Leggo da cfdp (che cita Sofri il giovane) che una clausola del Contratto con i Candidati del Piddì direbbe che i candidati devono partecipare alle spese della campagna elettorale con un contributo dai 30000 ai 50000 euro.
Boh, ricordo quando ero ragazzo che ad esempio gli eletti nel PCI dovevano versare al Partito metà dello stipendio da parlamentare, qua mi pare che si cerchi di anticipare il tutto perché non si sa mai, basta un Dini o un Mastella qualunque e bisogna iniziare da capo.
Ciò detto, e lasciata da parte la battuta obbligatoria “ma guadagnano poi così tanto, per permettersi un simile esborso”, ho un paio di domande retoriche.
La prima è facile: ma c’è una clausola “soddisfatti o rimborsati”? Perché qua si sa come vanno le cose, col Porcellum se non sei in posizione giusta non sarai mai eletto. Ma immagino che almeno per le riempitive in fondo lista la clausola non ci sia.
La seconda è un po’ più complicata. In Italia i partiti ricevono un rimborso elettorale proporzionale al numero di voti ottenuti. Nella mia ingenuità, pensavo che fossero quelli i soldi per le spese, senza doverli chiedere ai candidati. Invece no, a quanto pare. Eleggere costa, soprattutto quando tanto i nomi non contano nulla (e dire che la ragione principale per cui tutti sono ufficialmente felici del Porcellum è che così i costi della campagna elettorale si riducono…)
A questo punto però istituzionalizzerei il pagamento del pizzo al partito: la generosissima prebenda dei nostri rappresentanti viene suddivisa a monte in una quota che resta al rappresentante e nel resto che viene consegnato al partito a cui afferma di appartenere. Costo ulteriore per la collettività: zero. Vantaggi? il parlamentare italiano guadagnerà lo stesso, visto che non deve pagare la tassa di candidatura, ma potrà dimostrare che non guadagna poi così tanto. Semplice, no?
Ultimo aggiornamento: 2008-03-08 13:15