D’accordo. Oggi, almeno fuori Milano, c’è una nebbiolina niente male. Però garantisco che tutte le volte che toglievo l’appannamento dagli occhiali mentre pedalavo, la visibilità aumentava parecchio.
Dizinformatsija
Ieri sera, mentre stavo leggendo, senticchiavo il TG regionale. A un certo punto la speaker, tutta contenta, ha affermato che le piogge di questi ultimi giorni avevano abbassato la concentrazione di inquinanti, e che a Milano i valori avevano superato di poco la soglia solamente in due centraline. Sono sobbalzato.
Il guaio non è tanto che uno si sarebbe aspettato un abbattimento ben superiore: siamo diventati tutti pessimisti. Il fatto è che a Milano le centraline che misurano il PM10 sono esattamente due: quella al Verziere e quella in via Juvara. Quindi in realtà i limiti sono stati superati in tutte le centraline.
È vero che non è molto facile scoprire la cosa: se si va sul sito dell’ARPA, occorre mettersi con calma a spulciare le varie richieste possibili. Tra l’altro, i dati non sono visualizzabili: occorre indicare un indirizzo email, forse per scoprire chi diavolo vuole scoprire cose di cui non dovrebbe curarsi. Una volta si poteva arrivare alle informazioni dal sito del Comune; però oggi né da lì né dal sito AMA (che nella miglior tradizione milanese, vedi ATM, non è nell’albero geografico ma con un “-mi” attaccato: “www.ama.mi.it” sarebbe sembrato un dominio di serie B) si può raggiungere il server (di Fastweb e indicato solo con l’indirizzo IP 81.208.25.93: fortuna che hanno inventato il DNS). Simpatico, no?
PS: anche Metro di oggi afferma che «le zone in cui le centraline dell’Arpa hanno registrato, l’altra notte, i valori maggiori di polveri sottili sono via Juvara e al Verziere». Questo mi fa pensare che la fonte di questo “casuale” misunderstanding non sia la redazione lombarda del TG3.
pihshnig
Di phishing ne ho parlato più volte, e ho anche fatto notare come l’italiano del testo (quando c’è) sia in genere piuttosto teorico. Ma per gli sfortunati che non hanno ricevuto questo messaggio – a me è fin arrivato doppio, una copia è stata riconosciuta come spam, l’altra no – non posso esimermi dal mostrarvelo.
Bcnaa Ietnsa/ BancoPtsoa/ San Paool IMI/ Finceo ceihde il vtsoro cotubirtno:
Per i posesssori di un cnoto, a segotiu di virefiche di l’irednizzo di potsa enorttelica nei nirtso daatbase clienti, si e
reos necoirasse uzzilito online la cofnerma dei Soui dait. Le chiedaimo pcreio di confermicra i dait in nsotro possesso,
accedeodn al seugente form proteott:
No, non è il risultato di un dislessico, né un esercizio di stile à la Queneau. Andando a vedere il sorgente del messaggio, si scopre che il testo è in multipart/alternate (cioè, ci sono due pezzi che dovrebbero avere lo stesso contenuto), testo normale o html. Solo che il testo normale è in realtà vuoto, quindi deve per forza essere mostrato quello in HTML, che comincia così:
Bcnaa Ietnsa/ BancoPtsoa/ San Paool IMI/ Finceo ceihde il vtsoro cotubirtno:
Non spaventatevi. I “caratteri” – se vogliamo fare gli esperti, dovremmo chiamarli “entità”, ma chisseneimporta – e significano rispettivamente “da qua si scrive da destra a sinistra” e “da qua non si scrive più da destra a sinistra”. Quindi, se apriamo il messaggio con un programma che capisce bene HTML, la prima parola è “B” , poi “cna” scritto alla rovescia e che quindi diventa “anc”, e infine “a”. Risultato? “Banca”.
In questo modo, però, i sistemi antispam non riescono a riconoscere la parola incriminata, e quindi non scatta l’allarme spam.
Peccato (per lo spammer, intendo) che il sistema sia troppo intelligente, e ad esempio sull’interfaccia di Gmail non funzioni…
Trenitalia ti aiuta
Domani sciopero, e ne approfitto per andare con Anna a Firenze. Andremo in treno: il costo di un eurostar Milano-Firenze in seconda classe è di 28.92 euro a testa. Come forse sapete, esiste la promozione “In Eurostar a 29 euro” che possono essere anche di prima classe. D’accordo, di questi biglietti ne metteranno quattro per treno, ma tentare non costa molto: giusto compilare la schermata e sentirsi dire “spiacente, non ci sono posti a disposizione in questa tipologia”.
E invece no. Anche se clicchi sopra “prima classe”, e quindi a tariffa intera pagheresti ben più che 29 euro, ti appare una schermata dove Trenitalia ti comunica premurosamente che il tipo di biglietto scelto non è conveniente. Non sono teneri?
cose da non credersi
No, non parlo delle prime chiappe nude su Famiglia Cristiana: tanto ci hanno già pensato Corsera e Repubblica.
Preferisco una visione più minimale, e recupero da Leggo questa chicca. Non solo le donne più attraenti risultano qulle con i più alti livelli di estrogeni (ma una volta non li chiamavano feromoni?), ma – udite udite – “i visi al naturale sono meno attraenti dei visi truccati”. No, la ricerca non sembra essere stata sponsorizzata da un produttore di cosmetici, ma dalla università di St. Andrews a Londra.
Chi vuole divertirsi, può leggere l’articolo del New Scientist, il comunicato stampa ufficiale, oppure scoprire che l’autrice non è nuova a simili ricerche.
libreria 2
dopo il Sudoku, il Kakuro!
Nel caso qualcuno voglia portarsi avanti col lavoro e poter dire “io lo conoscevo già”, sfrutto Leibniz* e parlo del Kakuro. Il gioco, a vederlo da lontano, assomiglia a uno schema di parole crociate autodefinito, nel senso che le caselle nere possono avere un numero che è la “definizione” della riga corrispondente: solo che la definizione è un numero, che sarà la somma dei numeri messi nelle celle (numeri da 1 a 9, come nel sudoku). Ma c’è ancora un vincolo: nella “definizione” non possono esserci due numeri uguali.
Se non siete ancora scappati, vi faccio un esempio pratico. Se abbiamo la definizione “4” per una voce con due caselle, i valori da inserire non possono essere 0 e 4 (lo zero non è valido), né 2 e 2 (avremmo ripetuto la stessa cifra), quindi devono essere 1 e 3. Che siano nell’ordine 13 o 31 non lo possiamo sapere, se non guardando alle altre definizioni e applicando un po’ di logica (e tante somme…)
Per chi vuole provare, un sito con schemi online è dokakuro.com (che fantasia)
Non dire il mio nome (libro)
Il titolo del libro che la Autorevole Giuria di OneMoreBlog mi ha immeritatamente assegnato (Paola Presciuttini, Non dire il mio nome, Meridiano Zero – Gli Intemperanti 2004, pag. 285, € 11, ISBN 8882370844) racchiude in un certo senso la storia: la ragazzina tosco-napoletana di basso ceto vuole fuggire non solo da Rosignano Solvay e dalla famiglia, ma anche dal proprio nome, che ci verrà detto solamente all’ultima pagina. Non appena scappata di casa ancora diciassettenne lei diventerà Pedro, e troverà nonostante tutto il suo amore.
In questa terza fatica letteraria della Presciuttini, personalmente ho trovato troppo frammentata la prima parte: anche con il senno di poi, i flashback spezzettano inutilmente la storia, che invece scorre davvero velocemente nella seconda e terza parte. La caratterizzazione della protagonista è indubbiamente azzeccata, soprattutto per il punto di vista che ha su quello che capita intorno a lei. Il mondo, anzi i due mondi, che ha frequentato sono infatti descritti in maniera oserei dire asettica, senza costringere nemmeno il lettore a tranciare giudizi. Peccato che le date del suo soggiorno fiorentino non tornino; un piccolo neo di editing.