorifero. Una bella tirata con la zampa, e via. Notate che sa perfettamente che dentro non c’è nulla che le possa interessare, e infatti dopo avere compiuto il misfatto se ne va via. È proprio una questione di (suo) principio.
Stamattina per sicurezza ho rimesso il blocco “chiusura bambini” al frigorifero…

discontinuità

È la parola d’ordine questa settimana nel mondo politico: hanno cominciato i partiti della maggioranza, ma anche l’opposizione sta apprezzando il suo uso.
Cos’è la “discontinuità”? Beh, come tutti i concetti nella politica e soprattutto da noi il significato del termine è piuttosto fumoso e dipende da chi sta parlando: in ogni caso il concetto di “cambiamento” è presente, sia nelle versioni più forti di rottura completa col passato che in quelle deboli di modifiche più o meno visibili allo status quo.
Uno potrebbe chiedersi perché mai non usare allora direttamente “cambiamento”. Bravo. E poi bisognerebbe cambiare… Meglio lasciar perdere :-)

Almeno una porzione

Stamattina ero con Anna al supermercato, e mi è saltato l’occhio sulla “Nuova Confezione Salvafragranza” dei corn flakes della Kelloggs.
Le “istruzioni per l’uso” (della confezione, non dei fiocchi!) iniziavano testualmente con Apri la confezione normalmente e versa in una tazza almeno una porzione di Kellogg’s Corn Flakes”.
Ora, è già qualcosa che uno possa aprire normalmente la confezione. Chessò, magari si sarebbe dovuto aspettare una notte di luna nuova, o usare uno di quei coltelli da televendita. No, nulla di tutto questo. Però mi chiedo perché bisogna versare almeno una porzione. E se io sono a dieta e ne voglio solo mezza, che faccio? scopro che non riuscirò a chiudere la confezione, perché l’atto stesso dell’apertura aumenta il volume dei fiocchi – oh, qui mica si scherza, l’umidità dell’aria può dare brutte sorprese – e quindi ne devo togliere almeno una porzione?
Confesso di non essere uno sperimentalista: non li ho comprati.

Happy Router

I giochini con il T9 sono abbastanza di moda: uno scrive una parola e vede cosa esce fuori. Marco Bini mi ha segnalato la scorsa settimana questa chicca per informatici: se uno digita “Harry Potter” ottiene appunto “Happy Router”.
Ora, d’accordo che occorre spesso usare formule magiche per fare in modo che i pacchetti IP vengano inviati su e giù per la rete, ma che si renda felice il router mi pare un po’ esagerato…

gatta informatica

Ieri sera stavo cercando di finire di scrivere un articolo: visto che Anna aveva bisogno del tavolo per mettere in ordine le ricevute delle sue spese di trasferta, e il wifi non piglia molto bene su, mi ero messo sul tappeto in varie posizioni man mano che la mia schiena si lamentava. A un certo punto ero carponi: Momo è arrivata sotto di me, si è messa davanti allo schermo e ha piazzato una zampa sopra la mia mano che si stava muovendo sui tasti. E dire che l’articolo non è venuto così male!

acquisti compulsivi

la scorsa settimana ho deciso di spendere dieci euro e comprare da Lidl la radio per bicicletta. Funziona ovviamente a pile (tre, non ricaricabili. Mai capito perché non si decidano ad abbassare un po’ la tensione d’utilizzo di questi apparecchi), è parecchio grossa, e si dovrebbe agganciare al manubrio con i soliti gancetti di plastica, anche se io ho dei problemi viste le dimensioni. Devo dire che speravo in qualcosa di meglio: mi era chiaro che era più che altro un simpatico gadget, ma anche la ricezione non è delle migliori. Peccato.
Notizia correlata: mi sono molto arrabbiato perché il lettore MP3 da 1 GB in formato chiavetta USB2 in offerta a 99 € era stato indicato nel volantino avere anche la radio, e invece nulla. Aspetterò.