Archivi categoria: politica

domanda affermativa

Cito (via voglioscendere) una parte del testo con cui il nostro PresConsMin di sua propria mano ha accompagnato la querela al gruppo editoriale l’Espresso per le famigerate “dieci domande” che tutti i giorni appaiono su Repubblica.
«Il lettore è indotto a pensare che la proposizione formulata non sia interrogativa, bensì affermativa ed è spinto a recepire come circostanze vere, realtà di fatto inesistenti.»
Traduciamo dal legalese in italiano: secondo i silvioavvocati, anche in cima alla lista ci sia scritto “Dieci domande” e che ciascuna delle frasi termini con un punto interrogativo non significa nulla: i telespettatori medi – quelli che in tempi non sospetti il signor B. definì “undicenni neppure troppo intelligenti” – non si accorgono della cosa e pensano che quelle siano delle realtà vere e proprie. Mi domando se l’undicenne italiano sia così poco sveglio: ma se lo dice Lui allora dev’essere vero.
E adesso non venitemi a dire che Berlusconi avrebbe potuto semplicemente rispondere alle domande e farla finita lì, ché tanto non è sotto giuramento e comunque può sempre spergiurare di essere stato frainteso. Io sono ragionevolmente convinto che la querela sia stata fatta solo e unicamente perché il PresConsMin ha visto troppi film e vuole avvalersi della facoltà di non rispondere :-)

Ultimo aggiornamento: 2009-08-29 07:00

Videocracy

C’è questo “documentario creativo” di Erik Gandini (nato e cresciuto in Italia, ora vive in Svezia) che racconta di trent’anni di un grande “esperimento televisivo” avvenuto in Italia. Che il sottotitolo sia “Silvio Berlusconi”, non c’è nemmeno bisogno di dirlo.
C’è questo trailer (due minuti e dieci, tante donne nude, qualche immagine di Silvio vestito, mai accoppiate nello stesso frame o in frame vicini) che non vedremo in tv: Mediaset, o meglio Publitalia, l’ha rifiutato dicendo che vedevano film e trailer come attacco alle tv commerciali; non posso dare loro tutti i torti. E la Rai?
Secondo Repubblica, la casa distributrice ha ricevuto una lettera in burolegalese di cui viene dato uno stralcio. Purtroppo non ho trovato la lettera originale, e il testo della Maria Pia Fusco che accompagna il virgolettato sembra uno dei miei post scritti mentre sto facendo tre altre cose; quindi non posso garantirvi la correttezza. Ve lo lascio comunque per il vostro sollazzo: “dato il proprietario delle reti e alcuni dei programmi «caratterizzati da immagini di donne prive di abiti e dal contenuto latamente voyeuristico delle medesime si determina un inequivocabile richiamo alle problematiche attualmente all’ordine del giorno riguardo alle attitudini morali dello stesso e al suo rapporto con il sesso femminile formulando illazioni sul fatto che tali caratteristiche personali sarebbero emerse già in passato nel corso dell’attività di imprenditore televisivo»”.
Io non so chi di voi abbia mai usato la parola “latamente”. A parte questo, raducendo in italiano il tutto direi che il risultato è più o meno “dal trailer non solo sembra che il PresConsMin sia un puttaniere, come sono in tanti ad affermare in questo momento; ma che lo sia stato in tutti questi decenni”. Onestamente, è possibile, oserei quasi dire probabile, che il film presenterà una tesi del genere; ma dal trailer io non me ne sono proprio accorto. Solo che in Rai sono tutti amici del giaguaro, e quindi avranno pensato che è meglio non fare nemmeno sapere che un film del genere esista; meglio perdere un po’ di soldi rifiutando di far passare il trailer.
Purtroppo la possibilità più semplice per rifiutarlo “ci sono troppe donne nude” se l’è giocata già da troppo tempo :-)

Ultimo aggiornamento: 2009-08-27 13:18

Chi sono i discriminati?

Uno dei tanti miei sogni nel cassetto è quello di riuscire finalmente a far insegnare seriamente la matematica a scuola. Vorrei tanto creare una congrega sovrannazionale di matematici – il problema mica è solo italiano – che verifichi l’abilità didattica dei professori; e vorrei poi costringere lo Stato italiano ad assumere solamente quei professori in grado di appassionare alla materia gli studenti: naturalmente agli stipendi ci penserà Brunetta, visto che fanno un lavoro per la nazione, però almeno tra una dozzina d’anni avremo una popolazione un po’ meno innumerata di adesso.
Essendo i miei ventun lettori notoriamente intelligenti, hanno sicuramente capito dove voglio andare a parare. Dal mio personale punto di vista l’ora di religione non è affatto un problema (Leo può stare tranquillo, non gli voglio togliere il posto). Chi la vuol fare la fa, sperando che si trovi un professore bravo. Chi vuol fare l'”ora alternativa” la fa, sperando che si trovi un professore bravo. Chi non vuole fare nulla non fa nulla, e la sua vita non cambia. Il problema per me è che se c’è una materia insegnata a scuola e l’istruzione è pubblica, allora è lo Stato che deve decidere chi la insegna, non qualcun altro.
Detto questo, la polemicuccia ferragostana personalmente mi pare davvero ridicola, e tra l’altro mal spiegata (ci è cascato anche leonardo, che però insegnando alle medie è forse più giustificato). I professori di religione o di materia alternativa continueranno a dare i loro voti, ma semplicemente non decideranno sulla sorte complessiva dello studente. Non so se aumenterà leggermente il numero di bocciati, o detto in altro modo se il professore di religione e quello “alternativo” abbiano così tanto potere: mi sa di no, un po’ per la scarsa considerazione in cui sono tenuti quegli insegnanti e un po’ perché oggettivamente non è la materia più importante del corso di studi. La sentenza del Tar dice semplicemente che c’è una discriminazione tra chi segue religione oppure l’ora alternativa e chi invece preferisce non fare nulla e quindi non ha un avvocato difensore in più; la cosa è tecnicamente verissima e immagino non potessero fare nulla di diverso, salvo al limite suggerire di rendere obbligatoria l’ora alternativa. Peccato che qua da noi non si possa battere ciglio su certe materie :-(

Ultimo aggiornamento: 2009-08-13 09:49

Salari ingabbiati

I casi sono due. O la boutade estiva dei salari differenziati per regione serve per gli scopi fatti intuire da Maramotti nella sua vignetta di ieri, oppure sono giusto polverone che la Lega ha sparso per coprire il suo vero scopo: differenziare i salari dei dipendenti pubblici. Nel privato la differenza c’è già, non foss’altro che perché la contrattazione aziendale è molto più forte al nord; lo stipendio nella funzione pubblica invece è al momento per definizione uguale ovunque. Epperò…
Considerando che non penso sia costituzionale fare concorsi pubblici su base regionale, e considerando che comunque non possono vietarti di prendere la residenza in un’altra regione, come può ragionevolmente finire la cosa? Il lavoratore viene a nord, vince il concorso, e dopo un po’ chiede il ritorno al sud. Non possono decurtargli lo stipendio ad personam (non ci sarebbe un'”indennità nord”, ma proprio uno stipendio diverso), quindi tornerebbe giù con uno stipendio più alto. Tradotto in altri termini: i più furbi guadagneranno di più.
Mi resta solo da capire se i legaioli ci sono arrivati da soli.

Ultimo aggiornamento: 2009-08-12 12:46

Guzzantone e cadreghino

Lascio più che volentieri ad altri il discettare sui problemi sessual-erettivi. Io personalmente trovo molto più interessante un altro punto dell’ultimo sfogo di Paolo Guzzanti: la sua spiegazione di perché non si è dimesso.
Intendiamoci: è verissimo che per la Costituzione italiana ogni parlamentare rappresenta solo e unicamente sé stesso. Ma è anche vero che il Porcellum non ci permette di scegliere nessuno, quindi il dettato costituzionale è già virtualmente invalidato. Ma soprattutto, anche se è vero che «per prassi consolidata le Camere NEGANO in linea di principio il voto favorevole alle dimissioni» se non in casi eccezionali, è anche vero che l’attuale maggioranza non ci penserebbe due volte su a sovvertire il principio, quindi non sarei così certo dell’affermazione guzzantesca «io avrei potuto fare il beau geste che sarebbe tanto piaciuto ai miei nemici, di proporre le mie dimissioni, per vedermele regolarmente respinte come da manuale» non è poi un teorema così certo.
Però Guzzanti riesce a dirlo molto bene, vero? ;-)
P.S.: non c’entra nulla, ma devo dire che da quando aprì il sito Guzzanti è riuscito a crearsi un suo stile, dai titoli wertmülleriani ai commenti con risposta puntuale in grassetto. Da questo punto di vista, un’ottima prova giornalistica.

Ultimo aggiornamento: 2009-08-05 14:12

attenti all’ordine!

Oggi il Presidente della Repubblica ha promulgato il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 78 del 2009, “recante provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali”, come ci spiega il sito del Senato.
Contestualmente o quasi, il Presidente della Repubblica ha emanato il decreto-legge correttivo della legge suindicata. Napolitano ha dovuto fare molta attenzione all’ordine in cui ha firmato – anzi, prego notare la finezza dei verbi: una legge si promulga, un decreto si emana – per evitare che la Cronopolizia venisse a fare storie perché era in vigore una modifica a qualcosa che non esisteva; ma non poteva fare aspettare troppo tempo, altrimenti qualche furbetto del codicillo si sarebbe intrufolato nell’interregno.
Siamo arrivati a un nuovo minimo storico persino per il nostro parlamento: si approva una legge sapendo che è sbagliata ed è da correggere mentre la si porta alla controfirma. (Occhei, c’è chi dice che “il Governo ha ascoltato il Parlamento”. Ma stiamo parlando di Gasparri.) Una persona ingenua avrebbe potuto chiedersi perché mai la legge non è stata modificata direttamente a Palazzo Madama; la risposta ovviamente è che facendo così sarebbe dovuta ritornare alla Camera, e i deputati se ne stavano già a godersi le meritate ferie. Una persona forse ancora più ingenua avrebbe potuto chiedersi come mai, se il decreto legge originario era del primo luglio e la Camera l’ha approvato con modificazioni il 28 luglio, queste modifiche non erano staste messe subito. La risposta è semplice: come ho già scritto più volte, il governo Berlusconi IV non solo lavora per decreti legge e ddl di iniziativa governativa, ma non fidandosi della sua maggioranza bulgara non si perita di chiedere la fiducia a ogni piè sospinto, previo singolo maxiemendamento preparato evidentemente in fretta e furia senza valutarne le conseguenze.
Il tutto esacerba un’altra pessima abitudine italiana, quella delle leggi che contengono tutto e il contrario di tutto. Qualcuno deve aver pensato che visto che abbiamo troppe leggi conviene promulgarne di meno; ma in pratica non cambia nulla, visto che nella stessa legge possiamo trovare ad esempio norme anticrisi e rifinanziamento delle missioni militari italiane, oppure trovare strani emendamenti (quando non viene chiesta la fiducia) che non c’entrano nulla col testo della legge cui sono applicati ma aggiungono lacciuoli o prebende sperando che almeno per un po’ nessuno noti la cosa. E mi sa che sia questa la vera ragione per cui si lasciano le cose in questo modo: è un peccato, perché altrimenti sarebbe più semplice riuscire a fare delle leggi coerenti e non errate a priori come adesso. Lo so, non succederà. Lasciatemelo però chiedere.

Ultimo aggiornamento: 2009-08-03 16:37

teatrino ceppalonide

In questi giorni qualche bloggher si è messo a sparlare di Clemente Mastella per questa intervista su Repubblica, dove il neo-eurodeputato si lamenta perché la diaria è solo di 290 euro. Seguono annessi e connessi, frizzi e lazzi.
Naturalmente io non ci credo neppure per un momento che Mastella non sapesse che da questa legislatura gli stipendi a Bruxelles non sono più parificati a quelli nazionali, ma sono uguali per tutti: e d’altra parte Mastella è stato votato, visto che le preferenze alle Europee ci sono ancora.
E poi, scusate, perché l’ex Guardasigilli sarebbe andato a farsi intervistare per un giornale che ce l’ha con lui? su, è tutto un teatrino: volete cascarci sempre?

Ultimo aggiornamento: 2009-07-17 08:00

Uno stato, due monete

La provocazione su noiseFromAmerika è tristemente divertente: avere due monete diverse all’interno dello stato Italiano. Al nord si continuerebbe a usare l’euro, mentre nel centro-sud (e per il debito pubblico…) si tornerebbe alla lira, libera di svalutarsi.
Inutile dire che un’idea del genere è irrealizzabile, e l’articolo di Pizzati spiega semplicemente che qualunque cosa facciamo (vendere tutto il patrimonio pubblico oppure uscire dall’euro) non serve sostanzialmente a nulla. Vi invito però a guardare le due tabelline in alto, quella dello storico decennale diviso per trimestri e di quanto è successo all’inizio del 2009. Come si può notare, le entrate – calcolate rispetto al PIL, quindi scontando inflazione e recessione – sono più o meno costanti, anzi addirittura leggermente migliori; quelle che sono aumentate sono le spese, cresciute di ben tre punti percentuali. Se fate un rapido conto, significa che sono maggiori di quelle dell’anno scorso (trimestre preelettorale, quando si sa che il governo cerca sempre di dare le ultime prebende…) anche al netto dell’inflazione, e lasciamo stare il PIL che crolla (tanto fabbriche lo Stato non ne ha più, quindi non può certo tagliare quelle spese). Il tutto senza nemmeno un piano di stimoli all’economia, nel qual caso si sarebbe potuto dire “vabbè, sappiamo dove sono stati spesi i soldi” (bene o male che siano stati spesi)… o forse qualcuno pensa che sia la Social Card a fare tutta quella differenza?
Ecco, la mia preoccupazione sullo stato dell’economia italiana è riassunta da quelle due tabelline.

Ultimo aggiornamento: 2009-07-17 07:00