Guido Damini si autodefinisce “storico da bar” (ma è laureato con lode in storia moderna, non bara) e dovrebbe essere noto agli amanti dei podcast: io, che podcast non ne ascolto, l’ho però scoperto dalla rubrica di Paolo Gualandris.
Il sottotitolo del libro è già una spiegazione: l’umanita intera viene raccontata in cento cenni storici, da tre-quattro pagine ciascuno, corrispondenti ai cinque minuti di una puntata del podcast (e in fondo al libro, per chi ha davvero fretta, Damini condensa tutto in dieci megacenni). Quello che mi è piaciuto è che lui usa un approccio personale: per esempio, parlando di Attila, scrive “Fu a quel punto che la storia prese una piega degna delle migliori telenovelas turche: una principessa imperiale scrisse ad Attila. Indovinate? Era Onoria.” (Onoria che nel titolo del cenno viene chiamata “La crush di Attila) Inoltre spesso ci dà punti di vista diversi da quelli imparati a scuola (tipo che togliere la convertibilità del dollaro in realtà lo rafforzò). Un’ottima lettura per chi volesse un rapido ripasso della storia e magari capirci qualcosa in più.
Guido Damini, Quasi sapiens : Dalla scimmia a Trump. Come l’umanità se l’è cavata in 100 cenni storici, UTET 2025, pag. 432, € 10,99 (cartaceo: 19), ISBN 9791221220810 – come Affiliato Amazon, se acquistate il libro dal link Bezos mi dà qualche centesimo dei suoi utili
Voto: 5/5
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Siamo proprio sicuri di sapere cosa sia il negazionismo scientifico? Luca Tambolo in questo libro ci fa vedere come ci siano molte diverse accezioni, e prese di posizione che spesso definiamo come negazionismo in realtà non lo sono. Peggio ancora, non è neppure possibile dare una definizione netta di cosa sia il negazionismo scientifico, perché c’è tutto uno spettro di posizioni. Il testo alterna sezioni in cui l’autore fa l’avvocato del diavolo e ci instilla dei dubbi con altre sezioni in cui si comporta come un negazionista alla rovescia, nel senso che usa qualche trucchetto retorico per portarci sulla sua posizione. Insomma, non pensate che il libro sia una lettura leggera: sarete costretti ad attivare i neuroni. Alla fine, però, avrete un’idea di come la scienza sia imperfetta ma a grandi linee funzioni e si evolva, mentre tipicamente il negazionista non si smuove di un millimetro e si fissi sulle eccezioni che per lui diventano regole. Niente fideismo, dunque, ma sano senso critico da mettere in pratica anche quando – come nella maggior parte dei casi – non possiamo certo verificare direttamente le posizioni opposte.
Questo racconto molto lungo (o romanzo parecchio breve, scegliete voi) parte da un assunto piuttosto difficile da credere: l’anno dopo avere conseguito la maturità classica, i compagni di classe si ritrovano a pranzo e decidono di fare una sorta di lotteria: ogni anno ciascuno di loro conferirà a una cassa comune una certa somma di denaro che verrà investita, e gli ultimi tre sopravvissuti la riceveranno. Quella che sembra inizialmente una trovata goliardica di quando si è giovani e si pensa di essere immortali diventa sempre più ingombrante, e le dinamiche all’interno della classe esplodono piuttosto rapidamente, anche se non posso spiegarle qui per evitare spoiler. Posso solo aggiungere che la storia parte nel passato e termina nel futuro, e che a mio parere il punto centrale è la morte di Gene Hackman, che scommetto essere stata l’idea da cui Mari è partito per scrivere la storia. È interessante vedere come il protagonista cambi man mano che si procede nella storia: in definitiva, se siete disposti ad accettare una suspension of disbelief, la lettura è indubbiamente piacevole.
Se chiedete a un matematico quale sia la formula più bella del mondo, vi risponderà quasi sicuramente quella di Eulero eiπ + 1 = 0: più che altro questa formula ormai vive di vita propria e nessuno fa il minimo sforzo di provare a sceglierne un’altra. (Però sarebbe bello rispondere “1 + 2 + 3 + 4 + … = −1/12”, non trovate?)
Ho letto questo libro, anche se datato, (ma la matematica non diventa obsoleta!) perché ero curioso di vedere come i sovietici vedevano la matematica di base. A parte trovarmi subito all’inizio i risultati di Popov che mi hanno subito ricordato una barzelletta di quando ero giovane, e un’ovvia attenzione alla scuola russa anche con nomi che non ho mai sentito nominare, quello che mi ha colpito è stata l’attenzione ai problemi reali per cui sono stati ideati i metodi risolutivi. Questa in effetti è una cosa che non troviamo praticamente mai nei nostri testi: non so quanto sia utile in pratica, però fà almeno l’idea che la matematica non è avulsa dal mondo reale. Nulla da eccepire sulla traduzione di Giovanni Venturini.
Quest’ultimo libro di Andrea Monti recupera e completa i testi più tecnici che ha pubblicato negli anni passati. Monti è un avvocato, e lo si nota dalla dovizia di particolari legali che si trovano nel testo: ma soprattutto da quando lo conosco (eravamo ancora nello scorso millennio…) è sempre stato interessato a leggere lo sviluppo tecnologico da un punto di vista olisitico, guardando non solo l’aspetto mediatico ma anche quello legale. Questo testo è breve, ma densissimo: probabilmente se l’avesse scritto qualcun altro avremmo avuto una lunghezza doppia. Questo significa che la lettura deve essere meditata: mi sono segnato decine di annotazioni mentre procedevo. Ma significa anche che arrivando al fondo si ha una visione molto più completa del tema, anzi dei temi, in questione.