Anche questo libro (David Sacks, The Alphabet, Arrow Books 2004, pag. 395, ISBN 978-0-09-943682-9) era fuori commercio, e l’ho acquistato di seconda mano dai fondi di una biblioteca (dello Stoke-on-Trent College), dove in effetti non era mai stato chiesto in prestito. Il tema, come dice il titolo stesso, è l’alfabeto, inteso come insieme delle 26 lettere che lo compongono; dopo un capitolo introduttivo che racconta come dal primo alfabeto (semitico ma egizio, precedente a quello fenicio) l’idea sia stata man mano presa da altre popolazioni che se lo adattavano ai propri suoni, segue un capitolo per ciascuna lettera, che mostra la sua evoluzione e il mutamento delle sue caratteristiche (grafiche ma anche di suono) nell’inglese. Uno dei due grandi svantaggi del libro è proprio il suo essere anglocentrico; si parla un po’ del francese perché in fin dei conti il normanno è una delle sorgenti della lingua inglese, e c’è qualche accenno allo spagnolo probabilmente perché è praticamente la seconda lingua statunitense, e basta. L’italiano non è praticamente mai citato e in quei rari casi Sacks colleziona strafalcioni, come a pagina 193 dove scrive “Gésu” e spiega che la G è dura solo davanti a A ed U. Il secondo problema è la ripetitività del testo: molte cose sono dette e ridette in tutti i capitoli, e dopo un po’ uno si stanca anche… In definitiva, una lettura interessante ma non so se la consiglierei.
Ultimo aggiornamento: 2014-04-21 16:19
Molti sanno che Littoria (pardon, Latina) è stata fondata da Mussolini, durante la bonifica dell’Agro Pontino. Magari, pensandoci un po’ su, qualcuno si ricorda anche di altre città: Sabaudia, Aprilia, Carbonia. Ma nessuno probabilmente immagina che ci siano quasi 150 “città del Duce”, che a quanto pare amava porre la prima pietra su e giù per la penisola. In questo libro (Antonio Pennacchi,