Questo libro (Richard Elwes, How to Build a Brain : and 34 other really interesting uses of math, Quercus 2011, pag. 223, Lst 9,99, ISBN 978184964801) è stato pubblicato con una varietà di nomi diversi: magari l’avete visto intitolato “How to solve the DaVinci code”, oppure “Math without the boring bits”. (O più probabilmente non l’avete visto, di Elwes forse uscirà prima o poi Maths 1001 per Newton Compton). Ma è sempre lo stesso libro, facente parte della collana di Quercus “35 interesting uses of”. Devo dire che in questa sua prima prova editoriale Elwes mi è parso ancora acerbo come divulgatore. Ovviamente non è colpa sua se alcuni di questi usi della matematica non sono poi così interessanti: però ho notato che più di una volta ha usato le ultime righe di uno dei capitoletti per accennare a generalizzazioni del tema. L’idea immagino fosse quella di far capire al lettore che non ci si ferma certo ai risultati mostrati in quelle poche pagine in gabbia fissa; il risultato pratico è che al lettore resta l’impressione di un libro tagliato a metà. Da questo punto di vita è molto meglio il suo Maths 1001, dove le definizioni in pillole sono così tante che è possibile ricomporre comunque un mosaico della matematica.
Ultimo aggiornamento: 2015-05-09 22:36
Cristiano Micucci è per tutti Mix. Nonostante sia relativamente semplice trovare suoi testi in rete e anche all’interno di ebook, non aveva mai voluto pubblicare qualcosa di ufficiale; né è stato facile convincerlo a scrivere qualcosa per
Nonostante quello che il titolo potrebbe fare pensare, in questo libro (Enrico Giusti,
Non sono mica riuscito a capire cosa offra questo libro (Claudio Giunta,
Niente da fare. Secondo me quello che dovrebbe essere lo scopo principale di questo libro (Edward Frenkel,
La collana Chiavi di lettura di Zanichelli presenta sempre delle ottime opere, leggere ma che danno un’idea di alcuni campi della scienza. Questo libretto (Tommaso Castellani,
È davvero ingiusto definire Massimo Mantellini “il Gramellini del web”, anche se i due sono più o meno coetanei e hanno lo stesso nome. Mantellini non è un addetto ai lavori dell’italico web in senso stretto (e mi sa che questo sia un punto a suo favore, visti tanti sedicenti guru…), ma la sua esperienza quasi ventennale di commentatore gli permette di parlare della rete con cognizione di causa ma allo stesso tempo in modo comprensibile al navigatore della domenica. Insomma il titolo di questo suo libro (Massimo Mantellini,
Chiunque parli di matematica ricreativa non può non parlare di Martin Gardner. Quello che è incredibile è che la sua influenza è arrivata anche nel ventunesimo secolo. Questa raccolta (Michael Henle e Brian Hopkins (ed.),