[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Questo racconto lungo (sono meno di 100 pagine) ha come protagonisti la coppia di detective vittoriani Sir Maurice Newbury e Miss Veronica Hobbes, insieme con l’investigatore capo di Scotland Yard Charles Bainbridge. Non avendo letto gli altri libri della serie ho avuto qualche problema con le caratteristiche dei personaggi, e probabilmente ho perso qualche riferimento: la storia è comunque un mix tra steampunk e horror, con quest’ultimo per mia fortuna abbastanza secondario e quindi non disturbante per un fifone come me. È abbastanza immediato immaginare cosa abbia fatto Greyson Fairfax, il padrone del palazzo dove un certo numero di invitati sono stati invitati per una festa in cui però manca proprio Fairfax. Il racconto però scorre bene fino alla fine: l’unico problema che ho avuto è che nella mia copia elettronica per recensione (o a causa della mia app per leggere epub) il soggetto della scena cambiava spesso senza nessun segno grafico, il che mi ha dato qualche fastidio nella lettura. La coppia Newbury/Hobbes è molto diversa dei classici Holmes e Watson, essendo più alla pari anche se formalmente Veronica è l’assistente di sir Maurice; questo da’ un tocco di novità alla storia.
(George Mann, The London Particular, Newcon Press 2022, pag. 100, € 14,67, ISBN 9781914953354)
Voto: 4/5
[Disclaimer: Ho ricevuto il libro grazie al programma Early Reviewer di LibraryThing]
Vabbè, immagino che l’introduzione di Spielberg in cui ci ringrazia per aver visto il film al cinema sarà tolta quando finirà in TV oppure in streaming :-) Ma a parte questo devo dire che il film mi è sembrato troppo autocelebrativo. Posso capire la scelta di essere volutamente lento, ma se stai raccontando episodi della tua vita da ragazzo semplicemente cambiando i nomi ai protagonisti secondo me non lo fai mica per raccontare l’amore per il cinema, quanto per toglierti alcuni sassolini dalle scarpe: alcuni assolutamente condivisibili, come l’antiebraismo nella high school (ma in Oregon non ce n’era?), altri probabilmente troppo personali come il divorzio dei genitori.
Vabbè, nessuno pensa davvero che Ritorno al Futuro sia un film con una trama solida: la suspension of disbelief è massima… Ma Jeffrey Dean la pensa altrimenti, e ha scritto questo libro per mostrare al fan e al curioso quali sono gli errori marchiani ma anche come sia possibile cercare di far quadrare capra e cavoli (spolier: occorre la teoria del multiverso). Metà del libro è anche dedicata a un reboot della storia, secondo i suoi parametri.
La scorsa settimana Anna e io siamo andati a vedere
Si dice sempre che siamo frutto del caso. Ma quanto è davvero così? Secondo Sean Carroll lo è molto di più di quanto possiamo mai pensare. In questo libro racconta l’insieme di eventi che ci hanno portato ad esistere, a partire dal famoso asteroide che ha cancellato quasi tutta la vita sulla Terra e ha permesso ai mammiferi di uscire dalla propria nicchia per colonizzare il pianeta, per arrivare a una spiegazione di come mai possono esserci mutazioni – non ci crederete: una fluttuazione quantistica può modificare una base del DNA anche senza nessun errore di trascrizione da parte dell’RNA messaggero. Ci sono alcuni esempi di persone particolarmente fortunate o sfortunate, ma mi pare siano stati messi solo per colorire un po’ il testo. Carroll afferma chiaramente che è inutile ipotizzare l’esistenza di Dio, visto che il caso spiega tutto; nell’ultimo capitolo del libro costruisce un panel immaginario con vari umoristi e comici (più Camus e Monod, suoi idoli) sul tema “perché voi siete statisticamente meno legati al concetto di Dio” che mi è parso piuttosto fuori contesto. Buona la traduzione di Allegra Panini.
Io e la fisica non siamo mai andati molto d’accordo. All’università il mio “senso fisico” era un predittore abbastanza infallibile, purché lo considerassi come correlazione inversa, nel senso che se tra le possibilità A e B io ritenevo giusta A, allora dovevo usare B per arrivare alla soluzione corretta.