Ma dov'è Palermo?

Crisi o non crisi di governo, i giornali non possono tagliare lo spazio al festivàl di Sanremo. Così Rep.it fa la cronaca della seconda giornata, tra scivoloni fisici e a sfondo sessuale. Gli è però che a un certo punto scrive «Il festival si è preso in giro con Ficarra e Picone nei panni dei due siciliani (si fa per dire visto che sono palermitani doc)», e qua mi sono fermato. Io ero infatti convinto che Palermo fosse il capoluogo della Sicilia, ma qua mi si insinua il dubbio che le mie conoscenze geografiche siano ancora inferiori a quanto già sapevo.
Non si finisce mai di imparare.

il Codacons e Tex Willer

Filippo Facci racconta (qua e qua, stranamente con i commenti disabilitati) del comunicato del Codacons che canta vittoria perché nelle ristampe dei fumetti di Tex Willer che stanno uscendo su Repubblica il ranger “fuma meno, e la sigaretta sembra spenta”, ricordando la loro campagna del 1999 contro il vizio dell’eroe dei fumetti. Dimostrando una conoscenza filologica niente male, Facci fa notare come queste sono le ristampe dei primi numeri di Tex, in cui Galep aveva un disegno molto scarno senza le volute di fumo; inoltre nei numeri seguenti avrebbe avuto più spesso la sigaretta in mano.
Per una volta però non vorrei sparare sulla Croce Rossa, pardon sul Codacons, ma soffermarmi invece su un altro punto. Sergio Bonelli ha più volte raccontato – un esempio lo potete lettere su komix.org di come negli anni ’50 ci furono numerose proposte di legge per avere una censura sui fumetti, tanto che parecchie case editrici decisero di autocensurarsi creando il marchio MG (Garanzia Morale), che “si concretizzava nel ricoprire scollature e spacchi femminili, nel far sparire pistole e coltelli lasciando gli eroi in posizioni di sparo buffe e inspiegabili. Oltre alle immagini dovevano essere riformulati tutti i testi contenenti riferimenti tendenziosi o allusivi”. Pensateci un po’ su: in mezzo secolo l’orientamento è virato di centoottanta gradi. Nudo e violenza sono ormai cosa di tutti i giorni, ma diventa tabù fumare e bere alcolici. Non vi sembra comico? :-)
(ps: Tutte le volte che scrivevo Tex, mi veniva da digitarlo come TeX. Le abitudini sono dure a morire)

Prodi ci ha le palle

o se preferite è cocciuto come un mulo. Tutti gli dicevano “non stare a parlare dei DiCo, facciamo finta di niente, tanto li abbiamo già tolti dai dodici punti”. E lui si è messo a ribadire quello che aveva già detto, che non ci sono solo perché il DDL è già stato fatto e adesso tocca al parlamento. Il che non significherebbe nulla, se non che si sapeva che il Divo Giulio gli aveva tolto l’appoggio proprio per quello. L’intervento di Andreotti è stato sornione: ha iniziato affermando che quella di Prodi era una balla, visto che quel DDL è firmato da cinque ministri; ha continuato dicendo che non se la sentiva di votare a favore del governo, ha fatto una micropausa giusto per fare iniziare gli applausi della destra, li ha tacitati e ha terminato con “però non posso fare cadere così il governo, quindi non voterò”. Cossiga è riuscito a dire (con qualche incespichio) che lui è favorevole al governo, ma voterà contro perché non è abbastanza filoamericano.
Tutto questo sarebbe favoloso in una bella fiction. Il guaio è che questi qua ci governano.

Sempre sulle pensioni

Su lavoce.info, Tito Boeri torna sulle pensioni e sulla loro riforma. Io resto dell’idea che il metodo misto dovrebbe essere applicato a tutti, anche ai “vecchi”, fin da oggi; che i coefficienti di trasformazione (tradotto in italiano: il calcolo statistico che ti farà avere in media i soldi che hai dato come contributi più la loro rivalutazione) debbano essere ricalcolati, magari anche più spesso che ogni 10 anni come dice la legge (disattesa); e che a questo punto uno può andare in pensione quando vuole sapendo che prima andrà meno prenderà, dato che gli stessi soldi bisogna spalmarglieli in più anni. Però, anche se sono un matematico, so bene che nessun governo avrà il coraggio di fare queste cose.

Silenzio

Stamattina sono arrivato in ufficio e c’era un silenzio incredibile. Sulle prime mi sono chiesto “Ma Attilio non c’è, oggi?” In effetti il mio collega dalla voce stile sirena antinebbia è in trasferta, ma il punto è un altro: uno dei consulenti mi ha fatto notare che l’aria del riscaldamento non sta circolando (e ci credo, viste le temperature esterne).
La cosa mi preoccupa: se non mi accorgo più di un rumore di parecchi decibel a cui sono sottoposto otto-nove ore al giorno, non credo che il mio udito vada così bene.
P.S.: ecco, non dovevo dirlo. Hanno appena riattaccato il riscaldamento :-(

sì critico

A quanto pare qualcuno deve avere spiegato a Franco Turigliatto che il suo non-voto mercoledì scorso è stato ininfluente. Il senatore ci ha messo un po’ di tempo per comprendere le profonde implicazioni della cosa, ma alla fine ci è riuscito. Ha ritirato le sue annunciate dimissioni (tanto non c’era nulla di scritto) e ha comunicato urbi et orbi che voterà un «sì molto critico con la totale libertà d’azione sui singoli provvedimenti».
Dal mio personale punto di vista, non c’è nulla di male se un senatore non si riconosce nel programma di un governo. Però c’è molto di male se mantiene il piede in due scarpe. Onestà vorrebbe che si astenesse (cioè votasse contro, visto il regolamento del Senato) la fiducia, per poi votare volta per volta i singoli provvedimenti che ritiene giusti. Figuriamoci se dalle nostre parti capita così.