Archivi categoria: pipponi

librerie che non ci saranno

Tra i miei ventun lettori ce n’è uno che lavorava in una libreria che adesso non c’è più. Ma non è certo l’unica libreria che chiude, come si può leggere da Francesca che parla di KoLibri a Bolzano.
In questo caso non possiamo parlare dell’anonimità della libreria, che da quanto leggo era anzi fortemente connotata. Non so quanto la mia analisi possa avere un senso, ma il mio sospetto sia che la crisi delle librerie non abbia un’unica causa. Da un lato il mercato editoriale si è sempre più diviso in pochi titoli che vendono tantissimo e molti che vendono pochissimo. Va a finire che i “lettori deboli”, quelli che se vedono più di cinque libri su uno scaffale si preoccupano degli effetti collaterali possibili, si fiondano sulla prima categoria e se la comprano al supermercato. Per i “lettori forti”, il tempo a loro disposizione per leggere si è molto ridotto, lo vedo sulla mia pelle. Inoltre proprio l’aumentare del materiale a disposizione rende difficile anche solo scegliere, e spesso si passa al digitale perché comunque più semplice da gestire (almeno per la narrativa: sui libri tecnici non è proprio la stessa cosa) e soprattutto da trovare. Non si potrà mai più avere una libreria aggiornata, non ci sarebbe lo spazio fisico disponibile.
D’altra parte un libraio, per quanto appassionato sia, non potrà nemmeno sapere tutto su tutti i libri, cosa che potrebbe davvero fare la differenza: di nuovo, c’è troppa roba in giro. Quello che un libraio può (forse) fare è il lievito, il punto di aggregazione; ma questo significa che la libreria non è più pura, ma viene “contaminata” (e a me fa ridere chi vede come uno scempio l’avere una caffetteria all’interno di una libreria: mi sembra molto meglio che trovarci gadget di tutti i tipi). Poi sarebbe bello poter avere dei monitor a disposizione per poter sfogliare virtualmente libri elettronici (con tutte le filigrane che volete: sfogliare e leggere sono due cose distinte), e vedere le recensioni dei clienti. Certo, sono tutte cose che si possono fare a casa davanti al proprio pc: ma secondo me se ci puoi aggiungere due parole con qualcuno ti viene più voglia di farlo.
Ma ho il sospetto che visto il mio fiuto per gli affari una cosa del genere non funzionerebbe mai… :-(

Ultimo aggiornamento: 2013-11-05 11:43

bugie, sì. Però…

Ieri Alessandro Gilioli si è lamentato, sul suo blog, dell'”ultima bugia di Finocchiaro”, a proposito della legge elettorale.
Lungi da me difendere l’onorevole Finocchiaro. Del resto, sono perfettamente d’accordo con Gilioli quando afferma del sistema elettorale spagnolo «Ripeto: non produce un effetto diverso dal Porcellum, perché resterebbero – con i rapporti di forza attuali, così come con quelli usciti dalle ultime elezioni – tre forze più o meno equivalenti in termini di seggi, due delle quali si devono poi alleare tra loro per fare una maggioranza.» Quelli sono fatti: anche con il Mattarellum avremmo avuto un risultato simile, al limite più frastagliato anche alla Camera.
Quello che non sono proprio riuscito a capire è il passaggio logico che lo porta a concludere che «l’unico sistema democratico per avere una maggioranza politica non fondata su un’alleanza tra due delle tre forze è quello francese: o uno simile, comunque con il doppio turno»: soprattutto se seguito da «A meno che naturalmente non si cloni anche al Senato il super premio di maggioranza che il Porcellum prevede alla Camera, ma sarebbe una soluzione poco democratica, che di fatto porta al potere una minoranza». Anche il doppio turno – che pure è il sistema che preferisco – porta al potere una minoranza. Ricordate le elezioni repubblicane francesi con il ballottaggio Chirac-Le Pen? Quant’era la percentuale di persone che voleva davvero Chirac? Poi in una situazione come quella di quest’anno probabilmente beppegrillo(tm) non avrebbe fatto votare nessuno dei due candidati al ballottaggio, mentre i simpatizzanti degli altri due poli avrebbero votato un pentastellato se il loro candidato non fosse passato, e quindi il risultato finale sarebbe stato comunque frammentato (beh, col doppio turno alla francese avremmo probabilmente avuto molti collegi con tre candidati al ballottaggio, a dire il vero, e non so che sarebbe successo). Insomma, Gilioli pecca del voler dare forma al parlamento per mezzo della legge elettorale.
(p.s.: perché poi non si è detta una parola contro il Vero guaio del Porcellum, cioè l’impossibilità di scegliere il proprio candidato nella lista? Certo, il doppio turno alla francese è fatto di collegi uninominali e quindi il candidato lo scegli assieme alla lista; ma non è un obbligo del doppio turno, soprattutto all’italiana…)

Ultimo aggiornamento: 2013-10-18 07:00

Funerali

Io non ho nulla contro il fatto che a Erich Priebke sia stato fatto un funerale. Quello che non ho capito è perché non si sia detto “partecipino venti persone al massimo, in un posto scelto senza che costoro sappiano in anticipo dove”.

Ultimo aggiornamento: 2013-10-15 19:33

Amazon e le carte di credito

Stamattina ho comprato da Amazon un registratore digitale per conto di Anna. Per complicarmi la vita, ho prima fatto un nuovo account, e poi ho acquistato il tutto, con spedizione e fatturazione a nome suo. La mia carta di credito però è sempre la stessa, naturalmente.
Bene, non mi è mica stato chiesto il numerino di sicurezza…

Ultimo aggiornamento: 2013-10-11 15:31

PIAAC

Mi sa che dovremmo imparare anche questa nuova sigla, pur più complicata del buon vecchio PISA. L’acronimo sta per Programme for the International Assessment of Adult Competencies, programma per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti. Insomma, non misura quanto sanno i nostri figli, ma quanto sappiamo noi.
Il primo report OCSE è appena stato pubblicato: ne parlano con dovizia di particolari lavoce.info e Noise from Amerika. In pratica non solo siamo sempre tra l’ultimo e il penultimo posto nelle competenze linguistiche e matematiche, ma questo vale in genere per tutte le fasce d’età: non solo i più anziani, ma anche per dire i sedicenni e i venticinquenni. Il fatto è che se anche le competenze vengono date dalla scuola, se poi non le si usa le si perde: e questo significa che noi italiani non le coltiviamo, ma soprattutto che chi dovrebbe aiutare la gente a coltivarle non lo sta facendo (e qui mi metto anch’io nel mio piccolissimo: proprio stamattina mi è stato fatto notare in un altro contesto che avevo scritto cose troppo complicate e che potevano essere fraintese, e ho dovuto rimettere mano a quel testo). Questi risultati mi fanno paura.
P.S.: Mentre sto scrivendo questa notiziola, c’è un microscopico link anodino sulla homepage di Repubblica, zero sulla Stampa, zero sul Corriere, zero sul Messaggero, zero sul Giornale, zero su Libero, zero sul Fatto Quotidiano. Al limite si accenna alla frase del ministro Giovannini che ha affermato che gli italiani sono inoccupabili, cioè ci si sposta dai fatti al teatrino della politica. È un caso? Noi delle notiziole di .mau. pensiamo di no.

Ultimo aggiornamento: 2013-10-10 12:39

Vajont

Che oggi sia il cinquantenario della strage del Vajont l’avete sentito tutti. Penso anche che quasi tutti si ricordino il fantastico spettacolo di Marco Paolini. Però non so quanti abbiano mai sentito parlare del libro di Edoardo Semenza “La storia del Vajont”: io per esempio ne ho scoperto l’esistenza solo ieri, leggendo questo lungo e dettagliato post di Federico Ferrero. Consiglio a tutti di prendervi un quarto d’ora e leggerlo.
Semenza è il figlio del progettista della diga, che morì improvvisamente nel 1961. Geologo, scoprì negli anni ’50 i segni di un’antica frana sul monte Toc (che non ha nulla a che fare con la frana che causò la strage). Il libro venne scritto per confutare alcune delle tesi portate da Paolini nel suo spettacolo, e quindi difendere la memoria di suo padre. Leggendo il testo di Ferrero – che non prende le parti di nessuno dei resoconti – ho scoperto che non può essere vero che si stesse cercando di avere la diga piena per ottenere più soldi per la nazionalizzazione: il prezzo pagato alla Sade dipendeva dalla media del valore delle azioni negli ultimi tre anni. La mia sensazione (a pelle, non sono certo un geologo) è che il successore di Semenza a capo delle opere si spaventò per i primi movimenti a Erto e decise di abbassare il volume d’acqua dell’invaso troppo in fretta, creando uno scompenso che ha aggravato la situazione. Certo che una frana che si muove a 20-30 metri al secondo (cioè 70-100 chilometri all’ora) è una cosa poco prevedibile, ed è un miracolo che la diga abbia sostanzialmente retto a una forza d’urto dieci volte superiore a quella prevista.
Resta naturalmente il punto di fondo. Quella frana non la si poteva prevedere. Ma che la montagna fosse franosa lo si sapeva. E allora perché hanno voluto continuare a costruire la diga, anzi più alta che nel progetto originale?

Ultimo aggiornamento: 2013-10-09 10:29

Che hanno fatto di male?

Ieri sera, tornato a casa, ho perfidamente chiesto ai miei quattrenni “allora, avete mangiato tutto a pranzo a scuola?” Jacopo, sfrontato come al solito, ha replicato “io non ho mangiato niente!” “Nemmeno la banana?”, commento io: “la banana sì!”. Cecilia, incredibilmente, mi ha detto che aveva mangiato un cucchiaio di pasta (grano saraceno con crema di zucca e zucchine) e tutto il “formaggio” (insalata di tofu: immagino che la salsa di soia, che a lei piace, sia stata sufficiente per non accorgersi di quello che le era stato propinato).
Sì: ieri, in occasione della Giornata mondiale vegetariana – ne parlavo qui – MilanoRistorazione ha deciso di fare un menù vegano. Sì, vegano, nemmeno vegetariano. Ecco il loro reboante comunicato stampa, da cui potete anche scaricarvi il volantino; scoprirete così che ci sarà un menù mediorientale, uno per celiaci, uno siciliano e uno greco. Il tutto “per far conoscere gli stili alimentari”: chissà perché manca allora un menu carnivoro fatto seriamente (gli hamburger con le patate fritte non valgono)…

Ultimo aggiornamento: 2013-10-02 16:32

Giornata mondiale della traduzione

[Quanti traduttori ti sei portato a letto?]
Sandra Biondo è stata una tra le tante persone che mi ha ricordato che oggi (30 settembre, san Girolamo) è la Giornata Internazionale della Traduzione. Forse non è inutile ricordare che la giornata di oggi è stata scelta proprio perché si festeggia san Girolamo, che tradusse per la prima volta la Vulgata in latino: un lavoraccio, insomma.
Come probabilmente sapete, io sono un traduttore imbucato: tecnicamente si può dire che faccia parte della categoria, in pratica non è certo il mio lavoro. Quello che però ho provato sulla mia pelle è che tradurre non è affatto semplice, perché un buon traduttore deve essere invisibile. È infinitamente più semplice prendere un testo in inglese e riscrivere gli stessi concetti in italiano; peccato che quello che deve fare un traduttore è scrivere la stessa cosa.
Ecco il motivo per cui nelle recensioni dei libri tradotti che leggo specifico sempre come ho trovato la traduzione: oltre che perché è doveroso ricordare anche il traduttore, è giusto indicare sia quando lo si trova bravo che quando non è così, proprio per rispettare quella parte – spesso ben poco pagata – del lavoro che vi state portando a letto. Ricordatevene :-)

Ultimo aggiornamento: 2013-09-30 13:36