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_M_ (libro)

[copertina] In questa sua incursione nella narrativa (Stefano Bartezzaghi, M : una metronovela, pag. 282, € 20, ISBN 9788806211424) Stefano Bartezzaghi mette insieme varie cose. Il punto di partenza sono alcune delle stazioni della metropolitana milanese – a parte il penultimo capitolo in cui fa un cammeo la metro romana. Ma mentre i treni sotterranei (oops… Bartezzaghi nel testo si lamenta che i convogli non dovrebbero chiamarsi treni, perché poi nelle stazioni che sono anche ferroviarie ci si confonde) tagliano la città più o meno in modo diretto, lui preferisce perdersi in incisi e controincisi proprio come gli piace andare a zonzo per le vie della sua città. Il libro è così anche una raccolta di ricordi della sua gioventù e del presente, lampi illuminanti un luogo o un non-luogo cittadino; il tutto annaffiato da qualche gioco di parole qua e là, perché in fin dei conti è sempre Bartezzaghi. E infine c’è la cosiddetta “metronovela”: varie scene da diffondere sugli ormai onnipresenti video nelle varie stazioni e che hanno come protagonisti un’improbabile coppia dai nomi Chuck&Dem, e una serie di comprimari di varie parti del mondo, i cui nomi sono in realtà espressioni dialettali milanesi. Io ne ho riconosciute meno di metà, ve lo dico subito.
Un libro strano, che non so quanto potrà interessare chi a Milano non ci vive, ma che ha un suo certo fascino.

Ultimo aggiornamento: 2015-06-13 22:03

_Towing Icebergs, Falling Dominoes, and Other Adventures in Applied Mathematics_ (libro)

[copertina] Una precisazione fondamentale. Questo (Robert B. Banks, Towing Icebergs, Falling Dominoes, and Other Adventures in Applied Mathematics, Princeton University Press 1998, pag. 328, ISBN 9780691059488) non è un libro di matematica ricreativa. Avrei anche qualche dubbio a definirlo un libro di divulgazione matematica. Lo è nel senso che dimostra come la si può usare per calcolare cosa succede nelle circostanze che possono o no capitare nella vita di tutti i giorni: perché un bravo golfista riesce a colpire una pallina e farla inizialmente salire con una parabola diretta verso l’alto, o cosa bisognerebbe fare per portare degli iceberg fino a San Francisco per aumentare la dotazione d’acqua potabile. Però il libro è più che altro una specie di testo ausiliario per un corso universitario: gli esempi portano sempre (“naturalmente”…) a equazioni differenziali se non addirittura integro-differenziali che non sono certo alla portata di tutti. Insomma, i casi sono due: o vi mettete a rifare tutti i conti e svolgere gli esercizi, oppure fate come me e gli date solo una scorsa fidandovi dei risultati e imparando parecchie curiosità.

_Gli enigmi di Mosca_ (libro)

[copertina]Nuova traduzione da parte di Vallardi di questa opera classica della matematica ricreativa (Boris A. Kordemsky, Gli enigmi di Mosca : Il grande classico con i 359 giochi matematici più belli del mondo [The Moskow Puzzles], Vallardi 2014 [1972], pag. 344, € 18, ISBN 9788867316182, trad. Angelo Mojetta). Boris Kordemsky, insieme a Yakov Perelman, è stato il più grande divulgatore matematico sovietico; la sua opera monumentale è del 1954, ma divenne nota in Occidente solo nel 1972, quando ne vene fatta una traduzione in inglese – supervisionata dall’onnipresente Martin Gardner – da cui è tratta anche questa traduzione.
Angelo Mojetta ha fatto un ottimo lavoro: ho confrontato la sua traduzione con quella originale Sansoni e per fortuna si vede la differenza: trentacinque anni dalla prima edizione sono tanti, e la lingua italiana è cambiata abbastanza, anche lasciando perdere gli anglicismi spesso inutili. da meritare un rifacimento generale del testo. Quelle che sono rimaste sono le illustrazioni originali, insieme naturalmente alle ambientazioni dei problemi: spesso il gioco in sé è un classico, ma già solo vederlo con gli occhi di chi viveva nell’Unione Sovietica e quindi trova naturale prendere un certo tipo di esempi. Buon divertimento!

Ultimo aggiornamento: 2017-08-04 15:10

_Pensieri degli anni difficili_ (libro)

[copertina] Questo libro (Albert Einstein, Pensieri degli anni difficili [Out of My Later Years], Bollati Boringhieri 2014 [1950, 1965], pag. 258, € 12, ISBN 9788833925318, trad. Luigi Bianchi) raccoglie vari brevi scritti non tecnici del grande fisico, composti tra il 1933 e il 1950 per un’opera pubblicata originariamente dall’Università Ebraica di Gerusalemme. Il contenuto è molto vario, e si può dividere in tre filoni principali, oltre ad alcune eulogie di colleghi e amici. Ci sono spiegazioni divulgative ad alto livello del percorso che lo ha portato a definire le teorie della relatività ristretta e generale; il loro interesse principale sta nel modo in cui Einstein spiega la sua linea di pensiero unificatrice, riguardando i principi della fisica classica da un punto di vista molto diverso da come vengono insegnati a scuola: più che fisica, insomma, fa (bene) filosofia della fisica. Poi ci sono gli scritti che potremmo definire etici: negli anni si vede la sua sempre maggiore preoccupazione per il nazismo prima e per la guerra fredda poi. Ho trovato interessante il fatto che non abbia mai dato un giudizio aprioristivamente negativo dell’economia comunista, pur avendo grandi dubbi sulla sua implementazione sovietica; d’altra parte era parallelamente preoccupato dalla concentrazione del potere economico statunitense in mano a poche persone (ricordiamoci che emigrò negli USA in piena Depressione…) Le sue idee per la creazione di un vero governo mondiale, ancora piu pressanti dopo l’uso della bomba atomica, sono sicuramente frutto di ottime intenzioni ma risultano a posteriori molto ingenue. Infine la parte che mi ha stupito di più: gli scritti sull’ebraicità. Einstein non era sicuramente credente, e credo non lo si possa nemmeno annoverare tra i deisti; ma sentiva comunque fortissima la sua identità come ebreo, membro di un popolo sparso tra le nazioni e sempre in pericolo: l’immigrazione in Palestina prima e la nascita di Israele dopo sono sempre stati guardati da lui con estremo interesse. In definitiva, un testo che dà da pensare.

_Torino un po’_ (libro)

[copertina]Valdo Fusi non era torinese di nascita (nacque a Pavia) ma lo era indubbiamente di adozione. In questa sua opera postuma (Valdo Fusi, Torino un po’, Mursia 1976, pag. 229) – morì improvvisamente poco dopo avere consegnato all’editore Mursia il manoscritto – Fusi racconta dell’architettura dela città sabauda, con particolare attenzione al barocco e un odio viscerale per tutti gli scempi che erano stati perpetrati nel dopoguerra. Chissà, forse è per nemesi storica che il piazzale a lui intitolato è stato sventrato per un parcheggio sotterraneo coronato da un edificio di rara bruttezza.

Ho trovato il testo un po’ ripetitivo. Sicuramente non è pensato per chi di architettura ci mastica un po’, nel senso che i giudizi sono molto impressionistici: devo però dire che lo stile, e i riferimenti esterni vari sono molto interessanti. Molto utili sono poi le schede finali, aggiunte dalla vedova Edoarda dopo averle ripescate tra le carte del marito. Per i curiosi, il piccolo editore torinese Riccadonna ha ultimamente ristampato il testo che altrimenti è rintracciabile – a fatica – solo in biblioteca.

_Writing on the wall_ (libro)

9781620402849 Qual è stato il primo “muro” della storia, dove ognuno scriveva le proprie cose lasciandole disponibili a tutti? Probabilmente l’antica Pompei, o perlomeno – causa eruzione del Vesuvio – ce li siamo trovati lì a disposizione per capire come comunicavano gli antichi romani. La tesi di base di questo libro (Tom Standage, Writing on the Wall : Social Media – The First 2,000 Years, Bloomsbury 2014, pag. 288, Lst 11,99, ISBN 9781620402856) è che la gente ha sempre voluto comunicare, non solo faccia a faccia ma anche se separati dallo spazio o dal tempo, e che gli “old media” – stampa, radio e tv – sono in effetti una semplice parentesi di un secolo e mezzo nel modo in cui le notizie si propagano, e quindi non sono davvero così vecchi. Dopo il primo capitolo in cui espone questa tesi Standage parte con una carrellata storica che inizia da Cicerone – un lettore, e non solo uno scrittore, compulsivo! – per arrivare ad accennare a quello che succede oggi. Spesso le sue tesi sono un po’ forzate, anche perché dobbiamo sempre ricordarci che chi scambiava informazioni in passato era una ristretta élite a differenza di oggi. Poi, da buon italiano, trovo che manca un capitolo sulle pasquinate; a parte l’antichità il libro è infatti molto sbilanciato su quello che è successo in Gran Bretagna, Francia e USA. Però leggendo il libro si scoprono cose interessanti, come il fatto che prima della rivolta del tè ci fu una rivolta per le tasse sulla stampa e che Lutero sfruttò pesantemente i social media dell’epoca per contrastare i testi ufticiali di Roma, ma che proprio quella liberalizzazione portò alla parcellizzazione del protestantesimo. La lettura è di sicuro interesse per tutti i curiosi che vogliono rileggere la storia da un punto di vista un po’ diverso.

Ultimo aggiornamento: 2015-05-17 19:42

_The Science of Discworld IV_ (libro)

9780091949808Quarto – e presumibilmente ultimo… – volume della scienza del mondo disco, questo libro (Terry Pratchett, Ian Stewart, Jack Cohen, The Science of Discworld IV : Judgement Day, pag. 324, Lst. 7,99, ISBN 978-091-94980-8) mi ha un po’ deluso. La ragione è presto detta: mentre i libri precedenti spiegavano ciascuno un tema ben specifico – rispettivamente lorigine dell’universo,la nascita delle cultuhre e la teoria darwiniana dell’evoluzione – in questo caso non vedo un tema vero e proprio, ma più che altro un aggiornamento di quello che era stato scritto in precedenza. Questo porta i due – Pratchett come sempre si limita alle paginette della storia del Discworld che fa da cornice e spunto alle spiegazioni scientifiche – a essere molto più aneddotici, e fin qui nulla di male; ma li porta anche a spingersi a volte un po’ troppo oltre la scienza. Prendiamo per esempio la loro refutazione del principio antropico. Non ci sarebbe stato nulla di strano se avessero parlato del principio antropico forte, quello per cui l’universo è fatto così perché è fatto per noi; ma hanno scientemente aggiunto al mucchio il principio antropico debole, quello che dice che l’universo è fatto così perché siamo noi a poterlo vedere e non afferma nulla su altri possibili universi: gli è insomma piaciuto giocare facile. In definitiva, se non siete dei completisti forse vi conviene leggere gli altri tre volumi e tralasciare questo.

Ultimo aggiornamento: 2015-05-09 22:30

_Superfici ed essenze_ (libro)

[copertina] Del contenuto originale dell’ultimo libro di Hofstadter e Sander (Douglas Hofstadter ed Emmanuel Sander, Superfici ed essenze : L’analogia come cuore pulsante del pensiero, Codice Edizioni 2015, pag. 623, € 40, ISBN 9788875785260) ne ho già parlato quando uscì un’edizione originale; un’opera monumentale in cui gli autori spiegano perché a loro giudizio noi impariamo a conoscere il mondo e a pensare grazie all’analogia. Mi limito quindi a parlare della sua traduzione, riprendendo quanto scritto da Hofstadter nella prefazione all’edizione italiana.
Perché ho scritto UN’edizione originale, usando l’articolo indeterminativo? Semplice. Il testo originale è stato scritto contemporaneamente in inglese e in francese, e quanto scritto inizialmente in una lingua influenzava quello che veniva ri-scritto nell’altra. Ma usare una lingua oppure un’altra influenza come si scrive il testo, senza contare che anche la diversità della cultura (americana e francese) richiedeva a volte esempi diversi e infine che alcune sezioni, come quella degli “errori di sbaglio” pronunciati involontariamente, dovevano necessariamente essere pensate in una specifica lingua. Nor era dunque possibile una traduzione standard: per ciascuna sezione si è dovuto verificare qual era la versione linguistica originale più vicina a quello che poteva provare un lettore italiano, e in certi casi si è direttamente riscritto il testo à l’Hofstadter&Sander. La speranza è che come nelle edizioni originali non si sa quali siano i contributi di ciascun autore così nella traduzione italiana non si capisca quali siano le parti non tradotte ma adattate.
Termino con un easter egg. L’esempio che apre il capitolo 7 parla di un bambino di nome Jacopo. Nella traduzione in genere si è scelto di lasciare in lingua originale i nomi di persone davvero esistenti, e di rendere in italiano quelli che invece erano usati come esempio; ma in questo caso Jacopo è proprio mio figlio, che nel periodo in cui stavo traducendo il libro fece esattamente quell’affermazione mentre mi stavo facendo la barba (e aveva proprio quell’età!).

Ultimo aggiornamento: 2015-05-07 07:14