La spazzatura è tanta, lo sappiamo tutti. E spesso si debbono buttare via degli oggetti voluminosi, che non stanno certo nei cassonetti. Che si fa allora? Se l’oggetto è davvero grosso, a Milano ci si può mettere d’accordo con l’Amsa: ci viene detto in che giorno e ora passeranno a prenderlo, e lo si lascia in strada subito prima. Se è grossino ma non grosso, la soluzione trovata è quella della riciclerie: posti in cui il cittadino va a portare i rifiuti.
Stamattina – le riciclerie sono aperte anche la domenica fino alle 15 – abbiamo così finalmente deciso di portare il vecchio aspirapolvere che non è sopravvissuto più di tanto all’uso che Regina ne fa quando pulisce casa nostra, e così ci siamo messi in viaggio. Ovviamente le sei riciclerie milanesi sono tutte in periferia, come si può immaginare; si può anche intuire che la zona Testi-Bicocca non ne ha nessuna e così ce ne siamo andati verso Affori, in via Pedroni.
Per una volta la signorina del navigatore ci ha portati quasi senza problemi, e non è colpa sua se hanno riqualificato viale Affori facendolo diventare a senso unico. Il posto si trova vicino a un centro raccolta di materiale usato (ah, la sinergia!) e consiste in una serie di container rigorosamente verdi, ciascuno con un cartello che spiega cosa bisogna mettere. Per la roba più pesante, sali una mezza rampa con l’auto e così hai la cima del container a livello raggiungibile.
Non ho ben capito perché ho dovuto buttare anche gli accessori dell’aspirapolvere tra i rifiuti elettrici, ma ho apprezzato il fatto che mi abbiano detto di buttare il cartone nel container “cartone”. A parte le battute, trovo che l’idea alla base della ricicleria sia ottima, anche perché costringe comunque la gente a pensare un attimo a quello che sta facendo. Mi chiedo solo quale sia la risposta degli utenti.
rumori molesti
Stamattina, un trafiletto in corpo 5 su Metro riporta che la tenutaria di un bordello tedesco dovrà pagare una multa di 3600 euro “a causa dei forti gemiti emessi dai clienti durante i rapporti”. Non sono riuscito a capire se il problema sia che si è risparmiato sull’isolamento dei muri o cosa. Resta il fatto che Wikipedia afferma che a Kiel l’attività di gran lunga predominante è il terziario (78%): presumendo che la prostituzione non sia né industria né agricoltura, mi è venuto da pensare che potrebbe essere anche un problema di concorrenza.
Sono così andato a cercare un po’ in giro. Il lancio Adnkronos è datato ieri, e dice qualcosina in più (è la vicina di casa che ha denunciato la tenutaria); ma l’articolo originale sembra essere questo (del 30 agosto: è vero che l’udienza si è effettivamente tenuta ieri, ma è strano leggere come le accuse non erano tanto sui rumori quanto sulla “jugendgefährdender Prostitution”, quindi sulla prostituzione intesa come pericolosa per i giovani: chissà come mai da noi si è persa questa frase e ci si è buttati sul leggero. Forse è la nostra esperienza che ci siamo fatti con Quel gran pezzo dell’Ubalda e i film di quel genere?
Cultura moderna
Come sapete, la televisione di casa è per lo più spenta: direi che l’ultima volta che mi è capitato di guardarla è stato a giugno per qualche tappa del Giro d’Italia. Questo stato di cose mi porta a dei deficit di conoscenza, dei quali però confesso di non preoccuparmi più di tanto. Ad esempio, qualche mio neurone aveva memorizzato l’informazione che esiste una trasmissione a premi chiamata Cultura Moderna, ma non saprei neppure dire quale rete la trasmetta. Bene: oggi da Leggo vengo a sapere che ieri sera tale Natalia – il suo cognome non c’è dato di sapere – dopo essersi esibita in un balletto, “ha indovinato il personaggio misterioso nascosto nella cabina”, vincendo il montepremi di mezzo milione di euro. Buon per lei: che venga definita “aspirante velina” è forse un po’ triste per il futuro dell’Italia, ma comunque accettabile. Però scoprire che il personaggio il cui riconoscimento dovrebbe dimostrare che il concorrehte ha una “cultura moderna” è nientemeno che l’ex velina Maddalena Corvaglia è davvero troppo per me.
Storia della canzone italiana (libro)
La mia edizione di questo libro (Gianni Borgna, Storia della canzone italiana, Oscar Mondadori 20004, pag. 520, € 8.40, ISBN 88-04-42405-2) ha un bollino del prezzo di 16000 lire, che copre il “15000” originale. Questo significa che sono passati sei anni da quando l’ho comprato a quando l’ho finalmente preso in mano – come avrete forse capito, io i libri prima li compro perché mi ispirano, poi con calma mi metto a leggerli – e che in questi anni il suo prezzo non è poi cambiato molto.
Il libro ha una parte storica iniziale che cerca di dare una visione generale sulla canzone italiana dell’800 e della prima metà del secolo scorso, dove si vede l’impostazione “colta” del Borgna, e che è la parte senza dubbio più interessante del libro. Quando però si giunge al secondo dopoguerra e soprattutto agli anni dal 1960 al 1990, dove il libro termina, la musica cambia. Da un lato l’autore tira via molto più velocemente, non saprei dire se per ragioni di spazio o altro; dall’altro cerca di mettere una patina intellettuale ai propri giudizi generalmente tranchant, in positivo o in negativo. Il problema non è tanto il personalismo della sua critica, quanto appunto il modo con cui si pone; ma forse uno se lo sarebbe dovuto aspettare.
l'avrò fatto apposta?
È un’ora che sono in ufficio, e ho pensato bene che forse era il momento di accendere il telefonino. Apro il marsupio, e mi viene in mente che ieri sera l’ho messo in carica e stamattina non mi sono affatto ricordato di prenderlo.
Sto cercando di capire se il mio subconscio abbia voluto dirmi qualcosa, o se semplicemente ero addormentato come al solito.
La maledizione del 7009
Stasera salgo sul tram per tornare a casa. Tiro fuori il mio bel biglietto, timbro, guardo la timbratura. Segna mezzogiorno e venti. Del 15 agosto.
Guardo il numero della vettura: è la 7009, quella che mi fece già uno scherzetto simile a fine luglio: ma allora i giorni di ritardo erano solo tre.
Ho preso un pezzo di carta, ho scritto questa cosa, e l’ho infilato dentro la fessura in modo che fosse impossibile timbrare. È anche vero che solo una persona ci aveva tentato :-) (di per sé solo chi ha i biglietti interurbani e i 2×6 usa quel tipo di timbratrice e non quella per i biglietti magnetici, quindi è possibile che tutti gli altri fossero regolari portatori di biglietti validi).
Però garantisco che la prossima volta prima di timbrare controllo su che vettura mi trovo…
teNNologia
La tecnologia fa la parte del leone su City di oggi. Non mi riferisco naturalmente alle frodi via internet che, grazie a una riunione del gruppo di lavoro europeo sul crimine informatico tenutatisi a Roma, hanno avuto l’onore delle cronache di più o meno tutti i media.
La sezione “Tecno” del quotidiano gratuito della Rcs ha come articolo principale la nascita del servizio “rent-a-geek” per affittare un esperto di pc pronto a farci tornare il sorriso, almeno fino a quando non presenterà il conto, che arriva sui 100 euro per una visita a domicilio. L’unico vantaggio che potrei vedere è che, nel caso qualcuno mi chieda di “dare un’occhiata a quel programma che non gira”, posso far notare quanto l’amico mi debba essere grato. L’altro punto di interesse sta nella fotografia che correda l’articolo e nella didascalia corrispondente. Quest’ultima afferma testualmente “AIUTO! Il 79% degli inglesi ha bisogno di aiuto quando si tratta di tecnologia” (per gli italiani il dato non è pervenuto), mentre la foto mostra un tipo che si beve una tazza di tè mentre guarda… il risultato di una ricerca su Google (passi) nella versione britannica (e già qua avrei qualche dubbio) risalente al 2004! Per chi si chiede come possa esserne così certo, rispondo che i disegnini sul logo, con gente vestita alla greca e un braciere, non lasciano alcun dubbio.
Essendoci Google, non può mancare eBay: un altro articolo spiega che un più o meno sconosciuto college del Massachusetts, il Northampton College, ha creato un corso di studi sul popolare sistema di aste, sostenendo che più di 700.000 persone potrebbero “vivere solo comprando e vendendo merci su eBay, anche part time”. Non lo scrivo io, lo dicono loro. Ricordate le pubblicità delle collane da preparare comodamente a casa? Ecco, siamo lì.
Non so quanta tecnologia abbiamo invece nello studio di Rupert Sheldrake del Trinity College di Cambridge, che afferma l’esistenza di una “telepatia telefonica” (si riceve una chiamata da una persona a cui si stava giusto pensando) e che ora vuole indagare anche nel campo degli sms, non si sa se per verificare se con meno testo a disposizione la telepatia funzioni ancora. Chi vuole, può divertirsi a leggere il resoconto del Register.
Ultima segnalazione, non tecnologica: alcuni ornitologi del Max Planck Institute di Seewiesen in Germania avrebbero dimostrato che i merli nati in città hanno una risposta migliore allo stress di quelli nati in campagna. E ci credo, dico io!
si spammano persino i mail form
Stamattina quando ho aperto la posta non ci volevo credere. Dal form che c’è nel mio sito per inviarmi messaggi mi è arrivato dello spam. È quello del tipo “caratteri casuali”, senza link né altro, ed arriva dall’IP 202.101.6.85 che corrisponde a un PC cinese probabilmente infettato, ma riuscire a compilare un form di quel tipo è qualcosa che non ritenevo ancora possibile per le capacità di un sistema automatico. È vero che il form di per sé ha un nome facile (mailform.html) e la struttura standard, e infatti penso che stasera ci farò qualche modifica ad hoc, però “nome” invece che “name” l’ha beccato, anche se “titolo” è rimasto vuoto :-)