"beach" volley

Dopo avere saltato per motivi vari un paio di partitelle a basket che alcuni miei colleghi si erano messi a fare le scorse settimane, stavolta ho detto “va bene, vengo anch’io”. Peccato che gli altri abbiano deciso “va bene, ma stavolta si gioca a beachvolley”. E ancora più peccato che, per una serie di defezioni, con me si era in quattro, quindi non potevo nemmeno dare forfait.
Premessa: sì, si può giocare a beach volley a Milano. Siamo andati in un centro sportivo in via Washington, dove oltre ai campi da tennis ne hanno fatto uno con la sabbia (chissà se, come maligna Ugo, è una Pura Sabbia Padana) e la rete. Avevamo un’ora (abbondante, perché siamo arrivati in anticipo e non c’era nessuno) di tempo per giocare: io ho iniziato più o meno baldanzoso ricordandomi che in fin dei conti venti (venticinque?) anni fa avevo giocato un po’ a pallavolo, e ho scoperto che il campo è praticamente grande uguale (8*16 invece che 9*18) ma appunto ci si sta in due invece che in 6, e che la sabbia ti rallenta che è un piacere… oltre naturalmente a non avere più fiato. Il risultato finale è stato di un pollice mezzo slogato (ahia) e di un dolore odierno alle gambe.

Attentati a Londra

No, non ho sbagliato a scrivere la categoria (“io”). È proprio che li sento distanti, anche rispetto ad esempio a quelli madrileni dell’anno scorso. Non so se sono io che oggi comunque sono in una giornata no, oppure sto diventando più cinico e/o menefreghista del solito.

Brevetti software: per il momento stop

Il Parlamento Europeo ha bocciato quasi all’unanimità la direttiva sui brevetti software.
I più ottimisti dicono che i parlamentari europei si sono arrabbiati perché la Commissione non ha voluto tenere conto del loro parere; i pessimisti dicono invece che le multinazionali temevano che tra tutti gli emendamenti che erano stati proposti ne sarebbe passato qualcuno che in pratica le avrebbe messe in difficoltà, e hanno preferito convincere i loro lobbizzati a votare contro, per poter ripartire tra un po’ quando il chiasso si sarà spento. Per il momento, respiriamo.

mozzarella globale

Oggi sono restato a pranzo in mensa. Ho preso una mozzarella (alternative possibili: crescenza), dell’insalata (oppure c’erano carote lesse), una micromela (micropesca) e una bottiglietta d’acqua. Hanno detto che ci sono stati problemi con la cucina: non che generalmente ci sia molto di più, intendiamoci.
Mentre mi centellinavo il mio lauto pasto, ho dato un’occhiata alla confezione della mozzarella (Galbani Santa Lucia, per onor di completezza): ho così scoperto che è stata prodotta… in Slovacchia. Nulla di illegale, né mi preoccupo dell’igiene o d’altro: resto solo basito.

IVC

Il rito della ricezione della busta paga si è molto impoverito negli anni. Già il fatto di avere lo stipendio accreditato sul conto dà un brutto colpo; ma qui in TIM non esiste nemmeno il rito della consegna del foglio riassuntivo, che ci dobbiamo pigliare via internet. Va così a finire che uno non ci pensi nemmeno troppo su. Però venerdì mi ero ricordato di scaricare il pdf, ci avevo dato un’occhiata e avevo notato che dal 1. maggio (quindi già il mese scorso) il mio stipendio era aumentato: c’era infatti una voce ulteriore, “IVC”, per la bellezza di setteeuroecinquantatrécentesimi (lo scrivo in lettere, perché sembra un po’ di più). Sulle prime mi sono chiesto come mai non l’avessi notato il mese scorso, poi ho visto che questo mese avevo anche gli arretrati. Data l’entità della cifra, ammetto di essermene dimenticato.
Finalmente ieri pomeriggio prima di uscire guardo le comunicazioni aziendali in bacheca, e scopro che la sigla sta per “Indennità di Vacanza Contrattuale”, viene automaticamente erogata dopo sei mesi dalla scadenza del contratto (che in effetti valeva fino al 31 ottobre scorso) ed è pari per i primi tre mesi (dopo non lo so…) al 30% dell’inflazione progammata per quest’anno, immagino rispetto al minimo contrattuale.
Ad essere sincero mi sembra una presa in giro.

l'innovazione va guidata

Leggo da un’Ansa che Alcatel, Ericsson, Nokia, Philips e Siemens lanciano un appello alla UE per “promuovere l’innovazione”. Per chi non l’avesse capito, questa “promozione” si otterrebbe solo evitando quelle noiose diatribe per evitare l’approvazione definitiva della direttiva per la brevettabilità del software. Infatti nel loro documento comune sottolineano “l’importanza accordata alla possibilità di brevettare delle invenzioni da applicare al computer”.
Da questo si deducono alcune cose. Innanzitutto, un telefonino è ormai un computer, nel caso qualcuno non se ne fosse ancora accorto. Inoltre – e questo è il punto che mi preme di più – non si vuole più definire l’innovazione come “qualcuno che ha una nuova idea” ma come “qualcuno ha brevettato l’idea”. Il brevetto costa soldi e soprattutto non è alla portata pratica di una persona qualsiasi. Cosa succederà, insomma? che le grandi società potranno scambiarsi tra loro le licenze d’uso dei brevetti come fossero figurine, e l'”innovazione” sarà limitata a quello che loro vorranno. Bel futuro, vero?

<em>War of the worlds</em>

(il titolo è in inglese non per un improvviso sussulto di filoalbionismo, ma banalmente perché ho visto il film in lingua originale)
Ieri sera ho commesso il grosso errore di andare a vedere il film. Intendiamoci, non che mi aspettassi molto, ma il risultato della serata è stato ancora peggio del previsto. Già l’inizio non è stato il massimo: a Milano città il film in versione originale esce solo all’Odeon, cioè da Silvio, e non mi sono accorto che la cassiera mi ha dato un euro in meno di resto. Poi la sala era piena, e ci siamo trovati un posto in seconda fila: fortuna che non soffro di crisi epilettiche.
Passiamo al film vero e proprio. L’unica parte in cui si rifà al romanzo di H.G.Wells è l’introduzione e il finale parlato, e se proprio vogliamo essere buoni l’avere i tripodi. La trama è assolutamente inesistente, e si può riassumere in “Tom Cruise riesce a sfuggire sempre a tutto quello che gli capita intorno”: tra l’altro, io non ho nulla in contrario alla suspension of belief, ma qua siamo ai livelli dei supereroi da fumetto, altroché! Certo, gli effetti speciali sono fatti molto bene, ma sapete quanto me ne può importare. Per i dialoghi, non posso dare un giudizio. La mia comprensione dell’inglese parlato è notoriamente molto bassa, a differenza di quello scritto: metà film è urlato o sussurrato, il che non mi ha aiutato certo.
Insomma, se non siete appassionati di effetti speciali potete tranquillamente fare a meno di vederlo.

scarpe

Ieri è stata giornata di acquisti di scarpe. Ho iniziato di mattino (no, non “buon” mattino, era già tardi…) prendendomi finalmente un paio di Birkenstock. La scelta non è stata poi così lunga, visto che ho provato tre modelli diversi prima di fermarmi sul primo. Le infradito avranno reso tanto sexy il mio piede, ma non mi ci trovo a mio agio… Nel pomeriggio invece abbiamo sfruttato i saldi estivi e siamo andati fino a Monza dove mi sono aggiudicato un bellissimo paio di Clark verdi che avevo visto un mesetto fa e che comunque erano andate abbastanza a ruba, visto che erano rimasti pochi numeri…
Il mio guaio è che è vero che avevo poche paia di scarpe, ma è anche vero che io generalmente uso un algoritmo molto semplice per scegliere quali indossare: sempre le stesse. Vedremo il risultato stavolta.