Nell’attesa della privatizzazione dell’acqua, Amiacque, l’azienda idrica delle province di Milano, Monza, Lodi e Pavia, sta facendo una spietata pubblicità in tutti i media. L’ultima sua proposta è quella di installare distributori condominiali di acqua refrigerata e gassata, per la probabile gioia di chi potrebbe scendere in cortile a fare la scorta invece che portarsi in giro le bottiglie.
Non ho dubbi sulla qualità dell’acqua potabile (è sempre molto più controllata delle acque minerali…), ma ho forti perplessità sulla logica di quanto scritto nell’articolo. Cito: «La nostra acqua viene prelevata da 750 pozzi a 35-40 metri di profondità – spiegano i tecnici dell’ azienda -. Quando non è potabile (solo nel 55 per cento dei casi) viene usato il carbone attivo per renderla tale senza aggiunta di agenti chimici».. Martedì scorso avevo letto l’articolo sul dorso milanese del Corsera, quindi garantisco che era proprio così. Ma avete presente che il 55% è più di un caso su due? Come fate a scrivere “solo il 55 per cento dei casi”? Evidentemente no, visto che è stato scritto. Certo, posso dire “lavoro solo quattro giorni la settimana” (il 57%), ma qui si sottintende che in genere si lavora cinque o sei giorni la settimana; riportato al nostro articolo di giornale, si evince che in genere l’acqua italiana non è affatto potabile, e che in Lombardia bisogna ancora baciarsi i gomiti per la fortuna che si ha.
Ultimo aggiornamento: 2009-12-04 07:00